#SergioBonelliEditore / Orfani: Terra – Oltre il muro – Recensione

Mirko Tommasino

Quando si scrive un fumetto bisogna tenere bene a mente una cosa: non si sta facendo una sterile cronaca di determinati eventi, si sta raccontando una storia. Per questo motivo, ogni narrazione farà pieno affidamento sulla forza del simbolo che c’è dietro ogni evento, non più fini a sé stesso. Nulla corrisponde a come appare, perché ogni scelta da parte dell’autore presuppone un progresso verso un fine ben preciso: comunicare qualcosa. Non un messaggio o una morale, ma un concetto che va oltre il racconto educativo/didascalico.

Orfani: Terra, come le stagioni precedenti, è una metafora sulla condizione umana, sulla lotta quotidiana per la vita/libertà e sul senso di responsabilità che muove ogni scelta che compiamo. Parlare di Oltre il muro, terzo albo che chiude la quinta stagione, senza fare riferimento ai precedenti è impossibile, per questo motivo, nel corso dell’analisi ci saranno numerosi spoiler sui primi due volumi e sul terzo (in tal caso, opportunamente segnalati).

La spina dorsale della narrazione è rappresentata da una contrapposizione molto forte tra l’individuo e la moltitudine. Cain, dopo la morte di suo fratello Abe, si fa nomade e cacciatore, lasciando la condizione stanziale di raccoglitore di scarti. In quell’istante, per la prima volta, Due diventa Uno, contro il mondo intero. Dietro il passo fermo e deciso c’è un motore di spavalderia e odio, che lo porta spedito verso l’unico obiettivo possibile: la vendetta e, conseguentemente, la salvezza (onorando i sogni del defunto fratello). In un mondo come quello di Orfani, però, una cosa è certa: è impossibile sopravvivere da soli, e volte la vendetta non è una spinta abbastanza forte. Non ce l’hanno fatta gli Orfani della prima stagione, non ci è riuscito Ringo e tantomeno c’è riuscita Rosa o la stessa Juric. Tutti i protagonisti delle varie storie hanno avuto l’istinto (e la fortuna) di sopravvivere appoggiandosi a un gruppo, mettendo il piede in fallo ogni volta in cui hanno forzato la natura delle cose per favorire la propria vendetta, senza aspettare che i tempi fossero maturi.

Cain incontra i compagni di viaggio quando meno ne ha bisogno, il suo spirito d’istrione lo porta costantemente fuori dai binari, non riuscendo a far quadrare la sua forma così particolare in un simile puzzle, che smussa ogni pezzo per combinarlo ai contigui. Qui inizia il dualismo che si protrarrà per tutta la stagione, riservando al lettore spunti molto interessanti. Un gruppo può definirsi tale solo se, una volta uscito dal proprio enclave, affronta le crisi senza sfaldarsi, perché è facile esser fratelli in tempo di pace, per quanto duro possa essere. Per questo, il terzo numero di Orfani: Terra segna un punto di svolta importante nella narrazione dell’intera testata.

Da questo punto in poi, l’articolo contiene spoiler. Per nasconderli, cliccate sul tasto qui sotto.

 

L’uno che si è sempre prodigato nei confronti dell’individualità si fa prima coppia e poi famiglia, nella ricerca di una forma migliore per vivere (non più solo sopravvivere): Cain va prima alla ricerca di Miranda, se ne fa carico (fisicamente, sulle sue spalle) e sceglie solo in quel momento di fuggire con i suoi compagni, al completo. Contemporaneamente, questo istinto di famiglia viene negato da chi, fino a quel momento, ne era portabandiera: Max. Questi accusa Cain di aver fatto a pezzi il gruppo che con tanta fatica era riuscito a creare, ma il ragazzo butta in faccia la realtà al compagno, in un dialogo che riassume perfettamente il concetto che sta alla base della testata: Il gruppo è sempre stato imposto. Cain non ha costretto nessuno a seguirlo. Non ha mai chiesto aiuto, né si è mai prodigato nell’offrirne, fino all’incontro con Miranda. Questo è il vero punto di rottura di quel dualismo, dove il gruppo diventa un archetipo che prima viene imposto e poi viene cercato, utilizzando un momento di crisi per cambiare il paradigma che lo caratterizza. I ragazzi smettono di essere una banda e diventano una famiglia, fatta di sacrificio, dolore e gioia condivisa. Max abbandona Miranda per punire la testardaggine di Cain, quest’ultimo lo mette a nudo davanti alla sua ipocrisia e, con questa svolta, permette al gruppo di salvarsi: perché ognuno guarda le spalle dell’altro.  Altra scena importante nella comprensione del dualismo singolo/gruppo è quella del muro. Chiunque abbia provato ad attraversare il muro è morto. I cadaveri sono soli, per definizione, diventando una moltitudine nell’essere accomunati nella triste fine. I ragazzi riescono ad attraversare la barriera perché, dopo tempo, si uniscono in un abbraccio fraterno che permette loro di trovare protezione. Lo scudo funziona, ma qualcosa non va come dovrebbe. In quel momento di unione, il peso dell’assenza di Cain e Miranda si fa più grave e importante. Per questo motivo, il secondo passaggio attraverso il muro diventa lo scoglio da affrontare: per Max nel ritrovare la fiducia nel gruppo e per Fango nell’affermare sé stesso. Il mare battezza i ragazzi rendendoli uomini (mentre Miranda, a sua volta, supera il muro di solitudine grazie al sacrificio di Cain). In apertura d’albo, assistiamo ad un’intercettazione che svela i piani dello sceriffo, esplicitando la sua posizione nell’ordine delle cose. Chiunque vive fuori dalla città nuova è destinato a morire, anche il caporale più vicino al potere. Questa premessa apre ad un altro evento chiave dell’intera stagione. Sappiamo dalle prime pagine del primo albo che nel campo è presente il figlio dello sceriffo. Facilmente ipotizziamo si tratti di Max, data la sua contrapposizione con Cain. Inaspettatamente, il remissivo Fango è il ragazzo che ha su di sé la pesante eredità paterna. Il ragazzo diventa la chiave di volta di tutta la storia, compiendo un semplice gesto, fondamentale nella sua naturalezza: prende una posizione netta, in cui trova la sua redenzione. All’ombra dei giganti, prende il coraggio a due mani e abbatte il suo personale muro di terrore, offrendo ai suoi compagni l’ultimo spazio a disposizione per la fuga. All’inizio di quella scena, Cain discute con lo sceriffo il concetto d’innocenza, portando entrambi a compiere errori dettati dalla vendetta personale. Si sa, in guerra l’altra faccia dell’innocenza è il martirio, ed ogni schieramento è pronto ad esporre i propri cadaveri per avere accesso ai sedili nelle file dei giusti. Fango, con il suo sacrificio, rimette tutti a posto: amici, famiglia e amore, pagando volontariamente il prezzo della libertà sulla sua pelle (compiendo un gesto molto diverso da quello compiuto da Rat). A questo punto niente è più importante, nemmeno superare il muro “fisico” che divide i ragazzi dalla città nuova. Per quello ci sarà tempo.

 

La sensazione che resta sulla pelle al termine della lettura dell’intera stagione è positiva. Gli autori Matteo ed Emiliano Mammucari hanno saputo gettare solide fondamenta per una costruzione che, nel complesso, appare coerente e ben riuscita. Coadiuvati prima da Giovanni Masi, poi da Mauro Uzzeo, hanno portato a compimento una storia che nasce come una lotta tra bande e si chiude come un racconto di guerra. Il terzo numero, disegnato da Matteo Cremona e colorato da Stefania Aquaro(entrambi ad altissimi livelli, alzando ancora l’asticella di qualità della testata), chiude col botto una stagione notevole. I ragazzi pagano dazio al muro emotivo e diventano uomini, percorrendo ognuno la propria strada interiore verso una nuova vita.

Appuntamento al prossimo mese con Michele Monteleone e Carmine Di Giandomenico, la sesta stagione (Orfani: Sam) è alle porte.

Dalla cenere, seminare tempesta oltre il muro.

N° 3

Periodicità: mensile

OLTRE IL MURO

uscita 16/03/2017

Soggetto: Emiliano Mammucari, Matteo Mammucari, Mauro Uzzeo

Sceneggiatura: Emiliano Mammucari, Matteo Mammucari, Mauro Uzzeo

Disegni: Matteo Cremona

Copertina: Gipi

Colori: Stefania Aquaro

L’imbarcazione stealth è riparata e gli Orfani sono pronti a salpare, ma Miranda è stata catturata e portata al campo di prigionia. Anche se la prima regola di sopravvivenza del gruppo recita “chi resta indietro deve cavarsela da solo”, Cain non ha alcuna intenzione di abbandonare la ragazza al proprio destino!

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