#Shockdom / Qvando c’era Lvi: l’introduzione di Max Collini tra socialismo&sganassoni

Fabrizio Mancini

Non avrei mai pensato di poter scrivere un’introduzione a Max Collini. La mia stima per questa persona e il suo lavoro insieme agli Offlaga Disco Pax tende a infinito. Per me Max non è un semplice cantante, al di là del modo in cui “canta”, della sua bravura con le parole, più di tutti è il contenuto, credo di poterlo definire un narratore/divulgatore, più unico che raro. L’introduzione che ha scritto ne è una prova, che impreziosisce la raccolta di Qvando c’era LVI.

Quando c’era lui, anzi LVI, io per fortuna non c’ero. Sono infatti nato negli anni sessanta e alla mia generazione è toccato sì un ventennio, ma in una più rassicurante versione light. Accade però che qui ogni giorno qualcuno la spari più grossa e che le forme moderne di riproposizione dell’uomo forte diventino sempre meno soddisfacenti per chi si accontentava delle dosi nemmeno così tanto omeopatiche e somministrate con cura dalla seconda repubblica. Cose che dieci anni fa sembravano non sdoganabili e che ancora suscitavano ribrezzo diffuso adesso sono diventate socialmente accettabili e condivise. Se si vuole smascherare il fascista che è in voi (quello in me non vi riguarda) nel mondo di oggi bisogna giocare molto duro, che ad andar di fioretto non interessa quasi più a nessuno. Bisogna puntare direttamente agli sganassoni. Metaforici, sia chiaro, ché sui ceffoni futuristi manteniamo una posizione fortemente critica. Sarà pure consolatorio, ma là fuori, in assenza di una qualche forma di egemonia culturale ormai perduta da lustri, il cielo si fa sempre più plumbeo. Per questo il giuoco retorico di “Quando c’era LVI” non può permettersi di andare tanto per il sottile. Grazie agli esperimenti genetici di alcuni nostalgici, talmente inetti da fare simpatia, Mussolini ritorna a noi, ma è nero. Non solo in quanto capo del fascismo. Negro, insomma: “Roma, abbiamo un problema…”. Il surrealismo militante di Antonucci, Fabbri e Perrotta scavalca a destra “Fascisti su Marte” e riporta al mondo (e un attimo dopo su twitter e youtube), il duce in carne ed ossa, immergendosi nella melma di una serie di situazioni oltre ogni meraviglia del possibile. Come tutti gli esperimenti anche questo ha comportato delle conseguenze, non sempre belle per autori ed editore, ma decisamente divertenti per noialtri lettori. Vi sentiranno ridere fino in strada mentre leggerete questo albo, perché le tragedie nella migliore delle ipotesi si ripropongono in farsa. Nella peggiore in Ucraina. Forse una risata seppellirà davvero il fascista che è in voi.
In Vietcongo. Ad Hanoi.

 

Qvando c’era LVI ha divertito molti e scosso altri, forse i fascisti sono troppo sensibili e noi non capiamo questo loro lato (non molto) nascosto.

 


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