#20thCenturyFox / Kingsman e il Cerchio d’oro

Fabrizio Mancini

Questa forse potrebbe non essere una vera recensione su Kingsman, ma un’ode a Matthew Vaugh.

Dal mio punto di vista uno che ha realizzato due film incredibili come i due Kingsman e che è sposato con Claudia Shiffer ha già vinto tutto. Mi concentrerò comunque sul film.

Vi parla qualcuno che appena vide il primo film, lo inserì nella sua lista di film preferiti, questo perché sono una fanatico Bondiano, amo tutta la saga, da 007 – Licenza di uccidere con il caro Sean Connery, a Spectre con l’amabile Danielone Craig.

E sono consapevole che Bond si è evoluto, andando su una linea più seriosa, si potrebbe dire realistica, abbandonando sempre di più i gadget che hanno caratterizzato la saga fino all’approdo del biondo glaciale, anche se, Spectre sopratutto, ha qualche buon gadget classico, ma niente di esagerato come possono apparire i vecchi 007.

I due film di Kingsman sono esattamente ciò che sarebbe potuto diventare questo super accessoriato Bond ai giorni nostri, tutto ciò che la spia inglese più famosa non può più essere.

Matthew Vaugh è probabilmente il miglior regista/sceneggiatore di cinecomic, nessun ombroso DC della Warner, nessun giocherellone Marvel della Diseny, no, ora vince il Millarworld della Fox.

Le immagini di Vaugh riempiono gli occhi di azione estrema e inquadrature impossibili, degne di un fumetto. Accompagnato dalla solita compagna di testi Jane Goldman, con cui scrive da tutta la carriera, confezionano una storia che ricalca molto per struttura il film predecessore.

Il rischio, dopo il grande successo del primo, era non riuscire a mantenere quel livello, ma la missione è compiuta con estremo successo.
I personaggi, TUTTI, hanno una caratterizzazione precisa data da una base stereotipata adattissima al genere, che però prende forma rendendoli profondi e complessi, ovviamente per i principali è una cosa più manifesta, ma che viene espressa anche in piccolo in tutti gli altri.

Lode totale al Presidente degli Stati Uniti interpretato da Bruce Greenwood, e a Elton John nei panni di se stesso, il Rocket Man vi farà letteralmente saltare sulla poltrona del cinema.

Il cast è di livello esageratamente alto, dopo i già citati ci sono le conferme di Colin Firth e Mark Strong, a cui si aggiungono nomi grossi come Halle Berry, Jeff Bridges, Julienne Moore (tutti premi Oscar), Channing Tatum, Pedro Pascal, Michael Gambon e Emily Watson. Non proprio i primi scemi che passano.

Inquietante è dir poco per Poppy, il cattivo di Julienne Moore, che forse è l’unico personaggio importante con meno spessore, non che non lo abbia, ma ci sono altre spinte in gioco che superano la sua, forse è veramente l’unica pecca di tutto il film. E questo non significa la solita banalità “se il cattivo non funziona, non funziona nemmeno il film”. No, sono le famigerate forze antagoniste a funzionare, e qui ne abbiamo a bizzeffe.

Conferma anche per l’aspetto estremo che rappresenta Kingsman, non ci sono vie di mezzo, ma assoluti. Non parlo solo a livello visivo. Un momento ridi come un pazzo, il momento dopo sei in angoscia, poi sei esaltato dall’azione, e in un attimo sei rattristato da un momento toccante. Le scelte narrative sono sempre estreme in questa storia, e non vi sgancerete mai dalla trama.

Kingsman è intrattenimento vero, un altalena di emozioni diverse, in alto i calici e standing ovation. Nella trepidante attesa del terzo capitolo, andrò a rivedere Il cerchio d’oro al cinema.

 

p.s. per chi ha visto il film:
Non ascolterò mai più Take me home, Country Roads.


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