#Tunué / The Passenger, di Carlo Carlei, Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso – Recensione

Mirko Tommasino

Il tema della Mafia è uno di quelli a cui non ci si deve abituare, e non deve essere trattato con superficialità, in nessuna occasione. La malavita organizzata è qualcosa che molti di noi si illudono di conoscere in quanto entità lontana che non li riguarda direttamente, accettando inconsciamente queste azioni malavitose, nonostante le loro conseguenze siano tangibili nella vita quotidiana.

È un argomento di cui si parla troppo spesso in sordina, rendendo i delinquenti delle maschere malvagie senz’anima, mostrandoli ancora più distanti dalla realtà, facendo apparire ancora più lontana l’ombra nera del crimine organizzato.

Leggendo The Passenger, di Carlo Carlei, Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso ho avuto una sensazione diversa, di estrema familiarità con la storia trattata nonostante la distanza geografica.

Uno dei grandi capi mafiosi, latitante da anni, torna a Palermo per risolvere alcuni conti in sospeso. Per farlo, prenderà in ostaggio un atleta americano, in viaggio di nozze con sua moglie in Sicilia.

Durante la notte trascorsa insieme, il lettore vedrà la Mafia da un punto di vista diverso rispetto al solito, osservandola dagli occhi di un mafioso che riallaccia vecchi contatti (e vecchi rancori) con un mondo che, con il tempo, è mutato profondamente. Cosa colpisce di questa scelta? Ogni personaggio viene trattato come un essere umano, mantenendo allo stesso tempo sempre viva la distinzione tra buoni e cattivi. Entrambi i protagonisti compiono azioni volte strettamente alla sopravvivenza (di sé stessi e dei propri cari), che vengono leggittimate agli occhi del lettore attraverso dialoghi pieni di contenuti etici (ricordando, in parte, lo stile del film Collateral).

Essendo ambientato ai giorni nostri, tutti i tragici avvenimenti del 1992 vengono visti come lapidi indelebili del passato. Da un lato l’orgoglio per il servizio alla nazione reso da Falcone e Borsellino, dall’altro un orgoglio uguale e contrario per aver messo a tacere chi si è comportato come non doveva.

Ogni dialogo tra l’atleta e Masino Caliguri (questo il nome di fantasia del capo latitante) è il manifesto di due ideologie forti, di uno stato contrapposto alla sua ombra. Questo è il vero punto di forza del fumetto: presentare come verosimile ogni atto (anche il più orrendo) perché giustificato da un profondo senso del dovere (leggittimo o meno) nel cuore degli uomini.

Presentare il male mostrandolo nella sua reale condizione è una scelta vincente, perché troppo spesso tendiamo a voltare il capo dall’altra parte, percependo queste azioni eccessivamente disumanizzate. Sono uomini che uccidono altri uomini, e in The Passenger vediamo questa realtà senza alcun filtro. Se pensiamo alla collana in cui è inserito dalla casa editrice (TunuéProspero’s Books), non avrebbe potuto essere altrimenti: complice il linguaggio dialettale, l’opera sembra tratta da un romanzo siciliano d’altri tempi. Qui però, non ci sono vinti, anzi, ci sono individui consapevoli del passato che portano sulle spalle e, in funzione di questo, decidono di raccoglierne l’eredità nel presente.

The Passenger, edito da Tunué (prezzo 19.90€), è un bel poliziesco con forti radici nella storia della Sicilia e dell’Italia.


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