#Wilder / Il Cuore della Cittá #2: Qualcosa era successo – Recensione

Redazione Geek Area

Se c’é una cosa che ho notato delle serie targate Wilder é che tutte hanno in comune un alone di oscuritá, chi piú chi meno, che si dipana e infittisce di capitolo in capitolo. Quando, un mese fa, venne pubblicato il primo capitolo de Il Cuore della Cittá (lo trovate qui), lo divorai in pochi secondi, proprio come la Cittá vorrebbe fare con il protagonista. Arrivai a fine lettura con emozioni contrastanti. Rimasi estasiato dalla bellezza pittorica dei disegni di Giulio Rincione, che sembrano rappresentare la storia come se fosse un unico grande affresco verticale, e dal tratto nervoso e surreale che a volte l’autore rende padrone della scena. Le parole utilizzate da Francesco Savino per mostrarci il vero volto della Cittá mi impressionarono. Frase dopo frase, si viene coinvolti in un linguaggio altamente metaforico e simbolico, che rende perfettamente l’idea di ció che lo scrittore ci vuole comunicare.

La Cittá viene dipinta, letteralmente e metaforicamente, come un mostro. Insidiosa, marcia, sede di vizi e dell’annullamento d’identitá, risucchia in una spirale di totale condizionamento ed apatia chiunque vi si avventuri. Il Cuore della Cittá é un’odissea che artista e autore ci propongono, portata all’estremo da figure allegoriche e dai colori che forniscono alla storia uno scenario apocalittico. Per quanto surreale, la storia puó facilmente rispecchiare l’idea che molte persona hanno della cittá, dai turisti ai semplici fuorisede. Il processo di integrazione in una nuova citta é sempre arduo e richiede volontá e non tutti sono disposti a farlo. Chiaramente é molto piú semplice scappare dinanzi le difficoltá… ma questo il nostro protagonista l’ha sempre saputo.

Se il primo capitolo era stato un’introduzione al viaggio che attende il protagonista e del Sindacato, misteriosa cerchia di ribelli al controllo della Cittá, il secondo ci fornisce qualche dettaglio in piú sul passato del personaggio. I motivi per spostarsi in un’altra cittá possono essere molteplici, famiglia, lavoro… o una fuga dal passato. Il capitolo si presenta meno riflessivo e filosofico del primo per dare maggiore spazio all’avventura vera e propria del protagonista. I ritmi sono piú frenetici, c’é poco tempo, non puó permettersi di perdere. Cammina per le strade incontrando figure dalle fattezze mitologiche che non sono altro che la rappresentazione di episodi del suo passato, quello che non è riuscito ad affrontare a testa alta, da cui è fuggito. Ma stavolta no. Non ci sta. Non intende farsi intrappolare dallo stupore che può colpire un nuovo arrivato, dall’indifferenza che lo caratterizza una volta conosciuta la città, dalla rabbia che lo pervade quando manifesta il desiderio di altri bisogni. Non si farà salvare neanche dal Sindacato, è rimasto solo. Lui contro la Città.

Savino prosegue la sua narrazione ermetica, scavando nelle ansie e nelle paure del protagonista. Si insidia in ogni anfratto della Città per mostrarci i suoi inganni e pericoli. La sua visione non è lontana da quella di molti lettori. che potrebbero condividere la stessa immagine dell’ignoto, di sfida e di ostacolo che rappresenta una metropoli. Lo sceneggiatore sceglie, almeno per il momento, di lasciare il protagonista nell’anonimato. Ciascuno di noi potrebbe metterci il proprio nome in quei balloon. Un’esperienza così conflittuale, tolti certi estremi, sarebbe plausibilissima nelle nostre menti. Restare o scappare? Affrontare le conseguenze delle proprie scelte o ritornare sui propri passi? In soli due capitoli Savino riesce, attraverso l’utilizzo di parole mirate, lasciando niente al caso, a distruggere e ricostruire la personalità di un uomo. Lo fa risollevare, pronto per affrontare il suo peggior nemico… se stesso. Poche pagine sono in grado di fornire un prodotto molto valido, di suscitare forti emozioni nel lettore e di fargli riflettere anche sulla sua persona.

Con una sceneggiatura di questo calibro, era necessario che si facesse affidamento su un disegnatore che potesse rappresentarla in modo preciso e profondo, personificando il linguaggio ricco di simbolismi. Un compito non facile ma che Rincione svolge magistralmente. Le pennellate disordinate e spezzate sullo sfondo rendono perfettamente l’aria di tensione che si respira. I colori scelti per gli ambienti esterni, grigi e cupi, soffocano i tentativi di quelli più luminosi di emergere. Si intravedono flebili, ma nulla possono contro le tenebre della Città. Il team creativo è in sintonia perfetta. Parola dopo parola i disegni prendono vita rendendo il Cuore della Città un webcomic di alto livello.

Purtroppo però, anche nelle opere di grande livello artistico sorge qualche inevitabile pecca. L’ho notata subito dopo aver finito il primo capitolo… Il Cuore della Città sarà costituito solo da tre capitoli! Io che ero già pronto a narrare delle grandi gesta di questo team per almeno qualche altro episodio, sarò costretto a fermarmi con l’ultimo capitolo in uscita tra un mese, sempre su Wilder.

Trovate il secondo capitolo qui.

Ci vediamo tra un mese per l’episodio conclusivo de Il Cuore della Città.

 

So long Bubs!


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