#Westworld / 01×07 – Trompe-l’œil

Mirko Tommasino

Con la settima puntata della prima stagione di Westworld, la serie si conferma essere scritta con cura fin nei minimi particolari, realizzando un gioco di parole nel titolo Trompe-l’oeil, che in sé racchiude perfettamente il tema che sarà rappresentato nell’episodio.

Citiamo da wikipedia:

Il trompe-l’œil (francese [tʀɔ̃pˈlœj], letteralmente “inganna l’occhio”) è un genere pittorico che, attraverso espedienti, induce nell’osservatore l’illusione di stare guardando oggetti reali e tridimensionali, in realtà dipinti su una superficie bidimensionale. Il trompe-l’œil consiste tipicamente nel dipingere un soggetto in modo sufficientemente realistico, da far sparire alla vista la parete su cui è dipinto

L’intera puntata toglie l’ennesimo velo di finzione dal parco e ne rivela l’essenza, con una trama che genera gli ennesimi incastri perfetti. Assistiamo ad alcuni sviluppi chiave all’interno del filone narrativo di varie attrazioni (che a loro volta coinvolgono esseri umani), che in buona parte rovesciano i punti di vista assodati e rimescolano le carte in tavola.

Il confine labile tra attrazioni ed ospiti viene capovolto, in modo piuttosto brusco, quasi come a voler conservare un equilibrio in ingresso e in uscita all’interno del parco, andando a toccare il tema delle aspirazioni individuali. Alcuni ospiti vorrebbero restaree, di contraltare, alcune attrazioni vorrebbero andar via (consapevolmente, senza vedere la fuga come una possibilità lontana in un tempo indefinito). La prima regola tanto ripetuta da Ford a Bernard inizia a scricchiolare, distinguere le attrazioni dagli ospiti è sempre più difficile.

Gli esseri umani vengono messi al loro posto, finalmente, una volta evidenziata la loro manifesta inferiorità intellettiva, in quanto creature fondamentalmente limitate che basano la loro esistenza su pulsioni obsolete. Chi lavora al parco smette di essere una divinità e torna ad essere un macellaio, un bambino che gioca con balocchi più grandi di lui. A differenza degli uomini, le anomalie sono consapevoli del grande piano che si sviluppa a cavallo tra la vita e la morte e, non avendo paura di quest’ultima, sono maggiormente disposte a cambiare il proprio destino, attraversando senza remore quello che per noi è il confine ultimodell’esistenza.

Finalmente, dunque, viene riconosciuta una forma di evoluzione al pensiero automatico. Figlia di un conflitto di informazioniche genera una novità (come le forme di vita che mutano dopo millenni di loop). Non avendo più un codice sorgente di riferimento da seguire a menadito, iniziano ad accadere novità comportamentali che spiegano alcuni avvenimenti delle scorse puntate, nelle relazioni tra attrazioni e con gli ospiti.

Ritorna a bomba Alice attraverso lo specchio, in una sequenza che sarà chiave nello sviluppo narrativo del personaggio coinvolto, chiudendo una parte importante del suo arco narrativo, attraverso un rovesciamento importante. In chiusura di episodio viene citato nuovamente Shakespeare (dall’Amleto):

“To die, to sleep –

To sleep, perchance to dream – ay, there’s the rub,

For in this sleep of death what dreams may come…”

Così viene abbattuto per l’ennesima volta il confine tra sogno e veglia, rendendo ancora più strumentale l’utilizzo dei sogni nella mente delle attrazioni, rivelando come il mondo duale si rifletta a tutti gli effetti sulla routine del parco.

Westworld non è più il luogo dove si sfogano i peggiori istinti, ma è il punto di partenza per la ricerca di sé stessi, sia per gli esseri umani, sia per le anomalie. Un viaggio individuale verso il centro del labirinto che non tutti sono disposti a sostenere fino in fondo. I robot immaginano nuovi mondi in cui vivere una vita differente, per poi scoprire che quegli stessi mondi non sono visioni profetiche, ma immagini latenti nella loro programmazione. Gli uomini si lasciano andare in un parco simbolo dell’oblio personale, dove la spassionata spensieratezza delle attrazioni (che sono programmate per rimuovere i ricordi peggiori e non serbare rancore) fa risvegliare la parte meno pesante del loro animo.

Ma cosa succederà a questo punto alle anomalie che portano sulle spalle i dolori di infinite esistenze?

A tre episodi dal finale di stagione sono tanti gli intrecci da chiudere, ma si inizia ad intravedere uno schema, soprattutto tra chi si occupa della gestione del parco (con obiettivi e schieramenti ormai chiari). Per scelta, dall’inizio di questa serie di analisi non parlo di teorie su dati non verificati, quindi eviterò di tediarvi con ipotesi non ancora riscontrabili con certezza, ma sappiate che, se ci saranno altri colpi di scena come quello visto in questo episodio (che volutamente non rivelo), sono tanti gli indizi sparsi nelle scorse puntate che, a posteriori, sembrano portare ad un epilogo stravolgente rispetto ai presupposti di inizio stagione.

L’unica cosa che posso dire con una buona base di certezza è che la storia raccontata fino ad ora si svolge in due piani temporali diversi (il passato legato a Dolores e a chi interagisce con lei, mentre il resto è ambientato nel presente).

Fino a che punto arriveranno gli inganni? Chi è davvero il pistolero nero e cosa troveranno i vari personaggi alla fine del viaggio, al centro del labirinto?


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