#Westworld / 01×06 – The Adversary

Redazione Geek Area

Come era facile immaginare, la svolta narrativa intrapresa da Westworld si fa sempre più netta, puntata dopo puntata. In The Adversary, finalmente c’è una presa di posizione ben precisa tra gli operatori del parco e si inizia ad intravedere nettamente la sottotrama che collega tutti i personaggi in diversi schieramenti, saltando il facile cliché di buoni e cattivi.

Un personaggio chiave sta agendo nell’ombra. Attraverso le sue azioni si possono spiegare i comportamenti indotti delle anomalie e l’ignoranza a riguardo di chi, interrogandosi su queste ultime, inizia ad avere qualche risposta. La mente bicamerale(introdotta alcuni episodi fa) è il vero bug del sistema, e con un trojan ben studiato qualcuno sta agendo in modo puntuale sui comportamenti di alcune attrazioni chiave del parco, sconvolgendo definitivamente la macchina perfetta di Westworld.

Meno quesiti etici/teologici e più azione, dunque. Le anomalie proseguono il loro cammino verso l’autocoscienza, questa volta senza se e senza ma. Una di loro inizia a migliorare sé stessa, apertamente, senza nessun sotterfugio nei confronti dello spettatore. Sfrutta le sue capacità preimpostate e trova un modo per implementarle, pur servendosi ancora della componente umana (siamo a un passo dall’autosufficienza degli androidi, uno degli incubi peggiori della fantascienza).

Torniamo per un attimo all’iconografia di questo episodio, perché attraverso questa gli autori della serie hanno iniziato a smontare alcune teorie dei fan e a riportare la trama su un percorso ben definito. La puntata si apre con una meravigliosa esecuzione al pianoforte di Fake Plastic Trees dei Radiohead (già presenti in altre puntate) che tra le parole del testo racconta di esseri umani di polistirene, ridotti in pezzi, richiamo estremamente forte alle attrazioni del parco e (perché no?) ai nervi di chi gestisce il tutto.

Si parla della religione dei nativi, che venerano l’uomo leggendario (Übermensh) che torna ciclicamente in vita dopo la morte e sconfigge il suo creatore, costruendo la sua casa al centro di un labirinto inespugnabile (il Minotauro ha battuto Minosse). Attorno a questa figura ruota tutta la trama del viaggio dell’eroe, alla ricerca di questa terra promessa (il labirinto) dove spera di trovare il suo Sacro Graal (immortalità? segreti industriali?).

La distanza tra creatori e creature viene esplicitata visivamente (ed abbattuta) mediante una soluzione estremamente semplicequanto efficace: l’utilizzo dei guanti bianchi. Quando il creatore toglie quella barriera, si fa coinvolgere emotivamente dalla sua creatura, dimenticando che esiste un vuoto incolmabile tra loro, portando entrambi sullo stesso piano. Nonostante la mente degli androidi sia più potente della nostra, il loro limite sta nell’uscire dagli schemi (così si giustificano i vari tilt che hanno subito le attrazioni una volta fuori dai binari del loop), ma dati gli stravolgimenti a fine puntata, tutto è rimesso in discussione.

Durante l’episodio viene inoltre messo sul piatto un’ultimo concetto chiave, l’uccisione preventiva, perpetuando il male per mettere fine all’eterno dolore ricorsivo. Questo aspetto sarà (immagino) analizzato maggiormente nei prossimi episodi, proprio in funzione dei colpi di scena visti in questo. Sicuramente l’omicidio androide-uomo in qualche modo verrà sdoganato, e di conseguenza l’ordine delle priorità di sopravvivenza potrebbe essere invertito.


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