#SergioBonelliEditore / Il DYLAN DOG di Tiziano Sclavi: JOHNNY FREAK – Un uomo buono

Filippo Garofalo

Sono appena tornato da Londra.

Arrivo, dunque, un po’ in ritardo al mio terzo appuntamento con Dylan. Nel frattempo rifletto su quale avventura sovrannaturale e folle mi aspetterà questa volta. Imbarazzato e un po’ frettoloso mi do una sistemata e mi accingo ad incontrarlo, ignaro della sorpresa che mi aspetta. L’Indagatore dell’Incubo, infatti, non è da solo stavolta. Ha portato un amico, molto speciale. Me lo presenta.

Piacere di conoscerti, Johnny”.

“GNNH.”

Non capisco, ma faccio finta di niente. E qui Dylan inizia a raccontare. Mi chiede se sia pronto. Di prepararmi, perchè non sarà facile. Mi dice di aver incontrato Johnny nella sua avventura n.81. La sua storia ha inizio in una cantina. Un incendio. Un cane.

Johnny è sordomuto (durante la nostra chiacchierata rimane in silenzio, limitandosi ad annuire con la testa), ha entrambe le gambe amputate e una famiglia molto problematica. Mano a mano che ascolto Dylan mi aspetto da un momento all’altro la comparsa di qualche elemento divino o macabro. Non arriva. Solo dopo realizzo che questa storia sarà molto diversa dalle altre narratemi, giocherà su fronti differenti. Si tratta di una storia commovente, in cui il tragico si unisce all’orrore della natura umana. Un’avventura che ha devastato lo stesso Dylan facendogli esternare tutta la compassione e amore possibile nei confronti del prossimo.

Al chè Johnny ferma il racconto e mugugna qualcosa, cerca di esprimersi. Non riuscendoci, decide di disegnarlo su un foglio. Finito, me lo consegna. Vedo due bambini e una nazione, l’Inghilterra.

“Siete tu e tuo fratello?”

“GNNO… Schhtoia Vera”.

Dopo qualche tentativo capisco che Johnny mi vuol dire che è tutto vero, realmente esistito. La sua storia ha qualche modifica ma mi fornisce un articolo che condivido con voi e potrete leggere qui. Dylan prosegue il racconto e mano a mano che va avanti i miei occhi si spalancano sempre di più dinanzi a cotanta sofferenza e struggente tristezza. Mi dice che stavolta il trio composto da Mauro Marcheselli, Tiziano Sclavi e Andrea Venturi l’ha messo di fronte ad una sfida inaspettata, molto più difficile di tutto quello che avesse affrontato fino a quel momento. Non era pronto ad affrontare un freak così spaventoso e rivoltante come l’uomo.

Gli tornano in mente molti ricordi. Il primo incontro, la prima volta che ha sentito suonare Johnny con il suo clarinetto o quando scoprì la sua naturale inclinazione all’arte. Lo vedo commuoversi e stringersi un po’ su sè stesso, quasi cercandosi di consolare. Teme di non aver fatto abbastanza. Si volta verso Johnny, ma lui non c’è più. Se n’è andato, lasciandosi alle spalle un ricordo bellissimo, una vita che, seppur breve, è stata degna di essere vissuta anche solo per sapere che gli uomini buoni esistono.

Su queste note, io e Dylan ci salutiamo. Ci diamo appuntamento al mese prossimo. Vedo Groucho che lo riaccompagna a casa tra una battuta e un’altra strappandogli un sorriso che, più che rivolto a lui, è per quello che sta pensando.

“Sono contento di averti conosciuto”.

 

 


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