#ManFont / Yamazaki 18 Years: Aftermath – Recensione

Yamazaki 18 Years
Daniel Spanò

Ognuno di noi attende il Lucca Comics & Games per un motivo. Il mio è Yamazaki 18 Years del Gentlemen Kaiju Club.

multiverso yamazaki

Il Multiverso di Yamazaki

Giunto al quarto volume (quinto se consideriamo anche il volume della serie Apocrypha dello scorso anno), Yamazaki 18 Years è diventato oramai un “Must Have” tra le proposte lucchesi, sia per lo spessore dei suoi autori, sia per la curiosità che questo multiverso ancora inesplorato ha instaurato nei suoi lettori: Siamo passati da un “Vol.1“, poco più che una valvola di sfogo, a questo “Vol.4“, che afferma con prepotenza le intenzioni del Gentlemen Kaiju Club.

cani Kaiju

Gli Studi dei Cani Kaiju

Ma veniamo a noi. Questo “Aftermath” è temporalmente ambientato dopo gli avvenimenti del volume precedente: L’unico Kyoday Defender rimasto in vita è Nangila, la Red Baroness è scomparsa e Stephen-H e Dawn sono gli unici ad essere rimasti nella base.

Impostata come una sorta di “racconto Flashback” la trama, come nel Vol.3, è lineare e tutti e tre i “File” sono sequenziali, segnale che qualcosa, nell’universo di Yamazaki sta cambiando. É evidente infatti che i tre autori romani stanno cercando di mettere le fondamenta per quella che in futuro potrebbe trasformarsi in una serie a tutti gli effetti, dando loro la possibilità di esplorare un’infintà di mondi, e perchè no, di approfondire quelli di cui ci è già stato dato un piccolo assaggio.

Morte di David Messina

“Morte” di David Messina

Una menzione particolare va fatta sull’esordio su Yamazaki di David Messina come autore unico. David, per questo volume quattro, ha deciso di non avvalersi del supporto del Demiurgo Diego Cajelli, tirando fuori una storia diversa, che mette in risalto il lato psicologico del nostro protagonista letteralmente faccia a faccia con la Morte, ma, a differenza di quello che ci si poteva aspettare, senza far perdere dinamicità alla narrazione, dandomi quasi l’impressione, vuoi la citazione a “Wait and bleed” degli Slipkont, di trovarmi davanti ad un videoclip musicale di quelli “cazzutissimi“.

Se non vi ho dato abbastanza motivazioni per immergervi in questo fantastico mondo, rilancio dicendovi che, dopo Marco Checchetto, Andres Mossa, Sara Pichelli  e Fabrizio De Tommaso (per il Volume della serie Apocrypha), la cover di questo “Yamazaki 18 Years: Aftermath” è ad opera di Mahmud Asrar, si quel Mahmud Asrar.La Cover di Mahmud Asrar

Insomma, questo gruppo di loschi figuri, formato da David Messina, Valerio Schiti e Paolo Villanelli, è riuscito, ancora una volta, a farmi sentire come un Fan di GoT arrivato all’ultima puntata della stagione.

Uno l’anno è troppo poco. Datemene ancora.


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