#DC / Dastardly & Muttley #1-2-3 – Recensione

Carlo Vitali Rosati

Da bambino mi piacevano da morire, su Cartoon Network, i cartoni con Dastardly e Muttley. Da adolescente ho divorato tutti i fumetti di Garth Ennis che sono riuscito a trovare. A trent’anni arriva la sintesi perfetta. Vediamo il risultato.
Nota: il fumetto non è stato pubblicato in Italia – PER ORA! – quindi chi aspetterà una futura traduzione potrebbe trovarsi di fronte a un’opera con qualche dettaglio leggermente diverso da quella che ho letto io.

La nota non è per fare l’hipster, ma perché in questo fumetto, Garth Ennis, sulla scia dei vecchi cartoni Hanna & Barbera, utilizza parecchi “nomi parlanti” e caricaturali – ad esempio il materiale radioattivo che alimenta un pericoloso reattore arrabattato si chiama “Unstabilium 239”. L’effetto è molto divertente, perfettamente funzionale alla comicità – e alla trama! – dello sceneggiatore nord irlandese, a metà strada tra humor nero e farsa cartoonesca.

E a proposito di cartoon. La premessa della storia è che, in seguito a una catastrofe nucleare, un misterioso drone comincia ad aggirarsi per il mondo… trasformando le cose in cartoni animati. Senza entrare troppo nel dettaglio (niente spoiler), la serie segue le vicende di due piloti di caccia dell’esercito americano: il Tenente Colonnello Atcherly e il Capitano Muller – se i nomi vi ricordano qualcosa, non è un caso.

Il primo numero comincia bene, delineando due protagonisti ben caratterizzati e agli antipodi.
Il modello sono i buddy movies come Arma Letale, con due compagni d’armi profondamente in opposizione che devono superare le proprie differenze e imparare a collaborare per vincere. Procedendo, la storia diventa sempre più surreale e quella che all’inizio sembra una trovata comica e ingenua assume un’aurea di inquietante pericolo, un po’ come nei romanzi bizzarro fiction di Carlton Mellick.
Dal secondo numero la storia prende propriamente il via, introducendo nuovi personaggi – tutti ispirati ai vecchi protagonisti di Dastardly e Muttley e le macchine volanti. La linea “politica”, come in tanti fumetti di Garth Ennis, ha dei toni satirici, e vedere uomini di potere boriosi e corrotti alle prese con un’apocalisse a cartoni animati è spassoso.

L’attenzione ai dettagli è notevole: nonostante i toni comici e le situazioni surreali, le ambientazioni e i personaggi che le popolano sono tratteggiati con una verosimiglianza che manca a tanti fumetti che vogliono essere “seri”. Le basi militari sembrano dei posti controllati invece delle solite piazze aperte pattugliate da soldati incapaci di sparare a un muro, dove qualunque personaggio buono o cattivo può entrare o uscire a suo piacimento, in base alle esigenze della trama. Lo staff del Presidente degli Stati Uniti si comporta in modo credibile anche quando è alle prese con un coyote che rincorre un pennuto dentro la Casa Bianca. Potrebbe sembrare un dettaglio secondario, ma in una storia che parla del conflitto tra realtà e fantasia è un’aggiunta che, oltre ad essere piacevole, dà profondità a tutta la vicenda.

Meritano una menzione particolare il disegnatore belga Mauricet e il colorista americano John Kalisz, gli artisti alle prese con la sfida di rappresentare – a fumetti – una situazione alla Chi ha incastrato Roger Rabbit, dove realtà e cartoni animati si mescolano. L’uso di colori pastellosi, e il lessico balordo e antiquato delle persone “cartoonizzate” completano il lavoro facendo distinguere in modo preciso gli elementi “mutati” da quelli reali.
Il risultato finale è un’opera alla Garth Ennis – struttura narrativa tradizionale, protagonisti militari, situazioni surreali e farsesche – smussata da buona parte dei lati estremi e ipervolgari che caratterizzano tante sue storie come Preacher o The Boys. Un fumetto di Garth Ennis che potrebbe leggere anche un bambino – più o meno. Ma che possono godersi tutti.


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