#Shockdom / Black Screen di Staiano, Andreozzi e Fubi

Fabrizio Mancini

Una vecchia e antica legge della narrazione enuncia “non esiste giusto o sbagliato, ma funziona o non funziona. L’uso di questa frase lo si usa per determinate scelte narrative. In questo caso si aggiunge anche nel significato della storia.

Lucio Staiano fa sempre molta (forse anche troppa) esposizione nelle sue premesse per portare avanti un mondo o una situazione molto articolati che vanno spiegati, altrimenti non ci sarebbero le basi per comprendere il fumetto che si va a leggere. Nel caso di Black Screen non ci sono più di poche righe, quelle che andrebbero bene per un pitch (brevissima presentazione in poche righe che serve ad attrarre l’attenzione del pubblico). La cosa strana è che in questa premessa (che funziona) ci sono informazioni tali che non vengono date per nulla nelle prime situazioni del fumetto, e sono poco ribadite all’interno. In pratica fanno da integrazione, e se saltassimo anche solo quelle semplici poche righe di esposizione, già dopo una dozzina di pagine saremmo talmente confusi da dover rileggere alcuni cose più e più volte, e questo non funziona. Perché una bella narrazione ha l’esposizione che si integra con l’elemento drammatico e, in questa storia, forse, c’è troppo da spiegare.
Ma il tema principalmente e la storia si reggono bene su queste basi, la sua ambientazione apre a moltissime possibili storie da raccontare. La difficoltà di dover leggere e capire spiegazioni non troppo semplici, forse più giusto dire adatte, ad una lettura veloce come quella di un fumetto, è ripagata dalla storia vera e propria e dal peso nello stomaco che è in grado di tirare fuori. Perché qualunque sia la vostra opinione sull’uso delle premesse, questa resta un’ottima premessa.
In un futuro prossimo, l’umanità è dipendente dallo Spoiler, un sistema in grado di prevedere il futuro di tutti senza possibilità d’errore. Quando la risposta è un black screen significa che la morte è nei paraggi.
In questo fumetto si mettono a confronto molteplici tematiche, molteplici sentimenti umani, nessuno sbagliato e nessuno giusto, tutti condivisibili. L’assoggettarsi ad un qualcosa di più grande e confortevole come un dio, o una macchina che predica il futuro, la voglia di sapere cosa succederà domani fino a come sarà esattamente la nostra morte e che alla fine ognuno è artefice del proprio destino, anche se è già stato predetto e si avvererà, e ultima ma non ultima, la questione morale di tutte le nostre scelte.
Black Screen è un valido thriller di fantascienza, che usa la sua ambientazione a sostegno della storia.
Il montaggio è serrato, le trame si incrociano tra diversi personaggi e flashback in maniera quasi impercettibile. Attenti al finale, perché quello che sembra essere un finale scontato, copre in realtà il vero finale, dove la storia si decide, dove la scelta non è tra giusto e sbagliato, ma tra cosa funziona, o meglio di cosa tutti hanno più necessità.
In questo il merito deve sicuramente additarsi a Giuseppe Andreozzi, che si è fatto carico di un compito molto difficile.
Il tratto incerto e squadrato di Giovanni “Fubi” Guida da una strana sensazione, in un mondo fatto apparentemente di ineluttabilità, ci mostra una situazione tremolante e insicura, come essere di fronte a qualcosa che non si può cambiare.

Edito da Shockdom, Black Screen è in uscita il 22 gennaio.


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