#Westworld / 01×03 – The Stray

Mirko Tommasino
C’è un motivo se, in ogni racconto della fantascienza moderna, i robot hanno come ordine prioritario non arrecare danno agli esseri umani. Perché, istintivamente, noi fragili creature mortali abbiamo paura di loro, dell’eternità delle nostre stesse creazioni, sentendoci in colpa per essere, in qualche modo, le loro divinità malvagie.

Il terzo episodio di Westworld – The Stray (produzione HBO) viaggia interamente sul tema dell’evoluzione, sotto ogni aspetto possibile. Gli ospiti del parco pagano per sentirsi importanti senza correre nessun rischio reale, e questo aspetto li fa sentire liberi di fare ciò che desiderano. Questo perché gli abitanti del parco si comporteranno sempre negli stessi prevedibili modi. Se i creatori di Westworld sono le divinità, i visitatori sono i loro figli scostumati, che mettono a soqquadro ogni parte del parco.

Cancellare la memoria degli abitanti sembra concepibile come atto di clemenza da parte dei creatori ma, scavando più a fondo, verrebbe da chiedersi: clemenza verso chi o verso cosa?

Non dimentichiamo che il Dr. Robert Ford, fondatore del parco, non perde occasione per ribadire un semplice concetto: il parco non è abitato da esseri umani, quindi gli androidi devono essere trattati come tali. Anche se per alcuni (come Bernard Lowe) il confine tra creatore e creatura è labile, per altri è ancora una gerarchia ben definita e tale dovrà rimanere.

I ricordi vengono cancellati perché questi ultimi sono la base di ogni forma di apprendimento: fare tesoro delle esperienze e degli errori passati per migliorare il proprio futuro. Questo episodio mette sul piatto della bilancia un concetto affascinante: la Mente Bicamerale, da cui (secondo alcuni) trarrebbe origine il concetto di coscienza (e, dunque, di essere senziente).

Come abbiamo visto negli episodi precedenti, alcune anomalie all’interno del parco stanno apportando degli stravolgimentialle trame, creando erroricomportamenti fuori dagli schemi e loop. Una delle ipotesi che vengono formulate dai responsabili dell’attrazione è affascinante, ma porterebbe nuovamente sullo stesso piano i creatori e le loro creature, cosa che (come ribadito poco fa) sappiano non essere possibile.

Cosa sta succedendo, dunque? Qualcosa sta cambiando, dunque si sta evolvendo verso altro, e questo rappresenta un passo verso la coscienza di sé da parte di qualcosa che non dovrebbe possederla, con conseguenze mai viste. Gli umani credono di correre ai ripari ritirando ogni anomalia prima che faccia troppi danni, ma è evidente che alcuni degli addetti ai lavori sanno qualcosa in più rispetto ad altri.

Una sfumatura fondamentale che scuote dalle fondamenta il concetto di routine ciclica (nella programmazione, nella sceneggiatura e nelle giornate degli abitanti) è il cambiamento sostanziale nell’approccio che uno dei protagonisti ha nei confronti del trascorrere del tempo.

Improvvisamente i giorni assumono un’importanza diversa e la routine viene identificata in migliaia di ripetizioni quasi identiche, diventando insostenibile nei confronti delle attese e delle aspirazioni. Perché un essere non vivente dovrebbe avere simili problemi?

Ritorniamo al concetto di Mente Bicamerale. Anche qui viene considerato il fattore tempo, in quanto si ipotizza la permanenza di un codice vestigiale all’interno di alcune attrazioni, quindi va da sé il poter identificare in loro una consecutio dei giorni, un primae un dopo determinati avvenimenti non per forza ben definiti cronologicamente in loro, che inizieranno a sovrapporsi creando ancora più confusione.

La macchina perfetta smette di essere tale, e le prime minuscole crepe sembrano espandersi a macchia d’olio, ai limiti dell’incontrollabilità. Dio è onnipotente perché decide la tua storia, i tuoi hobbies (su cui fonda il tuo concetto di appartenenza) e, sempre lui, decide che il tuo tempo sia dilatato all’infinito. Cosa succede quando si mette a giocare, riscrivendo la tua storia? Cosa accade a chi interagisce con te, se non viene prontamente aggiornato anche lui?

Ogni personaggio a modo suo ha rappresentazioni simboliche della propria identità, risultando al fruitore dell’esperienza d’intrattenimento come una maschera narrativa di sé stesso. Che succede se si inserisce un fattore di complessità maggiore?

All’interno del parco le attrazioni che risultano come anomalie non possono essere inglobate efficacemente dalle altre all’interno delle varie sottotrame, dunque vengono trattate come fossero pazzi. Cos’è però la pazzia, in un mondo che non prevede comportamenti al di fuori degli schemi?

Questo episodio fornisce alcune risposte a queste domande e, come al solito, continua ad aprire nuovi quesiti etici e morali. Nel nostro mondo Alan Turing ipotizzò un test dedicato per definire se una macchina sia in grado o meno di pensare, nel mondo di Westworld i creatori si sono spinti oltre, smettendo di imitare la mente umana e creando una nuova forma di… qualcosa, che non può più rientrare nelle categorie obsolete di senziente e non senziente.

Prometeo ruba il fuoco della conoscenza agli dei, e per questo viene incatenato al monte, condannato a farsi mangiare le interiora ogni giorno, per l’eternità. Che cosa vi fa venire in mente questo mito, pensando alle anomalie e al loro ruolo nel parco?


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