#BAOPublishing / Iperurania di Francesco Guarnaccia – Recensione

ATTENZIONE: POTREBBE CONTENERE SPOILER

Quello che spesso frega quando si va a vedere un film o ci si mette a leggere un fumetto è l’aspettativa. Sì, la prendo un po’ alla lontana, ma vado dritto al punto: su Iperurania di Francesco Guarnaccia si è creato molto hype.

Per varie ragioni: intanto perché si tratta di una storia di fantascienza pubblicata da una casa editrice che ha più volte detto di non voler pubblicare storie di fantascienza; in secondo luogo perché, pur avendo avuto, Guarnaccia, un buon inizio di carriera, è la prima volta che si cimenta in qualcosa di così impegnativo.

Impegnativo perché questa opera consta di quasi 200 pagine.

E per quello che raccontano, potevano essere di meno.

Inoltre, con un titolo del genere, conoscendo anche la capacità istrionica dell’autore e il suo amore per le narrazioni complesse, mi faceva pensare che questa volta si sarebbe cimentato con mostri della fantascienza come 2001 Odissea nello spazio piuttosto che il recente Interstellar.

Nulla di tutto questo.

Iperurania è una commedia ambientata in una stazione aerospaziale in orbita rispetto a un misterioso pianeta. Un classico viaggio dell’eroe, ben saldo nel suo canovaccio, senza infamia e senza lode, che non sfigurerebbe in un lungometraggio di animazione. L’eroe è un “underdog”, con un mezzo-inganno diventa famoso, non regge lo stress del successo a lungo rincorso e fa un macello. Infine si redime agli occhi del lettore.

Un compito ben fatto, una storia che piacerà sicuramente a molti, ma se state cercando una voce fuori dal coro o il coraggio di affrontare una storia in un modo non convenzionale, resterete delusi. Per l’appunto, dipende dalla vostra aspettativa.

Personalmente mal sopporto protagonisti smidollati e perennemente insicuri, come Bun Hobbes, infatti ho empatizzato molto con l’amico che a un certo punto lo riempie di ceffoni.

Questa tipologia di protagonista è uno stereotipo molto amato da questa nuova generazione di autori, perché fornisce una veloce personificazione delle nostre insicurezze, ma sotto la superficie non c’è altro.

E questo, a mio modesto avviso, tende ad abbassare l’età del possibile pubblico in grado di empatizzare con i personaggi e la storia. Anche perché il messaggio finale è “esci dalla tua cameretta e vedrai che il mondo la fuori non è così cattivo come pensi.”

C’è molta ingenuità narrativa anche nel finale alla “volemose bene”, dove il personaggio non paga per i suoi errori verso la società e, per ragioni non chiare, non diventa una cavia da laboratorio, anche se con le sue azioni finali rompe l’equilibrio e i tabù su cui è fondata la società in cui vive.

Poi, entrando nel merito della vicenda, ci sono parecchi momenti “wow”.

Quando leggiamo la “scena post-credits”, incentrata su due personaggi secondari che ti stringono il cuore per la tenerezza. Anche la seconda prova della competizione ha una bella idea di fondo, legata al mondo della fotografia.

Così come i robot-televisione domestici e l’esplicita necessità delle persone all’intrattenimento televisivo, paragonata alla necessità di mangiare, bere e dormire.

Quando capiamo la difficoltà del mestiere scelto dal nostro eroe. Certo, lo capiamo a pagina 80… ma tant’è.

Questi elementi, insieme a degli ottimi dialoghi, fanno capire che Francesco Guarnaccia è giovane, ma ha molto talento.

Lo storytelling è elastico, adattabile e funzionale. Il ritmo è valido e sballa solo durante la fase di crollo dell’eroe. Discutibile la scelta di far accadere fuori scena la sequenza che mette i nostri in pericolo, ma era necessario accelerare la vicenda. Spesso concetti e situazioni vengono ripetuti, come se si temesse per l’attenzione del lettore, ma Iperurania si legge in mezz’ora, improbabile la reale necessità di dialoghi riassuntivi.

Le soluzioni grafiche, così come quelle registiche sono solide, potenti, perfettamente coerenti con lo stile dell’autore, quindi troverete esattamente quello che cercate. Se invece non sapete di cosa sto parlando, resterete stupiti e sorpresi dal lavoro che Guarnaccia fa con le griglie. Al punto che potrebbe anche non piacervi.

Personalmente avrei apprezzato un po’ più di definizione nel caracter design, perché a causa delle tute spaziali e della cinetica della narrazione, spesso non si capisce chi è chi e chi fa cosa… ma anche questo aspetto è parte della cifra stilistica.

La colorazione è istintiva e credo, a volte persino casuale.

Onestamente non ho capito lo “schema colore” usato dall’autore… ma non è fondamentale alla comprensione dell’opera.

Leggendo Iperurania siamo sicuramente davanti a una diversificazione del “media fumetto” rispetto a sue interpretazioni classiche, ma anche qui mi ricollego all’aspettativa. Francesco Guarnaccia è un autore che ha sempre strapazzato il media fumetto sotto ogni suo aspetto, provando e sperimentando, come è giusto fare. Questo vale per tutti gli aspetti grafici della storia. Credo ci sia il suo zampino anche in alcune scelte di lettering.

Personalmente credo che al fumetto faccia bene essere così strapazzato ogni tanto. E ai lettori fa bene leggere storie che sforzino un po’ le loro menti e rompano qualche certezza.

Ma ricordiamoci che, va bene tutta la sperimentazione del mondo… se alla base del fumetto ci sono storie solide. Se no finiremo per fare 200 pagine di virtuosismo che lasciano poco o nulla a chi legge.

 

Autori
Colore o B/N: Colore
Data di pubblicazione: 26/04/2018
Formato e rilegatura: Cartonato 21 x 27
Genere: Tutte le cose che non ti sei meritato
Pagine: 192

 

 

 


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