#Tunué / Il Piccolo Caronte, di Sergio Algozzino e Deborah Allo – Recensione

Mirko Tommasino

C’è un giorno, nella vita di ogni individuo, in cui dovrà iniziare a camminare sulle proprie gambe, senza il sostegno di altre persone. Non si è mai pronti per quel giorno, fino a quando non si muovono i primi, incerti, passi verso l’ignoto. Questo concetto può essere applicato a molti aspetti della vita, in generale ad ogni prima volta in cui ci si misura con qualcosa di diverso da noi.

Ne Il Piccolo Caronte (edito da Tunué, collana Prospero’s Books) Sergio Algozzino e Deborah Allo tolgono le rotelle dalla bici dell’infanzia di Mono, figlio del celeberrimo nocchiero infernale. Il traghettatore dell’Ade è scomparso, e suo figlio dovrà prendere il suo posto sulle rive dell’Acheronte. Chi è Mono? Un bambino, niente di più e niente di meno. Come ogni altro coetaneo, non ha nessuna voglia di assumersi qualsiasi responsabilità, e tantomento è intenzionato a crescere.

La storia raccontata è un viaggio (non proprio allegorico) a cavallo tra la vita e la morte, che mostra con disarmante semplicità le sfumature della vita quotidiana (e dell’altrettanto quotidiana morte) ad un bambino che ignora qualsiasi cosa a riguardo. Mono è una tabula rasa, un’anima leggera entrata in contatto con le gioie e i dolori dell’umanità. Più volte nella storia della letteratura e della cultura visiva ci siamo avventurati nell’aldilà, ma raramente ciò che ci è stato descritto ha suscitato pari meraviglia in chi l’osserva. Nonostante il tema sia tutt’altro che facile da affrontare, la crescita personale del protagonista si muove con la leggerezza e l’armonia che solo lo sguardo di un bambino può avere.

La sensibilità di Sergio Algozzino brilla in più occasioni durante la lettura. Il tono del racconto non è mai fuori posto, l’alternanza di momenti cupi e momenti più ironici è misurata con coscienza, rispondendo a quell’idea di naturalezza che sta alla base della quotidianità. Il giorno straordinario di Mono, paradossalmente, è così intenso proprio perché profondamente ordinario. Il comparto grafico, dipinto con sapienza da Deborah Allo, cala l’intera vicenda in una dimensione sospesa: poco importa se in quel momento Mono è nell’aldilà o nel mondo dei vivi. I personaggi pulsano di vita anche di fronte alla morte. Allo stesso modo, le ambientazioni sono rappresentate con tridimensionalità e cura, ponendo tra le mani del lettore un universo in cui perdersi con la fantasia.

 

Caronte sparisce improvvisamente.
A riempire il suo posto lasciato vacante, e assumere la funzione di traghettatore di anime viene chiamato il piccolo Mono, che non ha per niente voglia di sostituire il padre e assumersi una tale responsabilità.
Caronte ha fatto la storia, ma Mono sarà all’altezza del suo compito?
Riuscirà alla fine a traghettare la prima anima?

 

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IL PICCOLO CARONTE

IN PREORDINE

La solitudine è peggio della morte.
Ma poi ci si abitua

 

Autore: Sergio Algozzino, Deborah Allo
Collana: Prospero’s Books Extra
Formato: 19,5×27; 144 pp a colori; cartonato

16,90 €


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