#Wilder / Black Rock #1: Il Guardiano – Recensione

Filippo Garofalo

C’erano una volta, in un lontano e sperduto villaggio, una roccia, un guardiano e una frontiera. No, non è una barzelletta… sono i tre protagonisti del primo capitolo di Black Rock, nuova serie edita da Wilder scritta da Dario Sicchio e disegnata da Jacopo Vanni, con i colori di Francesco Segala e il logo/lettering di Maria Letizia Mirabella.

Circondato da una catena montuosa, in una valle, sorge un piccolo villaggio, al cui centro si trova una misteriosa roccia nera. Che si tratti della stessa roccia da cui prende il nome il fumetto? Probabile. Si vede solamente all’inizio in un paio di tavole, nessuno ne parla o riferisce dettagli in merito. Il Sole sorge e Abe, l’uomo conosciuto come il Guardiano, si appresta ad adempiere al suo dovere dirigendosi alla frontiera. Nel suo tragitto incontra altri cittadini che, dialogando con lui, ci svelano alcuni particolari interessanti. Per quanto personaggi della comunità come l’Allevatore o il Carpentiere si sforzino di svolgere le loro mansioni, il villaggio è sull’orlo di rimanere senza provviste, senza nulla. Sono in attesa, perciò, dell’arrivo del Pellegrino, figura misteriosa apparentemente poco amata dal villaggio, che ogni primo giorno di luna nuova giunge con delle offerte. Veniamo a conoscenza di un’ulteriore figura, che si aggira nel villaggio,  quanto mai inquietante, l’Uomo che Piange. Si tratta di uno spettro che dicono si manifesti solo dove ci sia tragedia e dolore, e questo la dice lunga sullo svolgimento futuro della trama. Infine, dopo ulteriori incontri, il Guardiano giunge alla frontiera si siede e attende, perchè questo è il suo ruolo, la sua vita. La sua attesa, però, sarà presto interrotta, perchè Loro stanno arrivando.

Il Guardiano è visto come il punto di riferimento della comunità. Apparentemente sicuro di sè e capace nel gestire la divisione dei compiti, egli sembra celare un lato di leggero timore e preoccupazione per l’arrivo di Loro, potenziali nemici che giungeranno dalle Montagne Nere.

Mi sento di definire Black Rock come un western noir che, sin dalle prime pagine, assume toni cupi e tenebrosi. Dietro ogni personaggio che ci viene presentato sembra nascondersi una storia di sofferenze e perdite. Come infatti afferma la Maestra: “Qui tutti abbiamo le nostre ferite”. Fin dalla prima pagina, si respira un’aria di inquietudine e mistero che, insieme a un finale a sopresa riesce perfettamente ad incuriosire il lettore quanto basta per volerne immediatamente il seguito. Una storia caratterizzata dall’elemento esoterico che, come si può vedere gia all’inizio, sembra essere uno dei componenti cardine della trama.

La narrazione è scorrevole ed asciutta, fornendo una lettura veloce e immediata. L’efficacia di questo stile si fa notare in particolar modo nel finale, dove il ritmo quasi stressante della narrazione, fa percepire al lettore il pericolo incombente. Per quanto mi riguarda, lo sceneggiatore, così, riesce appieno nel processo di immedesimazione lettore-personaggio, portandolo ad attendere il prossimo episodio con trepidazione.

Per quanto riguarda il comparto grafico, Jacopo Vanni ci presenta dei disegni molto efficaci per il genere, sfoggiando un sapiente uso delle chine e dei neri. Una cura particolare viene dedicata ai personaggi e in particolare al protagonista, donandogli un’aria cupa perfetta per il personaggio. Ai colori Francesco Segala gioca parecchio con i contrasti chiaroscuri, riuscendo in un’eccezionale colorazione quasi grafica che dona l’atmosfera giusta a tutta la scena. Un esempio ne sono le Montagne Nere che, così, si fanno promotrici dell’ignoto che, in questo caso, sorprende.

Gli episodi usciranno con una cadenza mensile. Potete visionare il primo capitolo di Black Rock qui, e ricordate… La frontiera porta sempre qualche sorpresa.

 

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