#AmoreAiTempiDeiFumetti / Cinzia di Ortolani e La Contorsionista di Piccioni/Blengino

Fabrizio Mancini

State per leggere un articolo un po’ strano.

No, non è un confronto tra due prodotti apparentemente opposti e contrari.

Qui si parla di come il mezzo fumetto riesca a parlare in modo originale di un tema teoricamente banale. Quante volte vedete un qualunque prodotto che, come una dichiarazione di guerra, urli la sua voglia di parlare d’amore. Che sia un romanzo, un film o, nel nostro caso, un fumetto.
Il recentissimo Cinzia di Leo Ortolani (edito da BAO), e il precedente La Contorsionista di Rossano Piccioni e Luca Blengino (Edizioni Inkiostro), sono tra le migliori storie che trattano del famigerato sentimento, ma in maniera diversa.
Diverso è la parola chiave di questo articolo, perché lo è di questi due ottimi fumetti.
Per chi ancora non li avesse letti farò un breve sunto delle due storie, nella speranza di convincerci a recuperare entrambi il prima possibile.

La Contorsionista racconta di come un desiderio sessuale, spinto da curiosità e noia, possa trasformarsi in un limbo tra ossessione e amore. A finire in questo limbo è Julius, uno scrittore erotico di successo che ha sessualmente provato di tutto e ora cerca qualcosa di diverso.

Tutt’altra cosa è Cinzia. Chi segue Rat-Man conosce il personaggio, ma non questa versione. Per chi invece non sa chi sia, Cinzia, all’anagrafe Paul, è un transessuale che sogna il grande amore a tal punto che per arrivarci è pronta a fronteggiare la sua diversità. 

Sono stato breve, ma questo vi basta per capire quanto queste storie siano diverse dal solito, nonostante abbia accennato vagamente alla storia. Perché è ancora stranamente forte la concezione che il fumetto sia solo un parente scemo o menomato del cinema, ma il fumetto può scavare la sua nicchia tra i grandi medium sfruttando la sua diversità, grazie a storie come queste.

Perché sto facendo questo discorso?

Perché agli sgoccioli del 2018 c’è tanto di sdoganato che si sta trasformando in normalità, che si parli di storie, quante volte riuscite a capire come potrebbero andare le cose in un film perché le avete già viste da qualche parte? Oppure che si tratti di vita reale. Per quanto non siano aspetti quotidiani per molti, avere una vita sessuale dissoluta o incontrare un transessuale non è più così impensabile. Questo non toglie che ai più certe cose appaiano come estranee, forse pericolose, sicuramente diverse. Spesso si cerca di raccontare queste cose da un punto di vista a noi consono. Non succede però in La Contorsionista e in Cinzia. Qui si racconta la diversità dal punto di vista di chi è, per noi *banalotti, diverso. 

Ma cosa significa questa parola? Nel nostro caso qui si compie il miracolo dell’empatia. Non mi stuferò mai di scassare le palle al riguardo. Quanto è tremendamente facile vedere il meglio figo o figa del bigoncio. E vogliamo essere come Indiana Jones, come Lara Croft, come Dylan Dog, come Harley Quinn. Nessuno vuole essere Jar-Jar Binks, eppure anche lui, da qualche parte nel cumulo di stereotipi di cui è fatto, ha dei sentimenti. Sentimenti di cui bene o male a nessuno frega un cazzo di niente, me compreso. Perché Jar-Jar è brutto, è strambo, è stupido. Però è un essere senziente anche lui, e un bravo narratore saprebbe farvelo amare.

La cultura sociale di questo periodo si è totalmente allontanata da quello che è il nostro retaggio narrativo: l’amore per gli sporchi, brutti e cattivi. Il neorealismo è uno dei fulcri, ma per dargli una sfumatura più pop basta citare Fantozzi. Perché ci fa riderissimo (perdonatemi, ma rende l’idea), quando la signorina Silvani lo frega in ogni modo o quando Direttore Conte Catellani lo chiama coglionazzo. Eppure l’amore di Pina, disposta a tutto per suo marito, ci fa stare male. E al 38esimo coglionazzo e a 49 a 2 di punteggio, Fantozzi incontrò di nuovo lo sguardo di sua moglie. Ci ricordiamo tutti come va a finire, vero? La rivalsa del poveraccio, del diverso. E noi a gioire con lui.

Perché noi, che siamo dalla parte opposta della storia, quasi mai siamo Dylan Dog, ma più spesso siamo Rat-man.

Adesso prendete quella forza empatica, mettetela su un “nuovo diverso”, e fategli patire le più terribili pene d’amore.
Blengino e Piccioni da una parte, Ortolani dall’altra, riescono a descrivere un sentimento del tutto sconosciuto alla massa. Eccola la grandezza del fumetto, che permette di essere diverso anche nel mainstream.
L’amore ai tempi dei fumetti è qualcosa di inimmaginabile. Mi sono ritrovato ad eccitarmi leggendo le follie di Julius, o a sentire le farfalle nello stomaco insieme a Cinzia. Perché alla fine dei conti la meraviglia di una storia è quando riesce a farti provare qualcosa di diverso. Perché l’amore è questo, essere perennemente una cosa, finché non incontri qualcuno che ti fa provare per la prima volta qualcosa di nuovo, di diverso.

Un’altra prova di come il fumetto stia raccontando storie migliori di quelle che trovate su una qualunque piattaforma streaming, perché diverse dal solito.

*banalotti sta per banali bigotti, ma nonostante questo c’è amore anche per noi.


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