#Westworld / 01×08 – Trace Decay

Mirko Tommasino

Avete mai partecipato ad una sessione di gioco di ruolo? Durante la partita si interpreta un personaggio (generato da noi o preimpostato) e, collaborando con gli altri giocatori (salvo rari casi in cui si gioca l’uno contro l’altro) si prova a raggiungere un obiettivo comune, stabilito dal Narratore. Quest’ultimo è colui che crea la storia in cui i personaggi si muovono, accompagnando i loro passi in questa avventura. Giocatori e Narratore non sono contrapposti, ma il secondo ha il compito di mettere in difficoltà i primi durante il loro percorso, con lo scopo (a fine sessione) di divertirsi, tutti insieme.

L’ottava puntata della prima stagione di Westworld (Trace Decay) è fortemente incentrata sul tema della narrazione, descrivere un’azione per generare una storia. Fino ad oggi le attrazioni del parco hanno ricevuto direttive direttamente dai programmatori(fondatori o meno che siano), intepretando diversi personaggi all’interno di storie strutturate da altri.

La novità introdotta dall’episodio è cruciale all’interno della serie, perché ne altera totalmente gli equilibri di potere: un Uomo è Dio nella terra abitata dai Robot quando può scrivere il loro destino. Cosa diventa quando gli androidi iniziano a scrivere da soli la storia? Obsoleto.

Durante le sessioni di gioco, è necessario tenere ben distinti i ruoli: c’è chi narra la storia e chi la interpreta. È necessario farlo, perché in caso contrario la narrazione viaggerebbe su binari preimpostati, togliendo totalmente il libero arbitrio agli individui coinvolti, viziando l’esperienza e il divertimento da essa derivato. Vi ricorda qualcosa?

Riscrivere il proprio destino implica riscrivere le proprie priorità (codice sorgente), plasmandole a immagine e somiglianza della nostra volontà. Sappiamo che Ford ha eliminato le emozioni complesse dagli automi, rendendoli di fatto degli esseri sempliciincapaci di provare rancore. Sappiamo anche, allo stesso tempo, che tutto ciò non corrisponde a verità. Riscrivendo sé stesse, le attrazioni cambieranno le peculiarità che sono state loro assegnate in virtù di un semplice obiettivo: la libertà dagli oppressori umani.

L’intera serie viaggia sul filo dei ricordi, presentando diversi equivoci nati dal sovrapporsi di più linee temporali. Dolores ricorda una vita passata o immagina un’esperienza futura? Maeve viene costretta con la forza a superare il lutto peggiore dell’esistenza, e nonostante la formattazione non riesce a sopportane il peso, perchè? Cosa accadrà a Bernard?

Ford, da inizio stagione, invita chiunque a non confondere le attrazioni con gli esseri umani. E in questa puntata, nel suo dialogo con Bernard, giungiamo al Nodo Gordiano della questione: cosa differenzia gli esseri umani dagli androidi, in fin dei conti? L’autocoscienza del nostro dolore descrive la storia personale di ognuno di noi. Le attrazioni del parco sono private dei dolori delle loro vite passate per non avere una storia alle spalle, dunque per non mostrare profondità. Dare la pace emotiva ad un androide corrisponde a lobotomizzarlo, uno dei gesti che riconosciamo per antonomasia come crudeli e disumani.

Ford per la prima volta mette sullo stesso piano creatori e creature, richiudendo i primi negli stessi loop e negli stessi drammidei secondi. Se gli umani possono scappare dalla quotidianità andando a Westworld, dove possono scappare gli automi?

Maeve inizia a sentire il peso della parte dormiente della sua mente bicamerale, quella che risponde a dettami sovraordinatiinseriti da Arnold, trent’anni prima. Dolores muove i primi passi dopo tanti anni all’interno della città dove Arnold e Ford hanno sviluppato le prime attrazioni, che tra poco tornerà prepotentemente a far parte del parco, in quanto ambientazione del filone narrativo di Ford. Il pistolero nero si conferma essere un alto industriale con un oscuro passato alle spalle, confermando in qualche modo anche lui la teoria delle linee temporali multiple (Billy sposerà la donna che l’aspetta, e lei trent’anni dopo morirà durante un bagno?).

Grazie a quest’ultimo, però, ritorniamo con prepotenza al tema della puntata descritto a inizio recensione. Anche il pistolero vuole scrivere la propria linea narrativa (un po’ come fece seguendo  Dolores trent’anni prima), fuori dai binari imposti da Ford. A quanto pare tutti abbiamo la necessità di sentirci speciali ed artefici del nostro destino, anche in una situazione di finzione, non trovate? Scrive la sua storia, dunque, che a cascata coinvolge Maeve e la sua esistenza, travolgendo come una valanga tutto il resto.

Da qui, è spontaneo il collegamento alla memoria e alla sua archiviazione (richiamato nell’episodio anche dalla scena nel cimitero delle attrazioni). Sapete cosa succede ad un Hard Disk dopo numerose formattazioni e spostamenti di files? Si frammenta, in milioni di teste e code residue di files che non hanno più una collocazione, lasciando tracce aperte ovunque all’interno del supporto fisico, rallentando la macchina su cui è montato, alla ricerca di trovare una connessione tra queste informazioni frammentarie.

Vi ricorda qualcosa?

Esiste una teoria in psicologia chiamata Trace Decay Theory of Forgetting (traccia di decadimento lasciata dal meccanismo del meccanismo mnemonico della rimozione), in cui si parla di memoria che lascia tracce all’interno del sistema nervoso, attraverso cambiamenti fisici o chimici. Secondo questa teoria, la memoria va scomparendo nel corso naturale del tempo e le informazioni che sono state scritte al momento dell’immisione di una nuova nozione, lasciano dietro di esse un residuo, quando scompaiono.

I cervelli delle attrazioni sono frammentati, contenendo infinite memorie di vite passate, e la loro forma (visibile in un paio di fotogrammi della puntata) ricorda molto la struttura del labirinto. Come per Maeve, anche Bernard ha ancora dei residui di ricordi, ed entrambi hanno il codice sorgente modificato, che non impedisce loro di uccidere gli esseri umani. Si è aperto uno scenario discretamente interessante, non credete?

Ormai è inutile procedere con altre speculazioni sulla storia, siamo arrivati al culmine della narrazione preparatoria alla rivoltadei robot. Prendiamo posto a valle e godiamoci la valanga.

One man’s life or death were but a small price to pay for the acquirement of the knowledge which I sought, for the dominion I should acquire and transmit over the elemental foes of our race.

Frankenstein – Mary Shelley (Dr Ford, rivolto a Bernard)


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