#StephenCollins / La gigantesca barba malvagia

Francesco Sinisi

La barba è sempre stata anche un simbolo socio-culturale. Per un certo periodo storico e per una certa cultura occidentale e “puritana”, essa è stata quasi pubblicamente bandita (vedi il pelatone col fez): chi ha la barba è sporco, non ha tempo di radersi, non ha voglia di “sembrare pulito”.

Se dapprima è stata simbolo di virilità e forza, poi è divenuta simbolo di erudizione e di dedizione allo studio, e quindi di debolezza. Ed è proprio così nell’ordinata cittadina di Qui, dove tutto è ben pulito, glabro, quasi spersonalizzato e spersonalizzante. Dave (che se non fosse per quella gigantesca barba “malvagia” non sarebbe stato il protagonista del racconto) fa parte di questo schema, di questo quadro di perfezione, se non per un singolo pelo sul suo viso, che sarà il deus ex machina di tutta la vicenda. Una vicenda visionaria, immaginifica, assurda quanto verosimile che analizzerà le soluzioni e le reazioni della gente di Qui dinanzi alla realizzazione del Lì, dell’altro da me, del diverso, dell’inaspettato. La gigantesca edizione della Bao Publishing come al solito realizza al meglio l’essenza del graphic novel; i disegni semplici ed evocativi del bravo Stephen Collins (che è l’autore stesso dell’opera) rappresentano esattamente il senso della storia, lasciandoci scivolare fino alla malinconica conclusione.

Un libro dal sapore agrodolce, quasi amaro direi. L’ennesimo capolavoro edito dalla casa editrice milanese: un piacere per gli occhi, la mente, le mani e il cuore. Zero azione: consigliato a chi cerca pomeriggi di riflessione.


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