#Netflix / The Expanse – La recensione

Siete anche voi stanchi di storie fantasy spacciate per fantascienza?
Forse The Expanse è quello che fa per voi, tratto da un’acclamata serie di romanzi, la serie prodotta da Syfy e distribuita in Italia da Netflix ci mette fin da subito di fronte a una triste realtà: nello spazio profondo, il peggior nemico dell’essere umano sono i suoi simili.

XXIV secolo, gran parte del Sistema Solare è stato colonizzato, Le Nazioni Unite governano la Terra, Marte ha da tempo proclamato la sua indipendenza, e a fare le spese di questo precario equilibrio politico reminiscente della Guerra Fredda sono i “Cinturiani“. Così infatti vengono chiamati gli abitanti delle stazioni spaziali nella fascia di asteroidi tra Giove e Marte, schiacciati tra il potere delle due superpotenze, e che lavorano duro per guadagnarsi la sopravvivenza; nello spazio d’altronde l’ossigeno non è gratis.

The Expanse ci offre il punto di vista di diversi personaggi, invischiati, loro malgrado, in un mistero che rischia di scuotere l’apparente situazione di pace. L’arsenale bellico terrestre funziona da deterrente con Marte, ma l’Organizzazione dei Pianeti Esterni (OPE) mira a rivendicare i diritti e la dignità dei Cinturiani, anche con l’uso della forza.

Non è un caso che la storia dei romanzi fosse inizialmente nata come ambientazione per un MMO, infatti nella serie è difficile tracciare marcate linee tra buoni e cattivi, la vicenda si svolge in un mondo verosimile, dove non tutto è rosa e fiori. Prestare aiuto una fazione porterà i protagonisti ad avere sì problemi di fiducia con le altre, ma anche tra loro stessi. Il futuro non è tempo di eroi, la pace ha un prezzo, e se quel prezzo sono vite umane, le conseguenze si faranno sentire.

Il cast comprende un memorabile Thomas Jane e un’altrettanto efficace Shohreh Aghdashloo nei ruoli, rispettivamente, di un rude detective Cinturiano e del Sottosegretario delle Nazioni Unite. Tra gli showrunner spiccano invece Mark Fergus e Hawk Ostby, duo che già si era fatto notare con “I Figli degli Uomini”, capaci di gestire una storia che si muove tra Game of Thrones e Firefly.

Non la si può definire perfetta, fa infatti un po’ di fatica ad ingranare, ma seguirla fino in fondo porta i suoi frutti, resta una piccola gemma in un panorama che negli ultimi anni è diventato sempre più arido.


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