#MarvelStudios / Thor Ragnarok – Il crepuscolo del sensato

(Spoiler alert)

Avevo iniziato a leggere Thor un annetto prima dell’uscita del primo film, e quando uscì al cinema ero così in fissa che feci i salti di gioia.
Poi l’accoppiata Branagh-mitologia norrena mi incuriosiva non poco.
Inutile dire che il film fu talmente brutto che riuscii ad aprire di nuovo un albo di Thor solo un mese dopo averlo visto, ovvero quando quel film talmente piatto evaporò magicamente dalla mia testa come se non fosse mai esistito.
Ho vaghi ricordi del secondo.
Credo che proprio in sala, mentre vedevo una scena, già mi ero dimenticato quella precedente, tanto il tutto era “fatto perchè deve essere fatto”, senza un minimo di pathos. Se non altro è da apprezzare che si cercò di mantenersi più sulle atmosfere fantasy e sull’appeal di Loki, vista la bidimensionalità del protagonista.
Per non parlare di Nathalie Portman che passava tutta la pellicola a fare la bella statuina (anzi, un giorno di questi mi rivedo The dark world tanto per contare quante battute dice).
Ora, su questo terzo capitolo non posso essere obiettivo.
Non rientra tanto nel trash (perchè qualcosa, per essere trash, deve essere anche a basso costo, e un film della marvel non è MAI a basso costo), ma in quel bel termine che si usa nel paesi di lingua anglofona “So bad it’s good” (Così brutto che è bello). E questi film così li amo troppo.

Il film parte praticamente come una parodia del mondo di Thor (a sua volta parodia del dio del tuono fumettistico), con un po’ di personaggi buttati lì a casaccio a dire battute che più che rimandare ai toni di “Guardiani della galassia” o “Ant-man” ricordano quelli di “Spy kids” o dei Batman di Schumacher. Surtur, in particolare (che quando spunta nel fumetto ti fa venire un’ansia manco avessi visto Chtulhu in persona) ricorda, per quoziente intellettivo e qualità del dialogo, quel capolavoro di bruttura che è il Bane di “Batman e robin” (Non so se ricordate “Flageeeeelloooo”). C’è da dire, però, che il design del personaggio è alquanto figo, nonchè fedele al Surtur fumettistico.
Si, Dottor Strange c’è.
Cioè, non si capisce perchè, esattamente. Spunta in un momento del film, all’inizio, in cui le scene si susseguono un po’ a casaccio, con incastri e colpi di scena così finti da farti partire il cervello.
Insomma, Doctor Strange c’è.
Fa qualche portale magico, tiene con la magia un boccale di birra sempre pieno (si, per quel trucco andrei anche io a trovare l’Antico), insomma, si fa notare.
Il cattivo, non è “So bad it’s good”. E’ bad è basta.
Di solito i cattivi dei film marvel sono brutti, ma questo è imbattibile.
Hela, signora di Hel, il regno dei morti, invade Asgard.
Della Hela fumettistica, di appeal e background, non ha nulla.
Si capisce che è lei solo da nome e costume.
La spiegazione del suo improvviso attacco, per chi ha letto un minimo Thor, e soprattutto “Tales of Asgard”, ti fa male al cuore (ma mai quanto il vedere il Ragnarok cinematografico). Anche qui, c’è da dire, il costume è figo, e fedele al fumetto.
Insomma, Hela, stile di combattimento di Xena principessa guerriera e follia omicida da Terminator, ammazza un po’ tutti quelli che le capitano sotto tiro.

Ma il capolavoro si odora quando si entra nel vivo della pellicola.
Sempre a casaccio, Thor si ritrova in questo mondo fantascientifico con un estetica più da retrofuturismo che da fantascienza attuale (io spero, spero con tutto me stesso che “Black Panther” abbia lo stesso design).
Le decorazioni ricordano, con le dovute differenze, quelle di Tron, con fantasie geometriche dai colori accesissimi, la musica è uno stereotipo di anni 80 di quel tipo che ora, in pieno revival 80’s, esalta un po’ tutti (me compreso).
Si, in effetti c’è molto Tron, ma anche John Carter e Carpenter, condito da sane atmosfere commedy e pazze (se vi spaccate di diseny channel).
Non c’è mordente in nulla. Non provi empatia con nessun personaggio. Facendo due più due puoi già capire come andrà a finire tutto dopo un venti minuti.
È solo pura atmosfera alla Power Rangers, ma con effetti speciali più cazzuti, più esplosioni, più effetti speciali. (E poi, ragazzi, la scena di Valchiria che si mette l’armatura. Cioè, grazie mondo). Insomma, meraviglioso.
Il personaggio più riuscito è sicuramente Valchiria, specie di fake Michelle Rodriguez, innamorata pazza dell’alcol (bimbi, non prendete esempio), con supercazzutissime macchine da guerra, un brutto carattere e un’ancora più brutta paura di Hela.
Il flashback della battaglia delle valchirie è meraviglioso. No, non perchè è trash. E’ bello davvero. Non te lo aspetti. Spunta di colpo.
Esteticamente è meraviglioso. I giochi di luce, la composizione, il rallentatore ricordano da un lato, ovviamente, Snyder, ma anche qualche quadro religioso barocco.
E lì ti vengono le lacrime agli occhi. Perchè per un attimo odori il Thor che sarebbe potuto essere ma che non è mai stato. Magari con qualche wagnerata buttata a casaccio, e vera estetica. Ma purtroppo no.


Ah, già, questo film qui dovrebbe essere, fra l’altro, anche la versione filmica di Planet Hulk. Quindi si, c’è Hulk. Anche lui un po’ a casaccio. Sul pianeta ci è arrivato per caso, guardacaso lo stesso in cui Thor e Loki arrivano per caso.
Mamma mia quando si dice la magia del cinema.
Vabbè, Hulk è il gladiatore più amato dell’arena (ovviamente), ha imparato a coniugare qualche verbo, continua a odiare Banner e a far finta che Betty Ross non sia mai esistita e che Vedova nera sia l’unico amore della sua vita.
Il solito, insomma.
Parliamo ora del finale, che è proprio brutto. Ma brutto brutto.
Insomma, Thor, dopo aver perso il martello, ha una visione di Obi-wa… eeehm, Odino, che gli dice “Usa la forza, Thor!”, non tanto come in Star Wars, quanto come in Balle Spaziali quando c’è Yogurt che dice a stella solitaria, mentre sta combattendo contro Casco nero e gli cade l’anello nel tombino, “Usa lo sforzo! L’anello non è importante, l’ho trovato nell’uovo di pasqua”.
Insomma, Mjollnir non è mai servito a una ceppa. E appena il dio del tuono lo scopre, dopo aver perso random un occhio (che fa sempre figo un occhio in meno), diventa super sayan livello 100, tipo Kratos in modalità rabbia.
E qui, finalmente, si gioisce. Perchè si capisce che la marvel ha finalmente abbracciato appieno ciò che i film del dio del tuono sono. Ovvero tutto meno che un adattamento fedele del fumetto.
E il Ragnarok? No, il Ragnarok è troppo.
Cioè, andate su wikipedia a vedere che cos’è il ragnarok nell’Edda. Andate a leggervi “Thor: Tales of Asgard”, o proprio “Thor: Ragnarok” (che anche quello non è che sia proprio un capolavoro).
Fatelo. E poi vedete com’è il ragnarok nel film. Non dico altro.
Comunque, il tutto dovrebbe magicamente portare al Thor di Straczynski e a Infinity wars.
Speriamo tutti che non lo facciano. Sappiamo tutti che lo faranno.
Che lo sforzo sia con voi.


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