#TheInterview / The Interview: quando la realtà rincorre la fantasia

Redazione Geek Area

Una delle principali accuse volte al mondo dei fumetti, del cinema e dell’intrattenimento in generale è l’essere sospeso a mezz’aria, senza avere solide radici nella realtà. I fumetti sono cose per bambini, i film sono passatempi e in generale ci sono cose più serie a cui badare.

Una delle responsabilità di chi opera nel mondo dell’intrattenimento è mediare tra la posizione che ho appena accennato e quella che vorrebbe volare verso lidi lontani con la fantasia. Personalmente ritengo importante, in ogni caso, creare un prodotto che sia ricollegabile a qualcosa riscontrabile tutti i giorni. Alla fin fine, anche i fantasy più spinti in qualche modo ricordano situazioni che viviamo (o ci piacerebbe vivere) in cui i protagonisti compiono scelte difficili che ricordano a noi stessi alcune circostanze della nostra vita (seppur in modo allegorico).

In questi giorni tutti abbiamo ascoltato una notizia che ha fatto scalpore: Kim Jong-un, leader della Corea del Nord, ha dichiarato che la sua nazione ha condotto con successo il test di una bomba H in scala ridotta.

Non è una cosa che si sente tutti i giorni, è qualcosa che va “oltre” l’orrore che siamo abituati a vedere, che ha risvegliato nei nostri genitori e nei nostri nonni quello spettro orribile che fu la bomba atomica e successivamente la guerra fredda.

Perché ne parliamo qui? Siamo un sito che tratta argomenti legati al mondo geek, è vero, ma crediamo sia giusto (quando possibile) fare voli pindarici senza dimenticare da dove proveniamo.

Del 2014 uscì un film che destò stupore e sollevò non poche polemiche: The Interview. Citiamo da wikipedia:

Il film avrebbe dovuto essere distribuito nelle sale cinematografiche statunitensi il 25 dicembre 2014. A causa della controversa trama del film riguardante il leader politico Kim Jong-un, nel giugno 2014 la Corea del Nord ha minacciato ritorsioni “senza pietà” verso gli Stati Uniti se non avessero impedito la distribuzione del film, etichettandolo come un “atto di guerra” e uno “sfrenato atto di terrore”.

Questa, inoltre, è la trama (dal sito Comingsoon.it):

Dave Skylark (James Franco) è il re delle interviste alle celebrità e conduttore del famoso talk show notturno “Skylark Tonight”. Il cervello dietro il successo di Dave è il suo produttore e migliore amico, Aaron Rapoport (Seth Rogen). Insoddisfatto, Aaron anela a fare un lavoro significativo. Egli realizza il sogno di una vita quando procura a Dave un’intervista con Kim Jong-Un, il dittatore misterioso e spietato della Corea del Nord. Quando Dave e Aaron si preparano a partire per la Corea del Nord, vengono avvicinati dalla CIA che chiede loro di assassinare Kim. I due accettano la missione, diventando gli uomini meno qualificati di sempre ad assassinare – o intervistare – l’uomo più pericoloso della terra.

Questo film è stata la prima cosa a cui ho pensato appena ho letto la notizia della bomba. Tutt’oggi il mondo non sa cosa sia vero e cosa sia falso, non sa cosa stia realmente accadendo in Corea del Nord, e ogni notizia che riesce a trapelare è sapientemente filtrata dal regime.

Proprio come nella vita vera, il reporter all’interno del film vede due realtà distinte e separate: quella presentata dal leader e quella che, molto lentamente e quasi “per sbaglio” riesce a filtrare dalle fitte maglie che controllano la nazione.

Questo è il fattore che mi ha colpito maggiormente quando vidi la pellicola, e oggi mi torna in mente vivo più che mai. Se guarderete questo film, non aspettatevi il capolavoro del cinema mondiale. Ci sono momenti di comicità molto divertente e momenti più cupi, come ogni commedia agrodolce ben riuscita.

Senza fare spoiler di nessuna natura, vi anticipo però che ci sarà una scena in cui il personaggio di James Franco vivrà un’esperienza particolare che farà vacillare le sue convinzioni. Resa visivamente con pochissimi elementi, in maniera (a mio parere) molto efficace, mi colpì molto.

Oggi più che mai consiglio la visione di un film che apparentemente non ha grosse pretese di denuncia, ma allo stesso tempo offre un interessante ritratto di una nazione e del mondo che la osserva da lontano.


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