#zerocalcare / Ferro e Piume

Francesco Sinisi

Ultimamente il fumetto gode di un certo riconoscimento pubblico. I giornali, la radio e la TV se ne occupano spesso, ormai. La pubblicità e le trasmissioni televisive ospitano autori e opere a fumetti di ogni genere.

Uno dei maggiori rappresentanti del fumetto italiano oggi è sicuramente (a dispetto della sua profonda umiltà) Michele Rech, conosciuto ai più come Zerocalcare, autore di opere di succeso quali ‘La profezia dell’Armadillo’, il recente ‘Dimentica il mio nome’ e l’ultimo ‘L’elenco telefonico degli accolli’ (potete trovare una sua interessante intervista QUI  ).

Sulla scia di questa rivalutazione generale della nona arte, alcune riviste come Wired o Best Movie e alcuni quotidiani, uno fra tutti La Repubblica, hanno affidato alcune rubriche alle vignette proprio di Zerocalcare.

L’1 ottobre scorso, il settimanale Internazionale ha pubblicato ‘Ferro e piume’, il secondo reportage (dopo ‘Kobane calling’ del 16 gennaio) dell’esperienza personale di Michele Rech con Rojava Calling e la Resistenza Curda, un racconto on the road sulle strade aspre della Siria al confine turco. Un racconto commovente; l’incontro con Nasrin, la comandante delle unità di protezione delle donne del Rojava; un racconto che Zerocalcare, come pochi, sa rendere profondo e divertente, leggero ma assolutamente importante. In 28 pagine, senza nessuna pretesa da trattato di geopolitica, è illustrato magistralmente il senso di quello per cui si resiste ancora a Kobane e dintorni…

E tra quella sensazione di ferro e piume, tra i mitra e i calzini di Hangry Birds, tra i Barbapapà e il granito, in quella specie di sospensione tra la vita che oggi è guerra e la vita che ieri era lavoro e vorresti che tornasse, gli occhi si bagnano di lacrime, lacrime di commozione e di grasse risate, come succede quando vedi Benigni, o ascolti Caparezza, o leggi Pirandello… quella commovente sensazione che il mondo fa ridere e soffrire e che la sua Storia, il suo destino, ci appartiene e c’è gente che ne muore. Che grandezza! Che spessore in un fumetto!

Limortaccitua, Calcà!*

*”A Roma, limortaccitua può essere uno sfregio o una carezza, dipende tutto da chi lo dice, quando e con che inflessione”.


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