#DisneyPixar / Coco: la Pixar che ci mancava – Recensione

Matteo Gatta

Giocattoli con sentimenti, mostri con sentimenti, pesci con sentimenti, topi con sentimenti, automobili con sentimenti, robot con sentimenti, sentimenti con sentimenti. Ancora una volta Pixar ci sorprende. Questa volta ci porta i morti con sentimenti, grazie a Coco.
Ogni volta la Pixar lo fa ed ogni volta noi ci caschiamo.

La Pixar che noi abbiamo amato torna in grande stile mettendo da parte i soliti sequel che ormai ci sta, purtroppo, abituando a seguire, con un nuovo film originale, una nuova ambientazione, nuovi personaggi ma tematiche e meccanismi più classici che mai. Torna il senso di meraviglia della costruzione di mondi assurdi come la società dei mostri in Monsters & Co. o come l’organizzazione dei giocattoli nella fortunata trilogia di Toy Story. Questa volta Lee Unkrich (Toy Story 2 e 3, Monsters & Co., Alla Ricerca di Nemo) e Adrian Molina (Ratatouille, Toy Story 3, Il Viaggio di Arlo) costruiscono il mondo dei morti messicano, con quella perizia che solo Pixar è stata in grado di dimostrare. Un aldilà coloratissimo e gioioso, musicalmente esaltante con un charachter design per gli scheletri e gli animali-guida che farà invidia al miglior Tim Burton.

Quando sono uscito dalla sala ho subito capito che sarebbe stato difficile parlare di questo film. Come si fa a raccontare – e trasmettere – le emozioni che questa pellicola può suscitare? Coco è un film che ti emoziona, ti tocca nel profondo, ti sconvolge, ti sorprende e ti fa ritrovare in viso lacrime che non ti eri reso conto fossero scese.

 

Coco riesce a toccare due importantissimi temi come la famiglia e la morte in modo unico. In un unica direzione: avanti. Non puoi voltarti, non puoi tornare indietro e sistemare il passato. Quello che hai fatto in vita rimane così com’è. Un ricordo da lasciare a chi ti ha voluto bene – la tua famiglia – e puoi solo sperare che questo rimanga forte e indelebile e che non cada nell’oblio. Altrimenti anche tu scompari.

La vicenda è quella di un bambino con una forte passione. E’ una storia di ribellione e ricongiungimento verso la propria famiglia. E’ un viaggio che ti permette di analizzare le tue passioni fino in fondo, di conoscere storie altrettanto belle ma in modo diverso, di metterti a confronto con te stesso e di riscoprire legami importanti.

 

Il film è una gioia per gli occhi, un incanto di animazione, coloratissimo e musicalmente fine. Vi sono trovate ed espedienti efficaci come il racconto iniziale dei primi componenti della famiglia di Miguel, il protagonista della storia. Un racconto ben ritmato e scandito dallo scorrere di vignette animate: un tocco dal gusto fumettoso che si fa apprezzare.

Il finale è un crescendo di rivelazioni ed emozioni, fino alla prevedibile ma attesissima canzone risolutrice di tutto. Che è soprattutto un invito. Un invito ad uscire dalla sala e ricordarsi quelle ore appena passate. Un invito a ricordare quella storia e quelle emozioni. Un invito a ricordare le proprie radici e la propria famiglia. Quindi, se la prima cosa che penserete quando sarete fuori dal cinema saranno i vostri genitori, i vostri zii o nonni o chiunque abbia avuto la fortuna di crescervi, non esitate. Prendete il telefono e chiamateli.

 


Comments are closed.