#Yamazaki18yearsApocrypha / David Messina e l’universo di Yamazaki 18 Years

Daniel Spanò

La sorsa settimana vi abbiamo annunciato che Geek Area sarà media partner del progetto Apocrypha, che quest’anno vedrà la collaborazione tra ManFont, Gentlemen Kaiju Club e la Scuola Internazionale di Comics

Abbiamo dunque pensato di intercettare David Messina, responsabile del progetto #Yamazaky18YearsApocrypha, e fargli alcune domande sull’universo di Yamazaki e sul suo ruolo di Editor. 

 

Ciao David, grazie mille per la disponibilità. Prima di cominciare a parlare del tuo ruolo nel progetto Apocrypha, perché non ci spieghi come nasce il progetto Yamazaky 18Years del Gentlemen Kaiju Club?

Ciao a voi! Allora Yamazaki nelle nostre intenzioni nasce come manifestazione concreta di quello che è il progetto del Kaiju Club, fondato da me, Valerio Schiti ed Emanuel Simeoni nel 2014, con lo scopo di lavorare insieme per lavori di Design e Concept. Dato che sia io che Valerio che Emanuel ci siamo trovati a contatto anche con il mondo dei videogiochi, del toys design e con quello della televisione, ci piaceva l’idea di affrontare questo tipi di lavori insieme. Dato però che tutti e tre (adesso quattro, visto che Paolo Villanelli si è unito a noi alla scorsa Lucca) veniamo da un mondo che amiamo molto, quello del fumetto, ci piaceva l’idea di far uscire ogni anno qualcosa che fosse legato esclusivamente al fumetto, inteso come mezzo d’espressione e come media, che in un qualche modo rappresentasse noi come gruppo e lo spirito che ci anima:

Tre persone che stanno facendo un lavoro che amano, che vogliono realizzarlo in modo estremamente divertito e divertente, senza nessuna pretesa di retorica impegnata o artistica.

Quello che ci stiamo divertendo a fare con il Kaiju Club è fare un fumetto per il gusto del divertimento.

Da qui parte, infatti, l’idea di riallacciarci all’ immaginario giapponese dei Kaiju Eiga, ovvero dei film di mostri giganteschi che distruggono le città, e tutti i loro derivati: dal sottogenere Tokusatsu a Pacific Rim con i robottoni e via dicendo.

È un aspetto più caciarone e divertito del fumetto, anche perché l’atteggiamento con cui lavoriamo su questo progetto è proprio quello di un gruppo di amici che si sta divertendo.

Di solito quando dobbiamo decidere cosa fare con il volume di Yamazaky che vogliamo fare uscire per Lucca funziona più o meno così: ci chiediamo cosa ci va di raccontare. Se vogliamo fare storie individuali o se, invece, ci piace l’idea di creare qualcosa insieme.

Buttiamo giù un elenco di idee e concetti e su quello costruiamo un’idea di base che poi affidiamo a Diego Cajelli che, assieme a Rita Petruccioli e Luca Bertelè (ma anche Carmine Di Giandomenico, Marco Checchetto e Andres Mossa) si sono prestati in questi tre anni a giocare con noi!

Abbiamo voluto chiamare il nostro volume antologico come se fosse un liquore: lo Yamazaki18years, (uno dei più prestigiosi liquori giapponesi, come ci ha spiegato Michele Foschini della BAO, che all’inizio ci ha aiutati facendoci da consulente) perché ci piaceva che suggerisse l’idea del distillato di tutto quello che ci piace e che uscisse una sola volta l’anno, ovviamente in occasione del Lucca Comics and Games.

 

Parliamo invece del progetto Apocrypha, pensato e realizzato in collaborazione con la ManFont. Come nasce l’dea di affidare le vostre creazioni, il vostro concetto di divertimenti e di narrazione ad altri sceneggiatori e disegnatori?

La cosa nasce fondamentalmente dal mio lavoro come insegnante presso la Scuola Internazionale di Comics. La scuola realizza da qualche anno un Master in Fumetto, che è una sorta di laboratorio dove tutto quello che è stato il percorso formativo dei ragazzi viene convogliato nella realizzazione e nella pubblicazione di un albo vero e proprio. 

Personalmente ho cominciato ad occuparmi del Master da insegnante solo lo scorso anno, e il nostro primo progetto di questo tipo è stato Arcana Mater Apocrypha, con cui abbiamo iniziato la collaborazione con Manfredi Toraldo (e la Manfont) che nel contempo aveva reso Arcana Mater un universo open source, dove chiunque poteva realizzare le proprie storie.

Il volume è andato bene, al punto che quando quest’anno ci siamo trovati a programmare il nuovo anno scolastico e il nuovo master, ci siamo trovati ad avere le classi raddoppiate.

Parlando dunque con Giorgia Caterini, direttrice didattica della scuola, Manfredi, ed i miei colleghi del Kaiju Club, è uscita questa idea di “prestare” il multiverso di Yamazaki18years a questa nuona generazione di sceneggiatori e disegnatori.

Da un punto di vista personale (ma penso di poter parlare anche a nome di Emanuel, Valerio e Paolo), questa decisione è la messa in pratica di un discorso che spesso faccio con i miei studenti: il fumetto deve essere prima di tutto divertimento.

Secondo me è necessario creare una sorta di complicità con il lettore, come dice anche Scott McLoud nello splendido “Capire Il Fumetto”.

A volte lo si fa con storie molto personali e drammatiche, a volte condividendo le proprie paure ma anche e soprattutto (per chi inizia) attraverso il meccanismo per cui se io mi diverto, anche il lettore percepirà il mio divertimento. Mi piaceva l’idea di introdurre nel mondo del fumetto professionale dei ragazzi attraverso questo tipo di approccio: leggero, giocoso ma non per questo meno professionale e serio (ma non per forza serioso), lavorando con un iter che fosse esattamente quello di quando si lavora per grosse case editrici quali Marvel, IDW o DC.

Insieme a Sara Pichelli e Gianfranco Tartaglia (gli altri due insegnanti del Master), abbiamo organizzato dei workshop con degli sceneggiatori, con Manfredi Toraldo e Diego Cajelli dove è stato fatto fatto uno studio dei due volumi prodotti dal Kaiju Club, dei loro contenuti e della cifra stilistica.

lo stesso tipo di lavorazione che abbiamo utilizzato quando abbiamo dovuto creare ROM per la IDW o quando Valerio (Schiti ndr) ha realizzato i guardiani della galassia per la Marvel, stavolta però applicato al nostro universo.

A livello narrativo si voleva lasciare liberi i ragazzi di creare storie che permettessero loro di spaziare a livello immaginifico e visionario, permettendo la creazione di veri e propri nuovi universi, mondi differenti, per permettergli di prendere contatto con quello che è l’aspetto più ludico del fumetto. 

Io sono del parere che se un aspirante autore (sceneggiatore e disegnatore) riesce a prendere contatto con questo aspetto, riuscirà in qualche modo a portarlo in ogni suo lavoro, anche in quelli più seri e cupi da un punto dal vista narrativo, il lettore lo percepirà rimanendone ancora più coinvolto.

 

Yamazaki si presta molto bene a questa tua visione, basti pensare al concetto che muove l’universo che avete creato: l’incidente bannister.

La cosa divertente del concetto alla base dell’Incidente Bannister e alla creazione di quello che è il vero e proprio multiverso di Yamazaki18years (perché come si evincerà ancora meglio dalla lettura di Yamazaki18YearsApocrypha e del terzo volume di Yamazaki18years, si tratta di un intero multiverso), è che tutto questo si basa su vere teorie quantistiche studiate da Diego Cajelli. 

Tutto quello che si legge li si basa su una solida masse scientifica legata alla teoria dei Quanti, che Diego ha studiato approfonditamente.

 

Sappiamo benissimo che sei un insegnante e che quindi hai un determinato rapporto con gli studenti, questa volta però in questo progetto hai ricoperto per lo più il ruolo di Editor, quindi la mia domanda è: dove finisce l’insegnante e dove inizia l’editor in questa esperienza?

Partiamo da un presupposto: La prima cosa che abbiamo detto ai nostri studenti quando abbiamo iniziato il Master è stato di smettere di guardare a noi come insegnanti, che sono figure che in un qualche modo ricoprono anche un ruolo maieutico (ovvero di sostegno e di supporto dal punto di vista pratico della realizzazione delle tavole) e di cominciare a vederci come una degli editor, che sono figure decisamente più pragmatiche.

Quando un editor ti fa notare che una sequenza non funziona, può anche dirti cosa non funziona, ma poi non si metterà lì con te a sistemarla. 

Questo approccio ci serviva sopratutto per responsabilizzare i ragazzi, che altrimenti si sarebbero continuati a sentire studenti ed avrebbero continuato a fare affidamento sulla disponibilità del’ insegnante a correggere i loro errori.

Quello a cui puntiamo con il Master è di formare dei professionisti all’interno della struttura della scuola ma, anche e soprattutto, di aiutarli a sviluppare una di capacità di autoanalisi ed autocritica, soprattutto di disciplina. Devo ammettere che siamo stati molto duri con gli studenti, tant’è che ognuno di loro ti potrebbe raccontare di quante volte hanno dovuto ridisegnare delle sequenze, tavole intere, studi dei personaggi, etc etc.

Tutte le illustrazioni che abbiamo realizzato per promuovere i due volumi sono state ridisegnate e reinchiostrate almeno due/tre volte da ognuno di loro, perché ormai dovevano entrare nella forma mentis per cui la qualità del disegno  non deve essere più legata al caso.

Quello che chiedevamo loro è che la ricerca della qualità fosse una costante, e l’unico modo per averlo era farli lavorare e ri-lavorare sulle stesse cose fino a che non avessero il controllo del loro talento.

 

Come ti sei trovato nei panni dell’editor?

Credo che la differenza fondamentale è che l’insegnante è una figura che prende parte ad un processo di crescita del ragazzo, che non necessariamente termina alla fine del proprio ciclo di insegnamento.

Ho studenti che uno o due anni dopo la fine del corso sono diventati professionisti, e so di essere stato solo un tassello nel loro processo di crescita.

L’editor invece è una figura che ha un ruolo in un determinato processo di creativo che deve portare ad un prodotto concreto.

Essendo io una persona estremamente pragmatica, mi piace molto la figura del’ editor, perché alla fine so che avrò tra le mani il risultato concreto di quanto fatto con loro.

Come insegnante mi piace il momento in cui condivido ciò che so con i ragazzi, mettendomi nella condizione di dare loro tutto ciò che ho imparato finora, costringendomi così ad andare avanti per poter dare ancora di più, però non è detto che io veda i risultati subito. 

Invece so che tra tre mesi io avrò tra le mani un albo che è il risultato del mio lavoro come editor

 

Alla fine di tutto questo lavoro, puoi ritenerti soddisfatto?

Si, devo dire di essere molto soddisfatto di quello che è il risultato finora (ho supervisionato tutte le matite dei 2 volumi), e mi rendo conto di non essere stato il loro insegnante preferito di questi 4 anni vissuti alla Comics perché non ci sono andato giù leggero con loro!

D’altra parte mi piace pensare che tutto questo li abbia preparati a rapportarsi al mondo professionale e sopratutto di avergli insegnato che fare un lavoro che ti piace e che ti diverte non per forza significa un approccio superficiale al lavoro. 

Questo mi fa credere di averli aiutati a diventare rigorosi con loro stessi e allo stesso tempo a divertirsi con quello che stanno facendo.

 

Che ruolo ha ricoperto invece la ManFont in questo progetto?

Beh, oltre a tutto il supporto logistico, la ManFont ha partecipato anche all’ aspetto creativo: gli sceneggiatori infatti, sono alcuni studenti del corso di sceneggiatura della sede torinese della Scuola Internazionale di Comics, preparati da Manfredi Toraldo (quindi in sostanza ManFont!), e supervisionati da Diego Cajelli che gli ha fatto da vero e proprio showrunner.

Infatti la struttura di lavoro in cui hanno lavorato gli sceneggiatori della scuola di Torino non è ne più ne meno quella che Joss Wedhon utilizza per le serie di Buffy ed Angel alla Dark Horse, o per i suoi show televisivi: Diego Cajelli e Manfredi Toraldo hanno preso gli sceneggiatori, li hanno introdotti all’ universo di Yamazaki18Years, hanno dato loro tutti gli input e selezionato i soggetti migliori.

Una volta completate e corrette le storie, nel corso di un workshop intensivo di 2 giorni è stato spiegato ai disegnatori il concetto dietro quell’universo e quelle storie, affinché i disegnatori fossero parte integrante del lavoro creativo assieme agli sceneggiatori. 

La ManFont ci ha fornito proprio questo strumento di connessione tra sceneggiatori e disegnatori, ma sopratutto ci ha fornito degli sceneggiatori con una capacità di scrittura, per quanto giovane, molto solida. 

 

Quanto lavoro c’è stato da parte vostra e da parte dei ragazzi?

Diciamo che il lavoro più lungo è stato quello di preparazione. La scelta delle storie, la creazione dei team creativi che paradossalmente è durata quasi metà del Master, ho cominciato a far fare loro della tavole per metterli sotto pressione.

Era un lavoro che aveva soprattutto lo scopo di far ridisegnare loro le tavole due o tre volte, ponendo i ragazzi sempre in una posizione “scomoda” dal punto di vista realizzativo, per vedere sin dove potevamo spingerli e costringerli così a tirare fuori la loro vera personalità, caratteriale e stilistica.

Il fatto che tu sia un bravo disegnatore non vuol dire affatto che sia anche un bravo fumettista, potresti non essere in grado di sopportare la pressione e avevo bisogno di scoprirlo prima di metterli al lavoro su 2700Apocrypha o Yamazaki18yearsApocrypha!

Non potevo permettermi il lusso, durante la realizzazione del volume vero e proprio, che un disegnatore mi scoppiasse sotto pressione e che mi realizzasse o delle tavole orribili o nessuna tavola, quindi ho avuto bisogno di metterli alla prova prima, durante i primi quattro/cinque mesi del corso. 

Contemporaneamente, dal’ altra parte, Manfredi Toraldo stava preparando gli sceneggiatori e Diego Cajelli li stava introducendo e seguendo attraverso l’ universo di Yamazaki18Years.

 

Avete intenzione di proseguire questo tipo di progetto anche per i prossimi anni?

Si, la nostra intenzione è quella di proseguire ogni anno con la realizzazione della linea Apocrypha, che sarà una vera a propria etichetta che raccoglierà tutti i volumi realizzati in collaborazione tra la Scuola Internazionale di Comics e la ManFont. 

Ora, se in questo tipo di collaborazione entrerà ancora in futuro o meno il KaijuClub, ancora non lo sappiamo.

Ogni anno Sara Pichelli, Gianfranco Tartaglia, Giorgia Caterini, Manfredi Toraldo ed io ci riuniamo per valutare gli studenti e cominciare a decidere in quale direzione è meglio muoversi.

 

Come è stato per gli studenti approcciarsi a questo multiverso? come hanno affrontato questo confronto con tre professionisti quali voi del kaiju siete?

All’ inizio sono rimasti un po tutti basiti!

Nella loro testa, per anni, si sono preparati ad affrontare Nathan Never, Dylan Dog, l’Uomo Ragno, Batman.

Ovvero personaggi che in un qualche modo avevano metabolizzato, e visto disegnati in tantissimi modi diversi da tanti autori, ma sopratutto dei quali non avevano un contatto diretto con i loro creatori, e quindi questo distacco in un qualche modo li faceva sentire più tranquilli!

Invece si sono ritrovati ad affrontare dei personaggi minori, che sono si delle creazioni fatte per gioco, ma dei quali loro conoscevano gli autori in prima persona, e di cui sarebbero stati i primi ad interpretarli dopo i loro stessi creatori! Per cui se avessero tappato sarebbero stati ripresi direttamente da loro.

La parte più insolita è stata probabilmente quando ho messo in contatto alcuni di loro direttamente con Emanuel Simeoni e Valerio Schiti, per chiedere loro informazioni o specifiche stilistiche sui personaggi che avevano creato.

Superata la fase di iniziale disagio però, ognuno di loro si è sentito parte di quel processo creativo, sopratutto perchè noi li abbiamo disegnati solo per un albo, per una storia.

I ragazzi che invece lavoravano su 2700, invece, hanno sentito un po’ più la pressione, perché all’ inizio, essendo giovani, non conoscevano quello che era il passato di 2700.

Una piccola curiosità: ti hanno fatto morire anche questa volta?

Assolutamente si! C’è un albo, non dico quale, nel quale mi è stato riservato lo stesso destino di Tom hardy in Mad max, e per essere sicuri che non fossi sopravvissuto, mi hanno tranciato a metà!

 

Non ci resta che aspettare Lucca Comics and Games per mettere le mani su questi due volumi.

Ringraziamo David per la sua immensa disponibilità e vi ricordiamo che ogni settimana ci saranno nuovi aggiornamenti sul progetto “Apocrypha”!


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