#BrudasArt / Spazio Profondo Vol. 1 – La Recensione

Spazio profondo, futuro estremamente lontano. L’uomo è arrivato ad esplorare sistemi solari e angoli remoti dell’universo.
Nella zona 7 del Sistema Omega, la nave spaziale Hitanic, che già dal nome ricorda il Titanic, si è imbattuta in qualcosa di sinistro e terribile.
Ian Powell, ufficiale tecnico della nave di soccorso Annah, pare essere l’ultimo sopravvissuto dell’intera spedizione; si trova a bordo dell’Hitanic, solo e braccato da un metamorfo, un predatore alieno infallibile e spietato, e come se non bastasse deve fare i conti con avarie tecniche che riducono seriamente le sue possibilità di sopravvivenza.

Brudas Art, realtà editoriale indipendente, presenta Spazio Profondo di Ivan Passamani – ideatore e disegnatore – e Marco Torti, sceneggiatore.
Racconto claustrofobico, questo primo capitolo, raccontato quasi interamente in soggettiva, trasmette benissimo il senso di inquietudine, solitudine e di “no way out” del protagonista, le cui iniziali curiosamente coincidono con quelle di Passamani.
Mood alla cui resa contribuisce in maniera efficace la scelta di un bianco e nero che veste a pennello gli ottimi disegni, dona profondità agli spazi e scandisce visivamente i tempi e le atmosfere.
La sceneggiatura indulge forse un po’ troppo nelle didascalie, nelle spiegazioni, quando sarebbe bastato un po’ di coraggio in più per affidarsi totalmente alla narrazione visiva, al fumetto nudo e puro.
Le sequenze dell’inseguimento all’interno dell’Hitanic, per resa grafica e grazie all’ottimo montaggio, basterebbero a reggere da sole l’intero racconto, al punto da rendere superflue molte forme verbali, persino i pensieri stessi del protagonista che non sempre necessiterebbero di essere verbalizzati.

La valutazione del volume è sicuramente positiva. Una realtà da tenere d’occhio e una nota lieta nel panorama del fumetto indipendente italiano.
Il rimando ad Alien di Ridley Scott, ma anche a La Cosa di John Carpenter e quindi ai racconti di H. P. Lovecraft, citato esplicitamente, è inevitabile.
Spazio Profondo, proprio come i capolavori cui fa chiaramente riferimento, non vuole essere un semplice racconto di fantascienza ma tratta qualcosa di inerente l’animo umano. La paura e i mostri che nascono dalla nostra interiorità, ci braccano, ci inseguono e finiscono sempre per trovarci. E tanto più sembrano alieni e totalmente estranei al nostro essere, quanto più in realtà ci appartengono e fanno parte di noi. E dobbiamo farci i conti, da soli o, se siamo fortunati, con l’aiuto di qualcuno.

Il primo volume si conclude aprendo numerosi interrogativi e lasciando intendere che tutti troveranno una spiegazione nei capitoli successivi. Appuntamento da non perdere pertanto, per i mesi a venire, là, dove lo spazio è più profondo.


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