#Shockdom / Qvando c’era Lvi: una marcia vittoriosa e littoria.

Fabrizio Mancini

Antonucci&Fabbri non sono certo due che non le mandano a dire, e la loro storia editoriale basta a confermarlo. Da domani sarà disponibile una splendida raccolta dei quattro volumi con tanto di super citazione al Duca Bianco, che per l’occasione si trasforma ovviamente nel Duce Negro,  nelle due versioni nero con gli occhi aperti  in quarta di copertina e bianco con gli occhi chiusi in copertina, come potete vedere qui sotto.

 

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Ad impreziosire il volume, due introduzioni di prim’ordine. Una di Tito Faraci, nome decisamente noto in ambito fumettistico. La seconda è invece di Max Collini. Forse questo nome vi suona meno familiare, vi basti sapere che Max è un cantante, noto per la forte impronta antifascista, per ora vi dico solo questo, perché avremo modo di approfondire.

L’epopea di questa saga rimarrà impressa nella storia del fumetto italiano. L’evento che gli ha dato enorme risalto è noto ormai, ribadirlo serve a poco, ma i dettagli sono fondamentali. Quel volume, il primo, era in anteprima, nessuno poteva immaginare cosa comportasse, si sapeva solo della presenza del Dvce. Questo è bastato a toccare un nervo scoperto. Ecco questa dovrebbe essere una cosa strana, perché un signore morto oltre 70 anni fa è un nervo scoperto? Perché il suo fantasma è più concreto che mai e non si tratta di semplici nostalgici, non quando te la prendi a male per un fumetto di cui non sai esattamente di cosa parli, al punto da organizzare una spedizione punitiva con tanto di documentazione video che a breve sarà disponibile presso l’Istituto Luce.

La principale vittima di Antonucci&Fabbri è stata la Chiesa (vedi Gesù la trilogia e V for Vangelo), un bersaglio per certi versi troppo facile, ma sempre tanto divertente. Cambiare fa bene e i due hanno trovato una delle svolte comiche migliori mai viste, il Dvce, simbolo di forza e rigore, incarnazione dei sentimenti nazionalisti più errati che l’Italia recente abbia mai visto, si ritrova con la pelle nera, una delle due cose peggiori che possa succedere ad un fascista (l’altra è diventare gay, nonostante ignorino che la storia del camerata andrebbe accettata una volta per tutte).
Per tutti gli altri Mussolini non è che il simbolo dell’incoerenza. Fare una lista delle incoerenze fasciste sarebbe deleterio in quanto prenderei troppo spazio. Il razzismo è forse il sentimento fascista più noto dell’ultimo periodo, Antonucci&Fabbri ritorcono contro tutto questo con una mossa che in realtà è spaventosamente semplice e perfetta. È questo che fa la satira, smaschera le falsità e mostra la verità, perché la verità è ciò che è e non ciò che dovrebbe essere, perché ciò che dovrebbe essere è solo una sporca bugia (parole di Lenny Bruce).

Ma la svolta comica per quanto potente, va fatta crescere bene, e l’italico duo lo fa in maniera grandiosa. Le svolte comiche si evolvono, mantenendo però la loro semplice efficacia. Il tutto si struttura nella ripresa al potere del Dvce, ma Benito è furbo e non ripercorre gli stessi passi intrapresi la prima volta, bensì si adatta al tempo in cui vive rivoltando le cose e sfruttando alcuni sentimenti sepolti nel fondo di molti italiani, che vedrebbero nel ritorno del Dvce un evento ben più che sperato. Difatti nessuno politicamente schierato si salva da questo fumetto, la satira non discrimina. E se il Dvce prende il potere non può essere solo merito suo, la colpa è di chi gli permette di prenderselo.

Gli extra sono una parte fondamentale di Qvando c’era LVI, di cui bisogna nominare assolutamente Tonus, uno dei suoi principali artefici. Partiti come un gioco, si sono rivelati un’approfondimento potente della satira antifascista della saga del duce negro. Più di tutti forse il piccolo Fuhrer ha riscosso un successo tale che a gran voce è stato richiesto dai lettori, tanto da convincere Antonucci&Fabbri a lavorarci.
Notevoli anche le cover, le regular sono realizzate da Fabrizio Pluc Di Nicola e Mario Perrotta (colorista dell’intera saga e disegnatore di una piccola parte nel terzo volume. Le variant invece sono state realizzate da Giulio Rincione, Alessio Spataro, Loputyn e Arturo Lauria, mentre invece le cover della raccolta sono realizzate interamente da Perrotta.


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