#StarWars / Rogue One: A Star Wars Story – La recensione

Daniele D'urso

Un vecchio saggio una volta disse:

“Fare o non fare, non esiste provare.”

Una semplice, e se vogliamo, banale considerazione che trent’anni orsono cambiò il modo di fare cinema;  dopo tutto questo tempo quell’insegnamento sembra esser ancora valido.

Si, perché Rogue One: A Star Wars Story è decisamente il film del fare, lontano dalle trascendenti rivelazioni della saga principale prende sostanza e si presenta al pubblico come stabile certezza del nuovo corso. Distrugge le fatalistiche idee di fallimento che serpeggiavano nell’aria e lo fa nell’unico modo possibile convincendo il pubblico sulla reale esistenza di una storia, per l’appunto come recita il titolo, che tutti fin dal 1977 attendevamo.

Diretto da Gareth_Edwards. Scritto da Chris Weitz e Tony Girloy, nasce da un’idea del supervisore agli effetti speciali John Knolll, Rogue One è il primo film della serie Star Wars Anthology, una serie di pellicole indipendenti dalla saga principale, ambientate nell’universo di Guerre Stellari. Il film è prodotto dalla Lucasfilm e distribuito dalla Walt Disney Studios Motion Pictures. Situato poco prima degli eventi di Una Nuova Speranza, il film è incentrato su un gruppo di Spie ribelli in missione per rubare i piani della nuova arma imperiale, la Morte Nera.

Un prodotto diverso, completamente opposto al primo ma sopratutto secondo Lucas e libero dalle aspettative che hanno oppresso il lavoro J.J.Abrams, comunque rivalutato, estremamente crudo e realistico in contrasto con l’idilliaca visione a cui ci aveva abituato questo franchising. Qualcosa che in una galassia lontana lontana non si era mai visto prima.

La ribellione, intesa come atto di sovversione verso il totalitarismo ruba le luci della ribalta, scansando solo per un istante la trascendente lotta tra bene e male, avanguardia di quel processo di santificazione che la leggenda creata da Lucas ha portato sul grande schermo. La pellicola vuole raccontare una storia di rivalsa morale  da un punto di vista che mai avremmo potuto immaginare prima, dimostrando come in realtà i concetti di giusto e sbagliato siano una semplicistica classificazione che stupidamente elargiamo a ciò che ci circonda, in modo da inquadrare i confini sempre meno visbili delle cose, quei stessi confini che non sono poi cosi definiti e che lasciano riflettere. Perché l’Impero e i ribelli come Rogue One insegna sono due facce della medesima medaglia, e a pendere da una parte o dall’altra della scacchiera non sono le istituzioni ma le scelte personali.

L’emblema di questo processo è la stessa protagonista Jin Erso, interpretata magistralmente da Felicity Jones che trasforma il concetto di ribellione in una serie di motivazioni causa-effetto mosse dal dolore familiare, proprio quei dogmi che i Jedi avevano provato ad annientare attraverso la disciplina. La ragazza è alla guida di un gruppo di eroici ribelli pronti a dare la vita per la causa: il Capitano Cassian Andor, interpretato da Diego Luna dell’Alleanza Ribelle, Chirrut Îmwe, interpretato da Donnie Yen, guerriero cieco devoto allo stile di vita dei JediK-2SO, interpretato da Alan Tudyk: un imponente droide di sicurezza sotratto all’impero e riprogrammato. Tudyk interpreta il personaggio tramite performance captureBaze Malbus, interpretato da Jiang Wen: un guerriero armato fino ai denti, disposto a tutto pur di proteggere i suoi compagni e in fine Riz Ahmed interpreta Bodhi Rook, capo pilota disertore dell’impero. Un squadra di outsider che ricordano gli interpreti di Quella Sporca Dozzina, un cult senza tempo dal quale senza dubbio viene preso spunto. Ma la ribellione resta è il vero motore del film, con le sue arroganti scelte di esecuzione che militano a screditare un impero forte e pieno di potere come non lo si era mai visto prima, lasciando un unico appiglio ai ribelli: la speranza.

In questa spystory, che tanto spy in fin dei conti non è, tutto diventa imprescindibilmente chiaro e meno metodico, si lascia spazio all’improvvisazione annullando i soliti principi che avevano caratterizzato la saga principale. Gli Stormtroopper prendono colore e anima mentre i funzionari imperiali acquistano spessore, finalmente dietro l’imperatore esiste una vivida e pulsante classe burocrate pronta a qualsiasi sotterfugio pur di ottenere potere. Il direttore Krennich e la sua lotta di controllo con il governatore Tarkin ne sono l’esempio. L’impero e l’alleanza ribelle prendono vita finalmente attraverso le facce dei loro comandanti troppo oscurati fino ad oggi dall’ingombrante battaglia Jedi vs Sith. E perfino quando è il passato a fare capolino dall’ingresso principale, lo fa in modo riverente rispettando la gabbia del racconto, così anche l’apparizione di Darth Vader risulta assolutamente in linea con il resto della narrazione come a voler ricordare al pubblico che in fondo siamo nella medesima galassia.

La battaglia tanto desiderata alla fine arriva e lo fa in pompa magna dando alla luce un doppio scontro terra/aria che ci cattura piacevolmente. Rogue One è storia che andava semplicemente raccontata, in grado di convincere i fan più integralisti e ostinati grazie alla sua enorme coerenza con tutto l’universo di Star Wars, perché certamente non avrà l’epicità della saga madre, ma compensa con grandi scelte visive che in tempi di terrorismo come i nostri lasciano pensare. L’impero fa saltare in aria Jedha, l’ultimo ricordo della mitologia Jedi, rappresentata come una città  di stampo mediorientale, e la ribellione non è più vista come bene assoluto ma come male necessario.

I due limiti della pellicola sono purtroppo la trama scontata schiacciata tra un prima e un dopo già ampiamente presentato ed ingombrante, e la parte centrale che prende numerose e lunghe pause risultando relativamente pesante. Va menzionato in maniera negativa il doppiaggio che in alcuni personaggi risulta essere considerevolmente inopportuno, uno su tutti quello di Saw Gerrera che i più esperti ricorderanno per via della sua precedente comparsa in The Clone Wars.

In sostanza Rogue One è il prequel necessario che amplia le grandissime potenialità di questo universo ponendosi magistralmente a cavallo tra due enormi blocchi narrativi. Un film che va assolutamente visto del quale non potrete piu fare a meno.


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