#SergioBonelliEditore / “Lavennder” di Giacomo Bevilacqua – Recensione

Mirko Tommasino

Uno degli archetipi horror che preferisco maggiormente è il rapporto malato con l’estraneo, lo sconosciuto che non dovrebbe essere lì, in quel momento. Parlo dell’elemento fuori contesto che destabilizza una situazione di equilibrio e fa cadere i protagonisti all’interno del baratro nel tentativo di trovare un nuovo status quo. La summa di questo archetipo è probabilmente rappresentata da uno dei più celebri racconti horror (versione più asciutta di un altro scritto decenni prima da Thomas Aldrich), costituito da sole due frasi. Knock (1948), di Fredrick Brown:

L’ultimo uomo sulla Terra sedeva da solo in una stanza. Qualcuno bussò alla porta.

Perché ve ne parlo? Perché Lavennder (di Giacomo Bevilacqua, edito da Sergio Bonelli Editore) è un paradiso terrestre che collassa su sé stesso, quando i due protagonisti (che fino a quel momento immaginavano essere gli unici inquilini di un’isola deserta) scoprono di non essere soli. Bastano pochi segni, un passo verso l’ignoto, e tutto l’equilibrio di un universo cade. Sempre restando nell’horror più archetipico, la vacanza da sogno con i giovani protagonisti di bell’aspetto di trasforma nell’incubo per antonomasia, con i due ragazzi prigionieri delle loro stesse azioni.

È difficile parlare di Lavennder senza fare spoiler perché, come tutte le storie scritte da Giacomo Bevilacqua, traggono la loro forza comunicativa da un potentissimo colpo di scena finale, che sconquassa completamente il lettore. Una storia che a prima vista appare lineare, con uno sviluppo degli eventi che sembra essere tanto chiaro quanto poco avvincente, muta repentinamente diventando qualcosa di diverso, che va a colpire talmente tanto profondamente le paure e le certezze del lettore fino al punto di fargli male.

Più i disegni sono leggeri, estivi, paradisicaci, più il repentino cambio di colorazione e di registro narrativo è d’impatto. Chiunque, leggendo il volume, penserà: ora succede qualcosa di brutto, me lo sento, perché è ciò a cui siamo stati abituati da decenni di narrativa horror. Per questo, quando qualcuno bussa alla porta dell’ultimo uomo sulla terra, sappiamo che chiunque sia non porterà nulla di buono.

Lavennder è una piccola perla, che soffre un po’ il formato proposto da “Le Storie”. Le tavole, così visivamente fresche e potenti, meriterebbero (nella prossima ristampa, che ci auguriamo avvenga) una soluzione con maggiore respiro e una carta diversa, per far risaltare davvero al meglio quei colori così d’impatto. La storia, come detto, è da bere tutta d’un fiato, lasciandoci soffocare dall’acqua come quando, da bambini, torniamo a galla da sotto le onde ingoiandone un po’. Giacomo Bevilacqua sa gestire molto bene il tempo di lettura, prendendosi tutte le pagine possibili per raccontare una storia che, prima o poi, diventerà altro. Non sono mai pagine sprecate, non c’è mai la sensazione di avere sotto mano un brodo allungato.

Come ogni survival horror che si rispetti, la discesa verso il male è graduale, mutando da percorso a caduta repentina. La scintilla che rende questo albo fuori dall’ordinario è proprio la sensibilità dell’autore, che nei racconti brevi (anche se di centotrenta pagine) riesce a dare il meglio di sé.

Lavennder lo trovate in edicola nella collana “Le Storie”, edita da Sergio Bonelli Editore, al prezzo di 6.30 €, 130 pagine, tutte a colori. Autore unico, Giacomo Bevilacqua.

Una vacanza in paradiso, tra le acque cristalline dell’oceano. Un’isola perfetta, incontaminata, deserta… O no? Dietro questa facciata idilliaca, questo scenario da cartolina, i giovani Gwen e Aaron intravedono qualcosa di inquieto e misterioso. Qualcosa che si muove tra le fronde, nel fitto della foresta. E sembra spiarli. C’è forse qualcun altro insieme a loro, in quel luogo remoto?


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