#007 Bond 25: L’insensatezza delle lamentele sulla futura 007

bond
Fabrizio Mancini

Nel 2019 ancora a credere che il mondo sia bianco o nero. 

Non tutti quelli che si lamentano della scelta della prossima Bond sono per forza sessisti o razzisti. Così come tutti quelli che la sostengono o l’accettano non sono dei buonisti perbenisti. È già abbastanza snervante vedere certe generalizzazioni nella quotidianità politica, cerchiamo di evitarle almeno nel magico mondo dell’intrattenimento.

Provo il giochetto del “razzismo inverso”.

Ve lo immaginate un remake di Willy il principe di Bel -Air con i bianchi? Non avrebbe senso, perché dovrebbero invertire la situazione. Willy non potrebbe più essere un ragazzo del ghetto che va a vivere dai parenti ricchi e abituati a una vita più “bianca”. Se lasciato identico sarebbe un ragazzo bianco del ghetto (già suona ridicolo vero?), in una famiglia ricca di bianchi che si atteggia da bianchi (ma che strano).

Insomma una specie di Eminem non depresso che va a vivere nella casa degli Sheffield con Tata Francesca. Detta così sembra anche bello, ma è evidente che non può essere un remake di Willy.

Tutto al più dovrebbero fare un ragazzo bianco e ricco che viene mandato dai parenti bianchi un po’ squattrinati, ovvio che così sembra avere un po’ più senso, ma ci rendiamo tutti conto che nemmeno questo potrebbe essere Willy il principe di Bel Air. Tutto quello di cui Willy parla sarebbe completamente snaturato.

Eppure sono sicuro che anche senza ragionamento la gente si rivolterebbe. Non per una questione razziale, ma per affetto. Se un personaggio riesce a far empatizzare molte persone non vorremmo che cambiasse, è parte di noi, che sia o no una cosa sensata da fare.
Qualcuno infatti si è persino lamentato che a interpretare Nick Fury fosse Samuel L. Jackson. Bel coraggio, o forse stupidità, questo sinceramente non lo so, ma credo che ogni volta che Samuel L. Jackson interpreta qualcuno dovremmo tutti essere contenti.

La questione della prossima 007 è molto particolare.

La produzione si è chiaramente interrogata sulle conseguenze di scegliere un nuovo Bond, che a quanto pare non arriverà. Non per ora. Per me che sono un asfissiante fan della saga di Bond, mi mette un poco di tristezza sapere che per un po’ non potrò più vedere nuove storie di James Bond, ma tutto questo ha un senso.
La decisione di fare una nuova 007 e non una nuova Bond è doppiamente paracula, il franchise si rinnova mandando “in pensione” Bond e mantenendo l’ultimo “universo narrativo”, come fosse BondUniverse da esplorare con nuovi personaggi. Inoltre in questo modo nessun “tradizionalista” potrà accusare la produzione di aver snaturato il personaggio, poiché semplicemente sarà un personaggio nuovo. Questa scelta è decisamente la più sensata, se proprio dovevano farne una “radicale”. Il personaggio di James Bond rimarrà inalterato, per la pace di chi crede che cambiando attore si vada a modificare il passato cinematografico di quel personaggio. Pensate ai tre diversi Spider-Man in 17 anni, o a tutti i Batman dall’89 in poi.

Ricordo ancora quando Daniel Craig fu annunciato come nuovo Bond dopo Pierce Brosnan. Ricordo che nonostante i mezzi dell’epoca (in fondo 13 anni fa eravamo in un’epoca tecnologica diversa), si intuiva facilmente che l’umore generale era negativo nei confronti di un Bond biondo, nonostante fosse molto più simile all’ideale flaminghiano e non a quello cinematografico imposto con Connery.

Ora la tendenza è questa, la narrazione mantiene i suoi archetipi da millenni, ma continua a rinnovarsi come può secondo le dinamiche geopolitiche. 

L’incremento di protagonisti femminili in film d’azione è sempre più pratica comune, la più recente è sicuramente la fase 4 del MCU con gli standalone su Vedova Nera, Scarlet Witch e Jane Foster nei panni di Thor. D’altro canto sempre più storie che un tempo erano legate ad un pubblico prettamente maschile, stanno diventando più “pop”, aprendo al pubblico femminile.

Dopotutto è sempre questione di domanda-offerta, il cinema è un industria, come tutte le forme più popolari d’intrattenimento, non dimentichiamolo.

Il tutto poi si riduce all’unica domanda la cui risposta è determinante per scelte narrative di livello industriale: funziona?

Esempi:

Cambiamo Bond, scegliamo un attore di colore? Boh, funziona? No, Bond è un simbolo del vecchio continente, anche se in alcune realtà le comunità sono eterogenee e non c’è nulla di strano nel trovare un inglese puro di colore, nell’immaginario collettivo è troppo radicato e troppo fresco per tentare un cambio del genere. Non è razzismo, ma imprenditoria. 

Allora mettiamo una donna, funziona? No, insieme al simbolo del vecchio continente, Bond è anche una figura borderline sul come trattare una donna. La sua versione femminile potrebbe essere vista come una donna facile, scatenando da un lato le fantasie maschile come l’inizio di un porno, dall’altro le ire della corrente femminista.

Non cambiamo Bond, manteniamo però lo stesso universo narrativo e inseriamo un nuovo personaggio e lo eleviamo a protagonista di una nuova serialità, funziona?

Assolutamente sì. Nessun precedente a cui dover obbligatoriamente tener conto, persino un paragone con i film di Bond sarebbe poco sensato, anche se lo faranno ugualmente. In questo modo la produzione ha carta bianca.

Forse muore così la saga più longeva della storia del cinema? I tempi cambiano ed è ancora presto per dirlo, tutto dipenderà da quello che succederà dall’ultimo Bond. 

Questo ovviamente se le notizie trapelate sono vere.


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