#Tunuè / Storie del Barrio: la recensione

Flavia Bazzano

Per i marinai americani che vi approdano, Palma de Maiorca negli anni ’80 non è altro che uno dei tanti porti dove rimediare una bevuta e magari una señorita. Per chi ci abita, invece, è un formicaio brulicante dove ogni giorno si combattono fame, povertà e malattia con tutti i mezzi che l’ingegno o la disperazione offrono. Nel Barrio queste formiche umane si danno allo spaccio, ai piccoli furti, alla prostituzione. Volenti o nolenti, il Barrio entra loro sotto la pelle, fin nelle vene, portando con sé dei virus che intaccano l’anima; il Barrio non regala niente a nessuno e spesso si prende chi non sopporta lo sforzo di sopravvivere al suo interno. Gabi però, a differenza dei suoi amici, sogna qualcosa di differente per sé stesso: la scoperta di altri modi di esistere gli aprirà le porte d’uscita.

Storie del Barrio di Gabi Beltrán e Bartolomé Seguí, vincitore del premio Palma de Maiorca nel 2011, non è un semplice romanzo di formazione sull’adolescenza in un quartiere difficile o un mero racconto autobiografico: questo consistente volume (304 pagine) è un ritratto fedele di una realtà spietata e allo stesso tempo un diario rabbioso e poetico.

La Tunué si è dimostrata ancora una volta estremamente sensibile nel recepire le suggestioni di autori spagnoli e ispanoamericani: Beltrán e Seguí, come Paco Roca, come Tony Sandoval, mettono a nudo una parte della propria realtà in tutto il suo dolore, ma senza la nostalgia del fumettista valenciano o le intrusioni oniriche dell’artista messicano. Di Bartolomé Seguí, autore e illustratore, è apprezzabile lo stile essenziale ma non minimalista.C’è qualcosa nella veste grafica del giovane Gabi presentato dal disegnatore che ricorda Tin Tin (forse il ciuffo), ma a differenza del celebre reporter belga il ragazzo di Maiorca possiede la fiamma di un personaggio pasoliniano. Potremmo quasi sostituire i nomi iberici dei personaggi con quelli a noi lettori italiani ben più familiari di Riccetto, Marcello e Caciotta (alcuni dei personaggi di Ragazzi di vita). Come i loro corrispettivi romani, Gabi e compagni non sono innocenti già da un pezzo e volano tra lo sporco, il marcio e la violenza di un quartiere che somiglia a una borgata leggeri come le carte sporche che il vento trascina qua e là. Come Pasolini, Beltrán e Seguí hanno mostrato il vero, ma con due importanti differenze. La prima: Beltrán ha deciso di rivelarsi apertamente nel processo narrativo con un’autobiografia; la seconda: per qualcuno, in Storie del Barrio esiste una via di fuga e di autorealizzazione. Inoltre, non solo certi personaggi, ma anche la letteratura, i fumetti e la musica contribuiscono all’affrancamento dalla vita non voluta da Gabi, si fanno in un certo senso portatori di quella bellezza che nelle opere di Pasolini si riserva solo a epifanie di un sentimento sacro e inconoscibile.

Se le vicende disegnate sembrano aspre e smaliziate, l’affilatura della narrazione raggiunge il culmine nelle pagine di puro scritto. Il ragazzo è diventato un uomo e crescendo si è ammalato di vita, la sua realtà ha finito di contagiarlo. Nonostante il gap temporale che le separa, le tavole e la narrazione scritta si esaltano a vicenda in un gioco di incastri e riprese che nel complesso contribuisce a rendere quella che rischiava di presentarsi come un’opera frammentaria un unico intreccio armonioso e incredibilmente intimo.

Al momento Seguí è in Italia per la tournée di presentazione del volume: reduce dalle tappe di Latina e Roma, oggi lo troverete a  Firenze, a Bologna il 25 e 26. Il tour si chiuderà il 27 novembre a Milano.

Autore: Gabi Beltrán, Bartolomé Seguí
Collana: Prospero’s Books

Casa editrice: Tunué
Formato: 17×24; 304 pp a colori; cartonato

Prezzo: 24,90 €


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