#SergioBonelliEditore / Orfani: Terra – Seminare Tempesta – Recensione

Mirko Tommasino

In un mondo in cui ogni scelta che compi può potenzialmente condurti alla morte, prendere delle decisioni ha un significato che trascende quello tradizionale. Nel secondo numero di Orfani: TerraSeminare Tempesta (Sergio Bonelli Editore) questo aspetto viene portato alle estreme conseguenze, con i protagonisti costretti a muoversi con un’enorme Spada di Damocle sulle loro teste. La storia prosegue con un buon ritmo e allo stesso modo continua il dualismo presentato nel primo numero: l’impulsività di Cain e il raziocinio di Max. Entrambi hanno solide basi diametralmente opposte tra loro, che alimentando continuamente le scintille tra i due galli.

Le scelte del singolo, le scelte del branco e le scelte del capo. In Seminare Tempesta vengono analizzate tutte le possibili declinazioni del libero arbitrio, passando sotto la lente d’ingrandimento le conseguenze che esso ha su sé stessi e sugli altri. Il primo capitolo si è chiuso con una scelta, che a sua volta ne ha generate altre (altrettanto difficili) all’interno del nuovo volume. In un mondo confezionato appositamente per far incontrare al più presto l’oscura mietitrice ai suoi abitanti, questi non possono permettersi errori di valutazione, siano essi dovuti ad azioni istintive o a decisioni ponderate.

Emiliano Mammucari, Matteo Mammucari e Giovanni Masi prima regalano una nuova casa ai protagonisti in fuga, poi scuotono le loro certezze dalle fondamenta poche pagine dopo. L’azione diventa più serrata e i personaggi prendono strade diverse con conseguenze differenti, spalancando le porte di un epilogo ancora tutto da scoprire. Al di là della continuity, però, è importante soffermarsi su un aspetto cardine di ogni stagione di Orfani, declinato anche in questo capitolo con significati che presentano sfumature diverse dai numeri (e dalle stagioni) precedenti. Da questo punto, nella recensione ci saranno alcune considerazioni con spoiler.

Rat compie una scelta che, in qualche modo, fa immaginare che lo porterà alla morte. Perché si tratta di una missione suicida anche per lui che è “quello che se la cava sempre”. La differenza tra lo scrivere una svolta “chiamata” e una che, pur portando allo stesso risultato pratico, ha conseguenze e strade diverse, fa la differenza tra una storia buona e una sufficiente. Rat non muore per mano degli aguzzini, esala l’ultimo respiro a causa del proiettile sparato da Max. In più, il povero malcapitato non trova la sua condanna a causa dell’efficienza del nemico, ma del suo eccessivo spirito da eroe, che gli farà compiere una scelta avventata durante la valutazione dello scenario. Gli altri ragazzi che lo vendono al sergente non sono più assimilabili a individui dotati di raziocinio, ma a bestie. Una volta morti i cani da caccia, prendono loro il posto di questi ultimi, portando la preda al padrone. Le conseguenze narrative di questa scelta, molto più elaborata della morte per mano del cattivo di turno, portano una profonda variazione nelle dinamiche della banda, con un’estremizzazione delle posizioni dei vari membri che però, paradossalmente, avvicina le posizioni di Cain e Max nel terreno comune del senso di responsabilità.

Oltre i contenuti della storia analizzati finora, resta altissimo il livello dei disegni di Luca Genovese e i colori di Luca Saponti, entrambi fedeli alla linea visiva del primo numero, mentre Gipi resta una garanzia nel rappresentare perfettamente in copertina le emozioni che affiorano leggendo l’albo. Dopo Seminare Tempesta, è lecito aspettarci un finale di stagione assolutamente da non perdere.


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