#Shockdom / Qvando c’era Lvi 4: Recensione

Fabrizio Mancini

Il Dvce è tornato, è negro, ed è un rapper di successo, che altro potrebbe succedere ora che siamo arrivati al volume conclusivo? Solo Antonucci&Fabbripotevano pensarci.

Adesso l’Italia è in una fase di svolta, convinti dalle rime del Dittatore Scuro il Paese diventa aperto a tutte le etnie, ma come italiani lo si fa sempre a modo nostro, si esagera rivoltando la situazione. La bravura del Dvce è trasformare la questione razziale nella questione sessuale, coinvolgendo ancora una volta gli italiani nella sua rete di dominio, perché nonostante i suoi cambiamenti lvi resta sempre lo stesso, e anche se meno evidente, la sua incoerenza è potente, ma il suo sacrificio alla causa è decisamente ammirevole.
Gli inserti finali sono sempre immensamente divertenti, anche se questa volta c’è un’aggiunta particolare. L’attenzione al momento storico in cui siamo è sempre alta, dopotutto la satira è anche questo, va consumata freschissima, c’è persino la posa dab.
Ma la vera potenza di questo fumetto è ciò che i suoi autori comunicano. Dopo l’ultima pagina prima degli inserti è presente una citazione di Ennio Flaiano in un fondo nero che sembra l’epitaffio di una nazione. Benito Mussolini ha “fregato” un Paese più di 70 anni fa, e molti “come” lvi stanno fregando tanti altri. Questo però non è il luogo per un soliloquio senza risposte sulla situazione politica attuale, ma a suo modo lo è Qvando c’era Lvi.

Edito da Shockdom, l’ultimo volume è in uscita il 15 Gennaio.


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