#StarComics / L’Isola del Tesoro – Recensione

Lorenzo Cardellini

Il Bildungsroman o romanzo di formazione è considerabile come uno dei generi più di successo sin dal 1796, quando Goethe scrisse Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister di ritorno dal Grand Tour nella penisola italica. Sin dalla nascita del genere sono rintracciabili alcune linee di svolgimento comune nella maggior parte delle opere che ne vengono accomunate: giovani protagonisti che si lasciano alle spalle l’infanzia per entrare in un periodo conflittuale con tutto ciò che li circonda, regole viste come un qualcosa da superare per far, infine, compiere al giovane un vero e proprio processo di crescita che lo porterà ad entrare nell’età adulta, avendo compreso la morale, la differenza tra giusto e sbagliato e le insidie che il mondo ha in serbo.

Tutto ciò però cambia in maniera netta quando nel 1883 esce la raccolta definitiva del romanzo pubblicato a puntate di Robert Louis Stevenson, L’Isola del Tesoro. Stevenson riuscì a stravolgere completamente le carte in tavola, puntando sull’ambiguità di alcuni personaggi ed alla  visione del mondo, spesso troppo netta, che ne hanno altri, la quale li porta a raggruppare qualsiasi azione nelle due macrocategorie del giusto e dello sbagliato, senza vedere l’infinità di sfumature a cui l’umana natura è estremamente incline. Oltretutto il protagonista della storia risulta essere il punto focale in quanto risulta formato già dall’inizio del romanzo e riuscirà ad elevarsi con scelte molto più ponderate e giuste di chiunque altro. Stevenson rivoluziona un genere e fa entrare di diritto nell’immaginario comune la figura del pirata con tanto di gamba di legno, passione smodata per l’alcool, pappagalli parlanti, mappe del tesoro con località strampalate ed “X” che contrassegnano indicibili ricchezze sepolte.

L’Isola del Tesoro è quindi un’opera di difficile trasposizione, che si tratti di animazione o di cinema. Come fare per rendere un romanzo così importante in una versione a fumetti? Semplice, “basta” dare il giusto taglio alla storia, con delle tempistiche sostenute ed una narrazione pulita e precisa unita ad uno stile fortemente dinamico e dalle linee dolci che riescono a dare una fortissima espressività ad ogni personaggio.

Nella lettura respiriamo tutto lo spirito di Stevenson, tenuto sempre da conto come riferimento per ogni vignetta, e ci ritroviamo a vivere le inaspettate avventure in cui il giovane Jim Hawkins si ritrova catapultato. I vari personaggi vengono rispettati in pieno nella loro trasposizione fumettistica ed è proprio in questo che sta la difficoltà e la maestria. Da lettori riusciamo a comprendere efficacemente come sia Jim a compiere le scelte più giuste e ponderate, pur spinto da quell’irrequietezza ed ingenuità che caratterizza la sua giovanissima età. In tutto ciò il ragazzo si barcamena tra le due fazioni che tentano di accarraparrarsi la sua lealtà, a cui lui risulta essere però decisamente superiore, agendo nel modo che reputa più opportuno (come sottolineato da Roberto Recchioni nell’ottima postfazione).

Una delle migliori trasposizioni risulta essere il personaggio per antonomasia del romanzo, Long John Silver, l’antagonista dalla dubbia moralità che sovvertisce tutti i classici stilemi del cattivo di turno. Ciò che viene reso alla perfezione, sia nelle azioni, sia nel modo in cui lo stesso Jim sottolinea gli avvenimenti, sono i voltafaccia ed i cambi di bandiera messi in atto da Silver. La controparte fumettistica compie tutte queste azioni con una naturalezza talmente pacata da far sembrare tali stravolgimenti qualcosa di ovvio. Oltretutto ciò che fa davvero comprendere la corretta rappresentazione del personaggio risulta essere la simpatia e l’empatizzazione che ma mano si sviluppa nei suoi confronti. Silver è un pirata, un criminale che uccide chi non la pensa come lui e che compie ogni singola azione perché spinto dall’egoismo e dall’avidità, ciononostante il lettore non riesce nell’ardua impresa di colpevolizzarlo pienamente e, come nell’opera madre, ci si ritrova anche ad essere contenti per l’epilogo che la sua storia risulta avere.

I vari intrecci tra i restanti personaggi, nonché i loro caratteri, sono resi egregiamente. Troviamo quindi la figura paterna e benevola del Dottor Livesey che compierebbe qualsiasi azione pur di tenere al sicuro il giovane Jim, il Capitano Smollet in eterno conflitto il Cavalier Trelawney a causa della ciurma scelta e per aver parzialmente rivelato lo scopo del viaggio, ed anche Ben Gunn che contribuisce a far andare le cose nel verso giusto, giocando sulla superstizione dei pirati e non solo.

Monteleone ed Oscar creano quindi una trasposizione fedele ed estremamente godibile di un’opera letteraria che ha rivoluzionato il concetto d’avventura. Grazie all’abilità di Michele Monteleone leggendo questo volume dei Maestri dell’Avventura, edito da Star Comics, si respira quell’aria oceanica, intrisa di mistero, ammutinamenti e tesori dalle ghinee luccicanti, il tutto reso in maniera fortemente espressiva dal tratto di Oscar che stupisce nel delineare qualsiasi personaggio. I grandi occhi di Jim Hawkins, specchio di un animo buono ed affamato di azione, catturano dalla prima vignetta, così come il corpulento, ma bonario ed eclettico, fisico di Long John.

Il compito di una collana come quella dei Maestri dell’Avventura non è cosa semplice. Riuscire a rendere in una trasposizione fumettistica delle opere letterarie così importanti ed imponenti è un compito arduo che però, nel caso dell’Isola del Tesoro, è stato svolto in maniera egregia.

SCHEDA TECNICA

Formato: 17 x 21,5 cm

Pagine: 112, b/n

Prezzo: € 14,00

I quattro volumi che compono la collana dei Maestri dell’Avventura saranno presentati il 10 dicembre presso la Star Shop di Perugia. La presentazione, organizzata da Geek Area, Edizioni Star Comics e Star Shop ospiterà tutti gli autori ed il curatore della stessa.


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