#BladeRunner / Il monologo dell’androide

Redazione Geek Area

Blade Runner è un film di fantascienza del 1982, diretto da Ridley Scott, regista britannico padre di capolavori quali Alien e il Gladiatore.

Blade Runner è oggi considerato uno dei migliori film mai realizzati in assoluto. Questo, a mio parere, per una serie di fortunate coincidenze. C’è l’idea di fondo del genio Philip Dick, scenografie perfette che hanno cambiato la storia del cinema, fantastiche interpretazioni. E poi c’è una regia impeccabile, con una cura maniacale di ciascun fotogramma, che negli anni successivi Scott forse non è mai riuscito ad eguagliare.

Ci sarebbero tante cose da dire su Blade Runner. Quello su cui vorrei soffermarmi in questo articolo è una delle sequenze più note e apprezzate del film. Racconta il duello finale tra Harrison Ford/Deckard – e Rutger Hauer/Batty e il monologo finale di quest’ultimo prima di morire. Sì, è proprio il monologo di “Ho visto cose che voi umani…”

Riguardatevela un attimo, facendo attenzione ai dettagli, e poi ne parliamo.

 

 

Questa è, a mio giudizio, una scena perfetta. Forse una delle migliori in assoluto nella storia del cinema. Ci sono almeno tre ragioni.

La prima, forse la più ovvia, è Rutger Hauer. Non volle controfigure per il salto e modificò lo stesso testo del suo monologo. Era così ispirato che la troupe, spontaneamente, applaudì dopo l’interpretazione. E la sua fisicità era perfetta per quel ruolo: viso levigato da androide, occhi di ghiaccio persi nel vuoto, al di sopra del bene e del male.

La seconda ragione: gli ispirati riferimenti alla simbologia cristiana. Nella sequenza si vede che Hauer – Batty ha un chiodo conficcato nella mano (0.48s), un evidente riferimento alla crocifissione. La colomba che vola dopo la sua morte (2m.2s) simboleggia ancor più chiaramente l’ascensione al cielo dell’anima di Batty. Non si tratta, ovviamente, di riferimenti casuali. Nel film, il replicante si ribella al suo padre-Dio, Tyrrel, che lo ha creato a sua immagine e somiglianza ma con una vita breve. Però, prima di morire, Batty decide di salvare Deckard. Con questo gesto di redenzione, pur fallendo nel suo intento di prolungare la sua vita, Batty riesce a salvare la sua anima.

Il terzo motivo perché il monologo finale di Blade Runner è la scena perfetta: i significati del testo di Batty.

«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.»

Il senso della frase, entrata nell’immaginario collettivo, è abbastanza criptico, né è ben chiaro di chi sia la paternità di ciascuna delle sue parole.

Ma, a prescindere da un’interpretazione autentica, vi parlo di quello che a me ha comunicato. Il testo, innanzitutto, rappresenta quella che è la potenza della fantascienza: il potere di creare mondi fantastici, di vedere cose che nessun altro può immaginare. Philip Dick, scriveva:

“Ciò che lo scrittore di fantascienza cerca di catturare sulla carta è diverso da quello che interessa gli scrittori di altri generi. Non è questione di mondo scomparso dell’infanzia che continua a tormentarlo; egli è libero, e ben felice di scrivere di un’infinità di mondi.”

Ma non è solo questo. Il monologo di Batty è una sorta di invocazione che qualsiasi uomo, in punto di morte, potrebbe fare contro Dio o il destino. Che senso ha questo incredibile dono che è l’umanità, con i suoi ricordi, la sua capacità di immaginare ed emozionarsi se poi, alla fine, tutto scomparirà?

La grandezza di una singola esistenza si perderà nel tutto, come poche lacrime in un’infinità di gocce di pioggia.


Comments are closed.