#saldaPress / Aliens: Salvezza e Sacrificio – Recensione

Fabrizio Mancini

Questa di Aliens: Salvezza e Sacrificio non è una recensione. Anzi, ha la forma di una recensione, ma in realtà sono io che vi chiedo perché non avete ancora preso questo volume.

Provo ad essere serio e professionale, e quindi voglio evitare di pensare che su Salvezza abbiamo testi di Dave Gibbons su disegni di Mignola, mentre su Sacrificio i testi di Peter Milligan su disegni di Paul Johnson.

Facciamo finta che questi nomi non ci spaventino, o che non sappiamo minimamente chi siano.

Entrambe le storie sono state partorite nel ‘93, un anno dopo Alien 3 di Fincher. Il loro accostamento in un unico volume è quantomeno perfetto, data la natura intrinseca dei volumi, che fa sembrare uno il sequel spirituale dell’altro.

Spirituale non è una parola casuale, il tema della religione è centrale e per quanto entrambe le storie si muovano su quasi gli stessi archetipi di Aliens, sono storie profondamente diverse e originali.

In Salvezza, un uomo, membro della nave-cargo nova maru, abbandona la nave costretto dal suo capitano. Insieme finiscono in un pianetoide sconosciuto. L’uomo affida ogni suo pensiero a Dio, mentre il capitano cade velocemente in un vortice di fatale follia, colpa del carico della nave. Indovinate cosa stavano trasportando. La nave principale si schianta sul pianeta, portando quindi anche il mortale carico.

Una one-shot in cui vi assicuro che non manca niente di ciò che ha reso Aliens una saga incredibile, con dei disegni che tuttora farebbero impallidire molti, considerando che si tratta di un Mignola che aveva appena iniziato a lavorare su Hellboy (l’uscita di questa storia è datata novembre del ‘93, a metà fra la prima apparizione di Hellboy nell’estate dello stesso anno, e della prima pubblicazione avvenuta in quello successivo).

Salvezza è forse una delle storie più ciniche della saga. Scendono in campo sentimenti così ancestrali che cancellano ogni forma di senso civile raggiunto dall’uomo, facendolo regredire ad una sorta di cavernicolo ben equipaggiato e con una buona forma di linguaggio.

È questo che lo xenomorfo fa agli uomini che sono ancora vivi. Toglie loro tutta l’umanità, mostrando una natura più egoistica, ma dopotutto la sopravvivenza è anche questa.

Esattamente della stessa parrocchia è Sacrificio.

Dopo un naufragio, una donna molto credente si ritrova in una comunità di rifugiati, minacciato da una creatura (giochiamo sempre a indovina chi?). Ma un tremendo segreto si nasconde tra i superstiti. Questa donna si troverà davanti ad una situazione in cui l’uomo, pur di sopravvivere, ha sacrificato tutta o quasi la sua umanità. Ma ci sono diverse forme di sacrificio, lei gliene insegnerà una nuova.

I disegni di Johnson sono eterei ma anche cruenti e spaventosi esattamente come la falsa salvezza che questi rifugiati hanno trovato.

Due storie che si cercano a vicenda, si sfiorano, si parlano. Per quanto appaiono lontane, sono come gemelle.


Comments are closed.