#BaoPublishing / Motor Girl di Terry Moore – La recensione

Bao Publishing ha da poco pubblicato in volume unico Motor Girl, opera di Terry Moore (Strangers in Paradise, Echo, Rachel Rising), distribuita negli USA in 10 numeri tra il 2016 e il 2017 per Abstract Studios, marchio indipendente dello stesso artista.

Protagonista è Samantha, Sam, una bellissima ragazza con la passione (e l’orecchio) per i motori, che gestisce insieme a Mike, un gorilla parlante, un’attività di sfasciacarrozze nel mezzo del deserto del Nevada.

Il primo approccio con la lettura fa pensare a una serie di possibilità. Si tratta di una storia di motori? Si tratta di una storia di animali parlanti? O forse di una storia di alieni, perché ben presto arrivano pure loro. Ma sono piccoli e buffi. Allora è una storia umoristica? Ma ci sono anche i cattivi e le armi. È quindi una storia di azione?
Motor Girl è un po’ tutto questo, ma è sopratutto altro.

Quella che abbiamo tra le mani è in realtà una storia che ci parla della guerra e in particolare di ciò che la guerra fa alle persone. Perché Sam è una reduce del conflitto in Iraq, dove ha visto e vissuto di tutto: bombe, morte, prigionia, tortura, dolore, sofferenza. Un’esperienza orribile che le ha lasciato una scheggia nel cervello e un trauma interiore di cui non riesce a liberarsi, forse perché non vuole farlo.

Moore tratta con rispetto un tema serio e impegnativo, racconta il vissuto della protagonista senza pretenziosità, con realismo e delicatezza.
Non si prende troppo sul serio e usa un umorismo soffice e raffinato per veicolare speranza e ottimismo e concedere a Sam una via d’uscita.

In questa storia l’eroina fisicamente perfetta, forte ed efficiente, ha una dimensione in più, quella interiore, vera, che non può sopportare l’orrore, il dolore e la violenza della guerra, e allora va in protezione, creando un mondo capace di compensare vuoto e devastazione. Un mondo alieno in cui vivono un gorilla brontolone, simpatico e bonario, extraterrestri dall’aspetto di bambini e cattivi che non sempre sono tali. E quelli che lo sono davvero vengono sconfitti.

Sam riesce a recuperare, mantenere e proteggere la sua innocenza; a trasformare il rimorso e il senso di colpa in speranza e in forza guaritrice. Ed è questo che la rende l’eroina di un mondo e di una battaglia tutta interiore, contro i mostri che si era portata dentro dallo scenario di morte che aveva vissuto e subìto.

Un’opera che abbina leggerezza e profondità, garbo e intelligenza, mostrando in 3D l’interiorità della protagonista nei delicati passaggi dal trauma alla guarigione.
Una storia che tiene incollati dalla prima all’ultima pagina, non solo per la curiosità di “vedere come va a finire”, ma perché riesce a suscitare empatia, commozione, naturale connessione emotiva tra l’umanità dei protagonisti in scena e il lettore.

Il disegno è disimpegnato, semplice e allo stesso tempo asciutto, efficace, perfetto per veicolare un racconto tanto semplice quanto profondo; la delicatezza del bianco e nero è l’ideale per raccontare in trasparenza la protagonista, mostrandone la psiche semplice e profonda, al contempo robusta e fragile.

Gli alieni sembrano usciti dalle pagine di Tintin e, a un certo punto, appare un personaggio chiamato Hergé, chiaro e scanzonato omaggio al fumettista belga.

Alcuni personaggi sembrano avere forti legami o somiglianze con altre storie di Moore (Libby sembra essere la zia di Francine di Strangers in Paradise e il cattivo Walden sembra far parte di HeNRI da Echo), per cui non è da escludere lo sviluppo futuro di un universo condiviso.

Una lettura assolutamente consigliabile a tutti, che diverte e fa riflettere, che fa sorridere ed emoziona, commuove e aiuta a capire cosa possa essere una realtà come la guerra che, per fortuna, vediamo da lontano e tramite media i quali, anche quando ne mostrano gli orrori, difficilmente riescono a farcela vivere con gli occhi e sopratutto l’anima di chi ne è coinvolto in prima persona.

 


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