#Supergirl / 2×14 – Homecoming

Luigi De Meo

Se tocca a Mon-El diventare la voce della ragione vuol dire che qualcosa sta andando storto.

In “homecoming” sembra che i personaggi, Supergirl in testa, travolti dall’ondata emotiva che il ritorno di Jeremiah porta con se, dimentichino del tutto il loro bagaglio di conoscenze e di esperienza sull’ARGUS. Quando poi la favola del padre perso e ritrovato si trasforma nell’incubo del tradimento (piuttosto prevedibile in verità) la sconfitta che ne deriva può essere bruciante e definitiva.

Jeremiah Danvers infatti sembra aver sposato la causa antialiena dell’ARGUS, e quando Supergirl e J’onn riescono a liberarlo, lui ne approfitta per rubare la lista completa degli alieni residenti sulla Terra. Una tale mole d’informazioni nelle mani sbagliate (due a caso: Henkshaw e Luthor) potrebbe far concludere questa stagione con un genocidio. Di più, Jeremiah è diventato un mostro al pari di Henkshaw, armato di un braccio robotico capace di suonarle allo stesso Martian Manhunter.

I veri punti forti di questa puntata sono due. Il primo, come già detto, è Mon-El. Il personaggio sta diventando il più sfaccettato del cast, e anche il più indecifrabile. Passa dalla completa immaturità alla saggezza nell’arco di una scena, dimostrando comunque di aver ragione nei suoi comportamenti. Inoltre qualche piccolo indizio buttato qui e là (“io so chi sei, e a Kara non farebbe piacere saperlo” lo minaccia Jeremiah) lasciano intendere che sotto il sorriso e l’immaturità si nasconda un qualcosa di oscuro.

Il secondo è la carica emotiva dei personaggi. Proprio come il Superman dei fumetti se vengono tolti i superpoteri, la genialità o l’addestramento da superagente rimangono uomini e donne che possono venire sopraffatti dalla tristezza della perdita e il dolore del tradimento.

Sarà interessante vedere come il tradimento del padre influenzerà il comportamento di Alex e Kara nelle prossime puntate.


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