#SaldaPress / Redneck Vol 1 – In fondo al cuore – Recensione

I vampiri sono sempre stati uno dei temi cardine della letteratura horror, nella narrativa, al cinema o nei fumetti.
Un tema declinato secondo varianti più o meno originali, ora in chiave spiccatamente noir, ora in chiave più soft, fiabesca, persino umoristica o romantica.

Ultimamente la tendenza sembra essere quella di un avvicinamento alle persone normali. Sempre più spesso i vampiri ci vengono narrati come creature che, allontanandosi dalla tetra nobiltà dei modelli classici, vivono o cercano di vivere come i comuni mortali, tra di essi, senza considerarli vittime deboli e sostanzialmente disprezzabili. Anzi, a volte persino temendoli.
I vampiri del terzo millennio hanno un animo umano e con gli uomini condividono debolezze, paure, passioni e fragilità.

In questo trend, ma con spiccate peculiarità e precisi caratteri di originalità, si inserisce Redneck, serie di scuderia Image a marchio Skybound, creata e scritta dall’astro in ascesa del fumetto USA Donny Cates e disegnata da Lisandro Estherren.
In Italia la serie esce per Saldapress, che ha di recente pubblicato il Volume 1, dal sottotitolo “In fondo al cuore“, che contiene lo story-arc con i primi sei numeri della saga.

Il mondo è cambiato dal tempo dei vampiri “classici”, e così cambia pure il rapporto con gli umani.
Come si sa, paletti di frassino e raggi di sole permettendo, i vampiri sono immortali. Qualità che può renderli perfetti attraversatori del tempo per raccontare diverse epoche e momenti storici.
E Donny Cates non si è lasciato sfuggire l’occasione, facendone uno dei tratti identitari di una saga che è sopratutto da leggere in chiave metaforica.

Redneck, letteralmente “collo rosso”, è il termine dispregiativo con cui sono indicati i contadini del sud degli Stati Uniti. La storia è ambientata a Sulphur Springs, nel rurale, polveroso, popolare Texas nord-orientale, e affonda le radici nella guerra d’indipendenza. Precisamente la battaglia di Alamo del 1836, quando Bartlett, un disertore, viene fatto preda di un gruppo di vampiri, i Bowman, vampirizzato a sua volta e, dopo non poche traversie, accolto nel clan. Ma i guai cominciati allora continueranno a perseguitarlo ancora a lungo.

Il clan Bowman è retto da JV, leader e fautore del nuovo corso che mira alla convivenza pacifica con gli umani. JV rimane tutto sommato collaterale rispetto a Bartlett, che è il vero protagonista e cui è legato da un affetto fraterno; ci sono poi i suoi figli Greg, Slap e Seamus, la piccola Perry, dai poteri telepatici e il nonno, padre di JV, un vampiro vecchio stile consumato dall’odio nel corpo e nell’anima e assetato di sangue, potere e vendetta.

L’uso metaforico della vicenda da parte di Cates  è efficace e rivela elementi probabilmente autobiografici di un percorso esistenziale spesso tortuoso, fatto di contrasti generazionali, bruschi e improvvisi cambiamenti traumatici.
Quel che succede a Bartlett è qualcosa che entra all’improvviso nella vita di una persona e la sconvolge, in maniera inaspettata, travolgendola e cambiandola per sempre, a prescindere dalla sua volontà.

Venirne fuori, liberarsi da un destino che si impossessa della propria vita non è facile, di certo impossibile farlo da soli.
È un percorso di guarigione, catarsi, accettazione del cambiamento, perdono e riconciliazione, sopratutto con se stessi e con il proprio passato.
Non un poco realistico lieto fine (non esiste lieto fine quando vivi per sempre), ma uno snodo verso un percorso esistenziale tutt’altro che definito.

L’opera di Cates è perfettamente riuscita, gli ingredienti ben dosati; la storia,  godibile e piacevole, cattura e coinvolge con i ritmi giusti, grazie al realismo del vissuto e delle emozioni che rappresenta.

I disegni sono assolutamente in tono con il mood del racconto; il tratto di Estherren e i colori caldi e sporchi di Dee Cunniffe rendono alla perfezione gli stati d’animo dei protagonisti e le atmosfere della vicenda, i momenti di stasi e di intensità emotiva, l’esplosività dinamica delle scene d’azione.

Il contenuto metaforico, motore e anima della storia, e la struttura action, robusto e accattivante telaio del racconto, sono intarsiati alla perfezione.
Non solo anima quindi, ma corpo, azione, muscoli, sangue.
Redneck è anche una storia d’assedio, di odio e vendetta, fuoco e morte. Una storia di persone che cercano in tutti i modi di sfuggire al proprio inferno in terra.
Se mai ci riusciranno, e come, lo sapremo solo in un seguito nei confronti del quale è ora assolutamente legittimo nutrire il massimo delle aspettative.


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