#ValiantComics / Harbinger: Omega – Recensione

Lorenzo Cardellini

Dopo due volumi esplosivi che ci hanno condotto al centro del conflitto tra la squadra dei Renegades, guidata da Peter Stanchek e la Fondazione Harbinger, con un Toyo Harada più scatenato che mai, iniziamo, con Harbinger: Omega (sesto volume), a vedere le conseguenze del duro colpo assestato dai “ribelli” allo psiota più potente della Terra.

Joshua Dysart, che ci sta presentando un ciclo avvincente sotto ogni punto di vista con una crescita più che esponeziale, gioca bene le proprie carte ed imposta la narrazione degli eventi in modo molto più intimo, puntando all’impatto personale che gli eventi mostrati nei capitoli precedenti hanno avuto su ambedue le parti.

Ci ritroviamo, quindi, ad assistere ad una completa rivelazione di Harada-sama nei confronti del pianeta e di tutti i governi che ne fanno parte ed è proprio qui che abbiamo una gestione sapiente degli eventi da parte dello scrittore. Nonostante il duro colpo subito dalla Fondazione, la quale viene vista ora come ciò che risulta essere realmente, ciò non fa altro che accellerare i piani di Harada, che da buon personaggio poliedrico riesce ad adattarsi, mutando nel modo migliore a seconda degli eventi da affrontare.

Per la prima volta vediamo lo psiota agire d’istinto, senza aver modo di pianificare nei minimi dettagli le mosse da mettere in atto, lo troviamo sperimentare dei sentimenti molto più umani, quali l’incertezza per un futuro che non è più scritto e che non può nemmeno essere letto con largo anticipo. Vediamo affrontare tutti i problemi creati dallo sgretolamento della grande rete di controllo che era la Fondazione al suo massimo, gli psioti rimasti non sono molti e la possibilità di scovarne e reclutarne dei nuovi è svanita con il doppio attacco messo a segno dai Renegades.

Tutto sembra remare contro Harada-sama ma è proprio qui che ci viene mostrato l’inaspettato, nonché la genialità e grandezza intrinseca di un personaggio il quale, come già detto in precedenza, dovrebbe incarnare tutte le possibili aberrazioni umane, ma che con determinati ragionamenti oltre che azioni risulta essere estremamente lucido e plausibile nei propri ragionamenti. Toyo ha passato una vita ad agire nell’ombra, a nascondersi dovendo fronteggiare perennemente pericoli imminenti da ogni dove ma ora quei tempi di mosse studiate nell’oscurità sono finiti. È venuto il momento di agire, di farlo apertamente, di fronte a tutti: chi vorrà potrà non agire o dare il proprio benestare, tutti gli altri che tenteranno di opporsi verranno distrutti, senza negoziazioni di sorta.

Chi ha il potere lo userà e, grazie ad anni di macchinazioni e di geniali strategie, è Harada colui che sembra avere il coltello dalla parte del manico, anche nel momento peggiore per i propri progetti. In maniera quantomai assurda, ma perfettamente plausibile, una situazione così vantaggiosa fa propendere per una rinascita ancora più possente della Fondazione. Un unico uomo contro l’intero pianeta: non ha paura di compiere genocidi, non ha paura di assogettare popoli alla propria visione, non ha paura di essere passato dall’essere un capitalista ad un fascista dittatoriale ed è proprio tali consapevolezze che gli forniscono un ampio margine di vantaggio (e che, se preso in analisi ogni scenario, potrebbero mettere in moto eventi che porteranno alla sua più rovinosa caduta).

Credere in se stessi, nelle proprie capacità, nei propri “ideali”: crederci troppo o troppo poco, è attorno a tutto questo che girà l’intera costruzione filosofica di questo introspettivo volume. Come nel resto dell’arco narrativo ancora una volta Peter e Toyo rapprensentano gli opposti che finiscono per attrarsi. Da un lato troviamo la visione di Harada, sempre più dispotica e distopica, piena di sè e votata all’azione nel senso sia pratico che tecnico del termine, dall’altro Peter che si abbandona all’esatto opposto, nascondendosi da tutto e tutti, tornando a stordirsi in maniera massiccia con cocktail di farmaci ed alcool, arrivando a creare delle proiezioni mentali dei propri amici per non rimanere definitivamente solo.

La gente ha bisogno del ragazzo che ha avuto il coraggio di contrastare Harada, mostrando al mondo tutte le sue mostrosità, ma questo non è né pronto né tantomeno lo vuole essere. Rimarca in maniera netta la convizione che l’unico atto eroico possibile in un tale caos universale sia non agire, ed per tale motivo che continua a fuggire, riparandosi sotto la dolce coperta della dipendeza.

Harbinger: Omega edito da Valiant Comics (in italia da Star Comics) introduce questa duplice visione degli eventi, mostrando dei personaggi contrastanti che catturano il lettore con determinate azioni per poi respingerlo con altre, creando un legame di amore odio che contribuisce a renderli unici ed estremamente interessanti. L’interesse sta nel voler comprendere fino a quale punto si possano spingere per perseguire i propri ideali e in che modo i loro caratteri possano continuare ad essere sfacettati. Oltre a questo conflitto “ideale” si muovono sullo sfondo le reazioni dell’intero mondo che vede minata la propria libertà, aprendo le possibilità per un intera gamma di scenari da poter esplorare, considerata anche la base reale che viene esplorata nell’universo Valiant con l’esistenza di veri capi di stato come Obama e Putin. In appendice alla storia principale troviamo poi il numero zero di Bleeding Monk che finalmente ci mostra chiaramente le origini di questo monaco la cui esitenza sembra andare oltre il tempo stesso e che ha inizialmente addestrato Harada, svelandogli il proprio reale potere.

Scopriamo il passato di questo monaco sanquinante, che si rivela essere molto più complesso ed intricato di quanto si potrebbe inizialmente credere, in un racconto breve che svolge in maniera più che buona il proprio compito, creando la giusta dose di curiosità nel lettore per quello che la serie potrebbe portare in futuro.

Il sesto volume di Harbinger si guadagna nuovamente gli elogi con una storia che si fa sempre più avvincente, dai risvolti mai scontati e che riesce a dividere fortemente tra personaggi costruiti alla perfezione. La morale spinge ad odiare le azioni di Harada ma la sua visione delle cose, questi dittaroiali ideali comunque accompagnati da ragionamenti nient’affatto scontati e la sua dialettica riescono a instillare il dubbio, facendo amare ed odiare il personaggio, pensando all’immenso potenziale che potrebbe avere e al bene che potrebbe fare (oltre a quello già fatto) se scegliesse davvero di cambiare. Allo stesso tempo speriamo che Peter possa riuscire nell’arduo compito di trovare una propria dimensione, smettendo di subire la vita, tornando a viverla, facendosi valere con le enormi capacità che ha. In questo caso la speranza è che Peter riesca a trovare finalmente il proprio posto nel mondo, calcolando le proprie azioni e smettendo di agire, come spesso è accaduto, seguendo il puro istinto.

Vi consigliamo caldamente questo volume che articola ancor di più una trama già fitta ma ben strutturata, curiosi di capire come le cose possano svilupparsi in futuro.


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