#ValiantComics / Unity: Uccidere un Re – Recensione

Redazione Geek Area

Come analizzato durante l’articolo sull’universo narrativo condiviso, uno dei fattori maggiormente interessanti della Valiant è l’interazione tra i vari personaggi che, a seconda della testata, mutano da eroi ad antieroi. Il caso più emblematico è, a mio parere, X-O Manowar, che durante la sua vita editoriale viene approfondito talmente tanto da risultare un personaggio a tutto tondo: non l’eroe senza macchia né paura, ma nemmeno il cattivone di turno che compie azioni malvagie ingiustificate.

In Unity: Uccidere un Re, Aric di Dacia è dalla parte dei cattivi, in modo assolutamente indiscutibile. Ha occupato con violenza l’Europa Orientale, e va estirpato come la malerba dal giardino. Attorno a lui si muovono personaggi fondamentali dell’universo narrativo Valiant: La squadra speciale UNITY e Toyo Harada (creatore della squadra).

Prima del reebot del 2012 (da cui partono le nostre analisi), nel Valiant Universe del 1992 Unity era una storia di viaggi nel tempo, con linee temporali alternate, ambientata nella Lost Land (Turok), che ottenne un successo clamoroso. Nella nuova vita post reboot, la serie è firmata da Matt Kindt (Testi), Doug Braithwaite (disegni) e Brian Reber (colori) riscuotendo un grande successo di critica (nominata nel 2014 a tre Harvey Awards).

Veniamo ora ai contenuti del volume in analisi. In apertura ci viene presentato un quadro storico dei personaggi coinvolti, dall’anno ‘402 a oggi, in un’infografica che chiarisce a grandi linee perché esiste una squadra speciale Unity. Aric di Dacia invade con violenza la Romania, ma immediatamente nei modi si mostra in netto contrasto con l’azione che sta compiendo, facendo trasparire un’attenzione particolare verso la popolazione occupata.

La permanenza del popolo visigoto è vista e raccontata attraverso gli occhi di una giornalista, mentre Harada, a colloquio con Gilad (l’Eternal Warrior), una volta venuto a sapere dell’accaduto presenta a quest’ultimo i componenti della squadra, nelle cui file spicca Ninjak (che sappiamo avere un rapporto particolare con X-O Manowar). Le azioni della squadra si svolgono su due piani: uno rigorosamente stealth e un’offensiva diretta. Il primo scontro con Aric è impietoso, e l’antico condottiero ne esce nettamente vincitore, come ogni credibile minaccia inevitabile.

Da questo momento l’offensiva di Harada cambia, e cambia il rapporto che lega i personaggi. Ninjak è disperso, Livewire (psiota) viene richiamata in azione dal direttore e da Gilad, partendo insieme verso la Romania. Perché tutto questo impegno? Perché, contemporaneamente, per distruggere l’invasore la Russia vorrebbe utilizzare il nucleare, soluzione che Harada non vorrebbe rivivere sulla sua pelle. Per questo motivo, la nuova squadra deve agire con velocità e precisione. Il fumetto assume una piega diversa, più cruda e d’azione, sviluppando i rapporti tra i personaggi in campo con efficacissimi colpi di scena. Gli autori danno il meglio, raccontando i risvolti psicologici di un conflitto che non è così semplice come appare a prima vista. Emergono nuove verità e gli equilibri irrimediabilmente cambiano.

L’armatura di X-O Manowar è un oggetto molto particolare, e possiamo dire senza rischio di smentita che si tratti del reale oggetto della contesa. Durante lo sviluppo della seconda parte della serie, capiremo le reali potenzialità di un artefatto simile, con tutte le conseguenze e i contraccolpi per chiunque sia entrato in contatto con essa.

Unity: Uccidere un Re è una guerra d’ideologie, prima di essere uno scontro tra eroi ed antieroi. È un conflitto di giustizia, fedeltà e libertà, che ruota attorno ad oppressi ed oppressori, che si scambiano di posto continuamente. La complessità della storia è notevole, ma allo stesso tempo è trattata con rara linearità di rappresentazione, che rende credibile ogni scelta ed ogni posizione assunta dai vari personaggi.

Il volume edito in Italia da Star Comics è disponibile a 8.90€ sul sito ufficiale della casa editrice.


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