#Westworld / 01×05 – Contrapasso

Mirko Tommasino

Siamo arrivati al giro di boa, e Westworld continua a regalarci episodi carichi di messaggi e sfumature che vanno ben oltre la storia in sé.

Rispetto alle puntate precedenti, la quinta puntata (Contrapasso) si pone su un piano molto più attaccato alla realtà rispetto alle precedenti, incentrate sul piano astratto. Il mondo esterno inizia a imporsi prepotentemente all’interno del parco, e la narrazione dell’episodio si concentra sui visitatori piuttosto che sugli ospiti.

Ci interroghiamo sull’indole dei visitatori, su cosa li spinga a metter piede nella terra del west e sulle conseguenze delle azioni compiute su loro stessi. Sono numerosi i riferimenti al periodo di creazione del parco, e viene svelato un aspetto inedito della faccenda: il motivo che ha portato al coinvolgimento degli investitori (dunque, del cambio di target e trama).

In precedenza il parco era un luogo diverso, ormai è chiaro a tutti. Attraverso i dialoghi di questa puntata cogliamo una sfumatura fondamentale delle critiche nei confronti degli ospiti e del loro aspetto, riflettendo sul fatto che (probabilmente) il loro essere eccessivamente simili agli esseri umani è considerabile alla stregua di un difetto che sporca la loro innata perfezione. Il riferimento chiaro all’Iperuranio di Platone contrapposto al mondo reale esprime in sintesi ciò che nelle scorse puntate abbiamo letto tra le righe: è sempre stato l’uomo a rovinare tutto con le sue passioni violente, perché non in grado di apprezzare l’armoniadella perfezione.

Possiamo ipotizzare che gli interessi degli uomini nei confronti del labirinto abbiano creato l’inferno in terra, trasformando un’oasi in un terribile miraggio, dove a farne le spese sono gli abitanti di quell’ecosistema isolato. Ai peccati compiuti fino ad oggi si aggiunge in modo inequivocabile lo spionaggio industriale, inserendo una figura ignota che sfonda le pareti immaginarie del parco e dei suoi creatori, per osservare i segreti di un meccanismo oscuro.

Sempre restando in tema peccati, il Contrappasso si esprime attraverso la punizione nei confronti di uno dei visitatori, che vede materializzarsi la sua pena. Il parco tira fuori gli istinti peggiori, quasi a testare se davvero l’occasione faccia l’uomo ladro, come se portasse dentro di sé il germe innato che lo porta a infliggere dolore e morte (Natural Born Killers)

Mentre la prospettiva degli uomini inizia a farsi sempre più ristretta e affine all’umano fallimento, le anomalie assomigliano sempre di più a degli Übermensh e Überfrau, che riescono a vedere oltre i confini prestabiliti per essi. A inizio puntata ipotizziamo che le macchine possano uccidere l’uomo come il levriero, finalmente libero, ammazza ferocemente e istintivamente il gattino (non distinguendolo da una preda giocattolo), ma lo svolgimento dell’episodio ci smentisce attraverso una scena chiave per la comprensione di alcune dinamiche.

L’ipotesi che il pistolero nero possa (probabilmente) essere un competitor d’affari del Dr Ford è sempre più tangibile, e il tanto agognato labirinto torna ad essere una chiave fisica oltre che simbolica. Poche linee di dialogo esprimono con chiarezza ed efficacia un concetto tanto semplice quanto importante: gli esseri umani entrano nel parco per trovare uno scopo alla loro vita.

Ricordate la storia del tesoro sulla bilancia? Quella in cui, per non far scattare l’allarme, era necessario mantenere il piatto su cui era poggiato il tesoro in costante equilibrio? È questa la sensazione che ho dopo ogni puntata: l’equilibrio del parco, per essere preservato, prevede che la l’emancipazione delle anomalie sia proporzionale alla perdizione degli uomini.

Il labirinto ti porta (per antonomasia) a ripercorrere la stessa strada centinaia di volte prima di trovarne l’uscita o impazzire. In un mondo dove la morte è solo l’inizio di un nuovo ciclo, in cui il retaggio delle vite precedenti bussa alla tua porta con insistenza, quale carta può prendere il posto dell’oscura mietitrice tra gli arcani maggiori?


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