#The8fulEight / Quentin esagera e non sbaglia

Fabrizio Mancini

Premessa: Sono di parte.

Amo Tarantino, amo le citazioni ben fatte, amo il cinema.

Per me è facile a questo punto inneggiare al capolavoro. È pur vero che se vi piace Tarantino quanto piace a me, sono quasi tutti capolavori.

Lo zio Quentin confeziona un piccolo grande film. Mischia i generi, prendendo i fulcri di ognuno e unendoli con cura. La componente Western è la più evidente, poi c’è la presenza feroce di quel Thriller molto pulp tarantiniano, ma c’è anche la forma più classica dei Gialli del filone whodunit alla Agatha Christie e infine anche un poco di Horror.

Entriamo lenti in una storia costruita su dialoghi impeccabili, affascinanti e divertenti. Con la solita divisione in capitoli osserviamo grandi azioni e piccoli dettagli da ogni lato. Il sangue non manca mai, come le volgarità, ma come ricorda il titolo, è l’odio a fare da padrone e questo film ne mostra parecchio, ma come tutti i personaggi di Taratino è difficile odiarli per quanto possano essere dei bastardi. Non per niente recitazione sempre ottime, sopra le righe Kurt Russell e Jennifer Jason Leigh che non mi stupirebbe affatto se vincesse l’OscarMichael Madsen mi è sembrato appesantito, tranne quando tira fuori quel sorriso da psicopatico. Tim Roth che finalmente torna ma viene riciclato in un Christoph Waltz, però è Tim e quindi all’altezza della situazione. Perfetti anche gli altri.

Poi ci sono le citazioni, che a mio avviso sono due.

La prima, forse involontaria, è l’autocitazione, tipica di Tarantino. È stato quasi come essere tornati a Le Iene, con i suoi intrighi in un piccolo spazio racchiuso.

La seconda, la più forte, a La Cosa di Carpenter. Kurt Russell, Ennio Morricone, un posto sperduto tra la neve e il dubbio su chi abbiamo di fronte.

Infine spendo due parole proprio per Ennio che ha composto una colonna sonora superba e anche qui forse l’Oscar tanto sognato…


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