#Tunué / Maledetta Balena di Walter Chendi

Mirko Tommasino

Il mondo di un malato inizia e finisce dove il suo cono visivo si posa. Le giornate sul letto d’ospedale sono scandite da una maledetta monotonia che tinge di grigio ogni ora di sole, cucita insieme da frammenti di conversazioni captate nel dormiveglia. Walter Chendi (Gran Guinigi 2010 con La porta di Sion), autore di Maledetta Balena, conosce a fondo questa forma di esistenza, restituendola su carta senza alcun filtro. In questi tempi in cui la guerra ci viene raccontata da immagini in diretta, la narrazione derivante dalla memoria ha perso il suo fascino e la sua influenza storica. Per questo motivo leggere racconti come Maledetta Balena riserva un’esperienza a cui non siamo più abituati, fonte di emozioni forti.

La vita del soldato Giovanni Dardini procede su due binari che viaggiano parallelamente seppur a velocità diverse, dove presente e passato si incrociano con armonia. Uno dei punti di forza di questo fumetto è nella narrazione verbale e visiva, ogni parola e ogni segno sono calibrati a seconda del contesto in cui vengono pronunciati o inseriti.

Interno giorno color verde ospedale. Un’infermiera avanza nell’ambiente, accompagnata da un soliloquio del protagonista. La stanza d’ospedale è un limbo disegnato con maestria da chi ha vissuto sulla propria pelle l’infinita dilatazione delle ore, scandita da pensieri ai limiti della paranoia. Quando Giovanni si trova qui è anziano, a letto da chissà quanto tempo, impegnato nel discutere con se stesso di ciò che i suoi occhi vedono. Raramente parla o sogna di farlo, per la maggior parte del tempo trascorso lì si limita ad osservare e registrare ogni minima variazione. Vive in una stanza scarna con un calendario e un lampadario (meridiana, indispensabili entrambi per calcolare il trascorrere del tempo), dove pochi altri personaggi interagiscono con il marinaio.

I primi ricordi sono confusi, sovrapposti. C’è una nave, c’è il mare e c’è la guerra. La narrazione procede sorda in uno scenario devastato dalle bombe. Giovanni è stordito, lui è solo un cuoco armato di carta oleata che assiste impotente agli orrori del bombardamento. Il dettaglio del disegno è maniacale, al punto tale da rendere l’orrore rappresentato privo di senso, come l’infinita reiterazione delle odierne immagini di guerra.

Dopo alcune prime pagine concitate la narrazione si stabilizza alternando la monotona vita da malato a ricordi decisamente più vividi della sua condizione attuale. È il 1943, dopo essere stato ferito nel bombardamento, Giovanni viene spedito a fare il cuoco sulla Saccadia ormeggiata in un canale del nord. Completata poco prima dello scoppio della guerra, è una nave commissionata e successivamente rifiutata dalla Svezia. Quando sono i ricordi a parlare tutto sembra estremamente realistico. Ogni cosa accade in un lungo presente, dove Giovanni scopre velocemente che la situazione a bordo è molto più complicata di come possa apparire, dove ogni personaggio nasconde qualcosa per favorire i propri interessi. Quando si è per mare in mezzo al nulla, tutto assume sfumature diverse e niente può essere dato per scontato. Il racconto dei ricordi prosegue tra contrabbandieri, personaggi esiliati che rappresentano un peso per la società e tante umane emozioni. Il tutto ambientato su una nave troppo grande per essere ignorata a lungo, dove i numerosi locali inutilizzati nascondono segreti che dovrebbero restare tali.

Durante la permanenza in ospedale, la lucidità del protagonista inizia a sbiadire nel ripetersi dei giorni. Nonostante questo, Giovanni riprende lentamente consapevolezza del proprio corpo, passando in rassegna i propri arti uno per uno. Nel frattempo, il continuo ricordare favorisce le prime allucinazioni: il passato e il presente iniziano a sovrapporsi, creando una sottile superficie comune fatta di occhi, ali e becco.

Cosa colpisce di questo fumetto? L’allegoria della vita. La parabola di un uomo che prima di morire vuole provare le sensazione forte di libertà che ha assaporato in gioventù. Nel fumetto non c’è solo il cupo dramma della guerra, c’è lo sforzo di conservare la dignità di essere umano di fronte alla vecchiaia, alla malattia e alla morte. Dopo aver vissuto da protagonista la sua storia, Giovanni non accetta la costrizione ospedaliera e per questo vota ogni sforzo al ricongiungimento con il proprio corpo prima che con la mente. Nelle tavole ambientate nel passato lo vediamo giovane e forte, preda delle pulsioni più umane che ci siano; mentre nelle tavole del presente ci sentiamo immoti e inabili come lui, tristi osservatori in prima persona di un mondo che resterà identico a se stesso anche dopo la nostra morte.

Siamo noi Giovanni, quando ci sentiamo impotenti di fronte alla morte (improvvisa o annunciata che sia). Mai abbastanza distanti per non farci toccare. C’è una vita di giorno e una di notte. Una vita di solitudine e una di convivenza. Ci sono i sogni e le allucinazioni,  mentre la realtà resta relegata al corpo malato di un anziano che desidera essere libero.

Durante tutto il racconto, l’autore sembra raccomandarci una sola cosa: essere sempre artefici del nostro destino, finché avremo fiato in corpo.

Edito da Tunué, Maledetta Balena di Walter Chendi è una Graphic Novel densa di contenuti narrati con una naturalezza disarmante, nonostante il tema trattato. Trattiene il lettore incollato al fumetto fino all’ultima pagina, lasciandogli una persistente sensazione ambivalente a fine lettura. Il volume presenta, oltre la storia, dei contenuti extra: studi dei personaggi, degli ambienti e alcuni storyboard.

Riprendiamo dalla pagina del negozio dedicata:


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