#EditorialeCosmo / Caput Mundi 1

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Pochi mesi fa abbiamo ricevuto un annuncio che ci colpì come un fulmine a ciel sereno: la Cosmo avrebbe creato un universo narrativo legato alle vicende e all’Italia di Pietro Battaglia.

Per chi non lo sapesse il cambio di passo della Cosmo, finora poco avvezza a pubblicare opere italiane originali, coincide con l’arrivo in redazione di Giulio Gualtieri. Gualtieri (Battaglia Poket) orchestra insieme a Roberto Recchioni un’operazione editoriale “all’americana” nelle intenzioni ma contenutisticamente legata al nostro paese. Un’operazione editoriale che promette di arricchire l’offerta fumettistica della Cosmo con storie inedite e dissacranti, a cavallo tra il poliziettesco e l’horror. Storie dai toni caustici come quelle a cui ci ha abituato il buon Battaglia, storie come “Città di Lupi“, di Michele Monteleone/Dario Sicchio (sceneggiatura) e Pietrantonio Bruno (disegni), che posa la prima pietra dell’universo narrativo Cosmo o, come preferisco chiamarlo, il “Battagliaverso“.

Città di Lupi è la storia di tre giovani criminali che vengono catapultati in vicende oltre la loro portata. Niente di eccezionale per l’Italia di tutti giorni, ma questa non è la solita Italia, questa è l’Italia di Pietro Battaglia e come sappiamo, quando giri tra le ombre nel mondo di Battaglia finisci sempre per trovare i mostri.

Il fumetto colpisce prima di tutto per la veste grafica.  Pietrantonio Bruno ci regala una narrazione dinamica, fatta d’inquadrature che strizzano l’occhio al cinema poliziottesco, gioca magistralmente con luci e ombre senza perdersi in manierismi e trasmette le intenzioni dei personaggi con un’espressività facciale carica d’emozioni. Altra nota positiva sono i dialoghi, sempre verosimili (quasi neo realisti) rapidi e incisivi, che riescono a strappare più di una risata al lettore. Il fumetto offre anche delle interessanti parentesi melodrammatiche che non influenzano negativamente la verosimiglianza soprattutto quando sfociano nel grottesco.

La storia, nonostante la trama solida ricca di eventi incalzanti, ha un grande problema: la caratterizzazione dei personaggi.

Gli attori in gioco sono molti e tutti ben definiti, come già detto Montelone e Sicchio con i lori dialoghi inquadrano i personaggi in poche battute, ma quello che manca è la tridimensionalità. Essendo questo un numero uno è necessario che i personaggi mostrino delle “pulsioni” che li spingeranno avanti nel corso della serie. Invece (come troppo spesso accade in Italia) i protagonisti si muovono nella scena per inerzia. Sono vittime degli eventi pilotati dalla solo dalla caratterizzazione base e non affrontano mai situazioni che vadano a toccare la struttura interna dei personaggi. In soldoni, i personaggi mancano di tridimensionalità (il discorso a cui facevo riferimento nell’articolo sulla fine di Rat-Man), un aspetto narratologicamente fondamentale che va definito sin dal primo numero, altrimenti si corre il rischio che i lettori si disinteressino della sorte dei personaggi.

Il discorso sui personaggi non va preso sottogamba, soprattutto quando usi comprimari come Battaglia. Perché arrivati a metà lettura ce ne freghiamo totalmente dei tre rapinatori e non aspettiamo altro che arrivi Pietro a deliziarci con le sue nefandezze.

Caput Mundi 1 è un buon fumetto con dei difetti, se gli autori riescono ad aggiustare il tiro sui personaggi e alzano un po’ i contenuti, i mostri del “Battagliaverso” avranno davanti a loro una strada baciata dal sole, anzi, baciata dalle loro care ombre.


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