#Vertigo / Suiciders: l’Apocalisse secondo Bermejo

Flavia Bazzano

Il settimo sigillo è stato aperto e le sette trombe hanno squillato da tempo sulla città degli Angeli. Ma anche trent’anni dopo il Big One sopravvive un Santo. Lee Bermejo canta in sei episodi una storia di sangue e di poesia. Esce anche in Italia Suiciders.

L’universo distopico di Bermejo è diviso in due poli. New Angeles, il sanguinario paradiso fortificato su cui regnano edonismo e decadenza, e Lost Angeles, la povera, dimenticata dimora dei più poveri. Il Santo, il martire che col suo sacrificio redime la città “salvata” e la conduce all’estasi con le sue performance, è un Suicider cioè un professionista dello sport più seguito dalle masse: i Suicide Games, combattimenti all’ultimo sangue tra moderni gladiatori dotati di protesi e armature hi-tech. Nessuno lo ha mai battuto, nessuno lo ha mai visto in faccia. Sotto gli impianti e le plastiche facciali, però, l’uomo chiamato il Santo nasconde un segreto che non deve essere portato alla luce. Una morte improvvisa e un vecchio passaporto potrebbero compromettere per sempre carriera del più grande dei Suicider e persino minacciare la sua vita.

L’autore di Joker, Batman: Noël, Lex Luthor: Mano of Steel e Before Watchmen: Rorschach non sembra discostarsi dai suoi lavori precedenti di cui Suiciders sembra un coronamento. La cura michelangiolesca di Bermejo per la resa anatomica è arricchita dai colori di Matt Hollingsworth che caricano le tavole di realismo e spessore. Apprezzabili anche la verosimiglianza i dialoghi e l’intreccio armonioso tra le due linee temporali della narrazione. Paragrafando i cronisti sportivi di New Angeles, grazie a Bermejo il suicidio non è uno sport: è arte.

Edito da RW edizioni, il primo volume è disponibile nella sezione Lion, numero 22 della collana Vertigo Library.


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