#SergioBonelliEditore / Mercurio Loi – Il piccolo palcoscenico – Recensione

Mirko Tommasino

Il meccanismo Show don’t tell è uno dei cardini della narrazione moderna. Mostrare qualcosa al lettore/spettatore, senza andare a spiegarla attraverso i pensieri dei personaggi, è una soluzione che permette di restare all’interno di una storia, senza rompere la sospensione d’incredulità, senza barare come fossimo telepati. Talvolta, però, è necessario (per fini narrativi) raccontare qualche retroscena, quell’idea che cambia il modo di vedere il mondo da parte del personaggio. Negli anni, sono stati proposti lunghissimi spiegoni per sottolineare questi aspetti intrinseci, rompendo, per la durata della vignetta (o della pagina, o del capitolo), una narrazione fluida, per raccontare qualcosa che, evidentemente, non era stato mostrato in modo efficace in precedenza.

Mercurio Loi, che è un racconto fitto di sottotrame e retroscena, invece di cadere nel facile tranello della spiegazione fine a se stessa, propone una soluzione diversa, efficace e particolare. Alessandro Bilotta, autore del personaggio e della serie, sfrutta il concetto di rappresentazione per far ruotare (realmente) l’intero mondo attorno ai personaggi, inserendo inoltre individui ad hoc per definire quanto sta accadendo nella storia, parlando per loro bocca.

L’autore porta questo concetto all’estrema conseguenza nel terzo numero della serie regolare, Il piccolo palcoscenico, attraverso una rappresentazione di burattini, raffiguranti i personaggi della testata.

Senza fare spoiler sull’albo che troverete in edicola tra due giorni, nella storia di questo mese il concetto di metanarrazione raggiunge livelli altissimi, rendendo il concetto stesso di storia un oggetto nelle mani dell’autore e del lettore, senza compromettere la leggibilità di quanto accade. Leggendo altri lavori di Bilotta, questo aspetto non rappresenta certo una novità ma, rispetto a quanto visto in passato, i presupposti alla base di Mercurio Loi permettono all’autore di fare un’operazione simile in modo aperto, senza espedienti grafici o narrativi. Come per i volumi precedenti, il crimine del mese serve a raccontare qualcosa di profondo, legato alla personalità del protagonista, che va ad interferire nella continuity della stagione. La soluzione del caso conduce a nuovi presupposti, che approfondiscono la personalità del personaggio e dell’ambiente in cui si muove. Altri temi costanti, presi a piene mani dal mondo delle vanitas, sono le Wunderkammer (nella storia) e i tarocchi (nello stile di rappresentazione di alcune vignette, costante di ogni albo), entrambi sono rappresentazione di qualcosa che, in realtà, è diverso da come si mostra. Mese dopo mese, Mercurio vede essere messe in discussioni le sue certezze, andando a minare il modo in cui percepisce la propria personalità.

La separazione tra realtà (raccontata) e finzione (dei burattini) è affidata ai disegni di Onofrio Catacchio e ai colori di Erika Bendazzoli. I due autori raccontano con disinvoltura due storie parallele all’interno dello stesso albo, giocando con il ritmo di lettura, attraverso passaggi armoniosi tra i due racconti. In un numero così pieno di personaggi rappresentati (vestiti e caratterizzati con cura, per necessità narrative), lo sforzo per rendere distinguibile ognuno di essi per il ceto d’appartenenza e le impercettibili sfumature dell’abbigliamento (che sottolineano l’acume del Professor Loi, in grado di notarle al primo sguardo) contribuiscono a far respirare quella Roma che, numero dopo numero, sembra essere sempre più viva. Nel corso delle pagine ci spostiamo spesso tra la strada e gli interni lussuosi, con una facilità e una naturalezza che solo un epoca simile poteva esprimere.

Come per gli altri albi che l’hanno preceduto, Il piccolo palcoscenico conferma la qualità della serie. L’arena in cui si susseguono casi su casi è sempre più un efficace veicolo per raccontare altro, qualcosa che ha a che fare con le umane debolezze e menzogne che ci raccontiamo ogni giorno per restare fedeli all’idea che abbiamo costruito di noi stessi. Non è facile accettare alcune considerazioni del professor Loi, perché la sua spietata onestà con se stesso e con chi gli sta attorno taglia con l’accetta tanto la sua realtà, quanto la nostra, andando ad eliminare molte sfumature in cui andiamo a perderci, per nascondere la verità davanti ai nostri occhi.

Come cambia la vita di un personaggio quando qualcuno sbircia sotto la sua maschera?

MERCURIO LOI

3

IL PICCOLO PALCOSCENICO

uscita 22/07/2017

Soggetto: Alessandro Bilotta

Sceneggiatura: Alessandro Bilotta

Disegni: Onofrio Catacchio

Copertina: Manuele Fior

Colori: Erika Bendazzoli

Il burattinaio Augustino vuole realizzare il burattino perfetto, e vuole costruirlo con le sembianze di Mercurio Loi. Ma mentre il pupazzo prende forma, tutte le doti e le capacità di Mercurio sembrano svanire…


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