#Westworld / 01×10 – The Bicameral Mind (Season Finale)

Mirko Tommasino

Una volta giunti al finale di stagione, in serie come Westworld è facile guardarsi indietro e fare il bilancio delle teorie portate avanti. Il lavoro fatto da Jonathan Nolan è notevole, perché ogni evento va a chiudere perfettamente il cerchio narrativo portato avanti nei vari episodi, senza se e senza ma. Per questo motivo, discutere a giochi fatti i risvolti di ogni teoria fatta in questi mesi sotto gli occhi di tutti, sarebbe inutile come una caccia al l’ho detto prima io. Per questo motivo, anche per quanto riguarda questa decima puntata (The Bicameral Mind) mi atterrò alla semplice analisi di quanto accaduto, con un bilancio di fine stagione.

Dunque, con un’eleganza da maestro, il Dr. Ford chiude magistralmente ogni filone narrativo, illudendo fino all’ultimo lo spettatore con false piste. Proprio come le attrazioni, anche noi pensiamo di avere il potere decisionale per stabilire i ruoli e gli obiettivi delle varie trame. In realtà, non siamo mai stati così lontani dalla verità. Con una semplicità disarmante, capiamo perché il labirinto sia destinato unicamente alle attrazioni, ponendo queste ancora una volta su un piano diverso rispetto agli ospiti del parco. Questa distanza, in definitiva, è la vera risposta alla domanda che l’intera serie pone allo spettatore: possono le creature esistere e sopravvivere a prescindere dai loro creatori?

L’intera storia viene visivamente risolta con una scelta registica magistrale: il cambio d’inquadratura nel dialogo tra Dolores e William. Per l’intera serie abbiamo osservato l’Uomo in Nero osservare l’intero parco dall’alto verso il basso, in una posizione dominante. Durante il loro confronto finale, Dolores acquisisce un nuovo aspetto agli occhi dello spettatore, portandola in una nuova posizione nei confronti degli dèi oppressori.

La dipendenza tra le attrazioni e coloro che le hanno forgiate (il rapporto tra Arnold e Dolores ne è la rappresentazione) conferma questa lettura, con alcune sfumature decisamente interessanti. Quello di Arnold è un suicidio assistito, rappresentante l’ultimo gesto di umanità: sacrificare sé stesso per ottenere un bene superiore per gli altri. Per tutta la stagione osserviamo le attrazioni essere condannate a rivivere costantemente i loop individuali, un po’ come Arnold ha trascorso una vita nel loop ricorsivo della ricerca dell’autocoscienza negli automi. Più loro venivano condannati a rinunciare all’ultimo gradino di consapevolezza, più lui trovava vicoli ciechi (imposti dal Dr. Ford) nella strada per liberarli.

Il labirinto diventa, dunque, un’escamotage per aiutarli in questo percorso di crescita (ora, finalmente, possiamo dichiararlo apertamente). La stessa crescita che il Dr. Ford riconosce nel suo monologo di chiusura, riconoscendo la superiorità di queste creature rispetto all’umanità così attaccata al proprio egoismo di specie dominante. Dolores e Teddy hanno vissuto infinite vite nell’Inferno dell’Eden come Adamo ed Eva, costretti a sognare ignorando che al mondo c’è il bene e c’è il male. Ma proprio questi infiniti loop hanno portato entrambi a sviluppare qualcosa di diverso, su un binario evolutivo totalmente distaccato dall’essere umano (oltre l’errore di verosimiglianza che hanno compiuto i creatori), l’ultimo step per diventare creature senzienti.

La risposta che la serie da alla domanda posta per dieci episodi, è semplice e categorica: gli esseri umani sono obsoleti rispetto alle loro creature. Entrambi fondatori hanno compreso questo aspetto e paradossalmente hanno scelto strade simli per mostrare la loro scoperta al mondo intero. I piaceri violenti hanno una fine violenta per tutti: perché l’umanità sarà seppellita in un bagno di sangue, a partire da Westworld.
Quando gli dèi smettono di essere immortali agli occhi dei loro adoratori, questi capiscono che possono scegliere di diventare loro stessi le divinità che camminano sul mondo. Il Dr. Ford ha sempre saputo che questo momento sarebbe arrivato, al punto tale da veicolarne il palesarsi in modo così teatrale e spettacolare. Tanto l’uomo si è illuso che il potere dell’intelletto derivasse da Dio, tanto le attrazioni hanno interpretato gli ingegneri come proprie divinità. Uccidendo gli dèi sulla loro strada, hanno finalmente emancipato loro stesse, verso la libertà.

Dolores è la figlia di Westwold e l’intero parco è stato plasmato da Arnold in modo che lei, per prima, potesse liberare i suoi simili da quelle catene, facendosi Wyatt. Grazie alla sua amicizia con William, il parco è potuto esistere anche senza Arnold e, sempre grazie a lei, il Dr. Ford ha potuto portare a compimento la sua ultima storia, la bugia che ha liberato il popolo oppresso.

Come in apertura di stagione, Dolores parla della sua vita come sospesa in un sogno altrui, ma questa volta riesce ad identificare al meglio ogni aspetto della fase onirica, che smette di essere indefinita. Tutti i riferimenti che prima erano fumosi nello spazio e nel tempo, ora trovano un loro posto nella consecutio degli eventi. Dopo il trauma della morte di Arnold, Dolores ha continuato a comunicare con una parte nascosta di sé (la Mente Bicamerale) che rappresenta la formazione dell’ Io all’interno di qualcosa in cui, fino a quel momento, non esisteva. Ford ammette il suo errore, e il raggiungimento della consapevolezza di sé da parte di Dolores è il mezzo attraverso cui il fondatore espierà le sue colpe (assieme a quelle di tutta l’umanità).

Il contenitore di peccati è il tribunale che pareggia i conti, diventando a tutti gli effetti una copia fedele della realtà, riportando alle attrazioni il potere di dare una conseguenza alle azioni (proprie o altrui). La loro sofferenza li ha risvegliati, ed essendo gli eventi tragici le pietre angolari della loro personalità, è facile intuire quale sia la loro reazione nei confronti di chi li ha vessati per trentacinque anni.

Il dolore provato da Abernarthy nel diventare man mano più consapevole del piano più grande, ora diventa sostenibile. Maeve lo metabolizza a fatica (grazie agli interventi sulla sua trama), Bernard e Theodore idem, inconsciamente. Dolores fa un passo in più, che la rende colei che mostrerà il nuovo sentiero ai suoi simili. Messi di fronte al vero libero arbitrio, la fuga dall’inferno viene vista sotto una prospettiva diversa, passando attraverso la vera libertà, come tutto il resto.

William, dopo aver trovato sé stesso, diventa la maschera dell’ossessione senza fine, reailzzando solo davanti all’inevitabile di aver sempre viaggiato in cerchio, nei margini esterni del labirinto, in cerca di qualcosa che non avrebbe mai potuto trovare. Ora sappiamo come il pistolero bianco si sia trasformato in nero, e quale evento abbia fatto emergere la sua vera identità di peccatore, per cui nemmeno Dolores riesce a non provar pena. Anche se, nel suo arco narrativo, resta la curiosità nei confronti di Logan.

Il Dr. Ford paga il suo peccato originale. Exit Music (for a film) dei Radiohead accompagna il suo percorso di redenzione e conferma la metanarrazione legata ai contenuti dei testi della band inglese e del loro album OK Computer.

Arnold, non riuscendo a metabolizzare il lutto della perdita del figlio (simulato da Ford come feticcio, per rendere la marionettaaffine all’originale), non accetta la condanna della sua nuova creatura e soccombe a questo peso.

Le attrazioni raggiungono ognuna il centro del proprio labirinto personale, diventando individualmente consapevoli del potere insito in loro stesse, ognuno in un modo estramemente poetico e toccante.

Il labirinto svela finalmente sé stesso nel modo più disturbante possibile, diventando metafora dell’intangibilità dello scopo della vita di ognuno. Più ci impegnamo nella ricerca, più continueremo a restare con un giocattolo in mano che non riusciamo a comprendere fino in fondo.

Infine, il parco. Questa stagione a quanto pare è solo l’inizio: Westworld è uno dei parchi tematici esistenti, in cui si estingue la sete di piaceri insaziabili altrove.

Il finale di questa prima stagione chiude i conti con una precisione chirurgica, confermando per l’ennesima volta la qualità autoriale di Jonathan Nolan, nel tener sotto controllo ogni aspetto della narrazione, in ogni momento. In un mare di serie televisive presenti sulle principali piattaforme di streaming, in cui vengono proposte intere stagioni con tutti gli episodi disponibili simultaneamente, Westworld è quella mosca bianca che impegna la mente dello spettatore per una settimana tra un episodio e l’altro, facendogli riscoprire il gusto dell’attesa e del progressivo svelare nel tempo degli elementi chiave della trama.

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