#saldaPress / Extremity di Daniel Warren Johnson

Fabrizio Mancini

Se cercate opinioni di Extremity, si trova sempre questa “è un mix tra Mad Max e Miyazaki”. Un affermazione che scatena la curiosità di quasi chiunque, visto che potrebbe essere paragonata ad un atto di blasfemia. Invece è decisamente vero. Se proprio vogliamo dare un’idea di quello che ci aspetta in Extremity di Daniel Warren Johnson, questa è un ottima definizione. E basterebbe dirvi questo per convincervi a leggere questa piccola perla, ma mi è piaciuto così tanto che devo e voglio parlarvene un altro po’.Partiamo dal perché viene definito in questo modo. Intanto siamo in un mondo post-apocalittico, fatto di clan e ferraglia come il mondo creato da George Miller. Eppure le distese non sono di solo deserto, ci sono castelli su rocce volanti, ma sopratutto c’è un’atmosfera da fiaba moderna tipica del maestro giapponese, che unita al scenario diventa mostruosamente cinica. Ma questo non basta farne un gran prodotto, c’è ben altro.

Johnson crea intanto un mondo solido, fatto di tanti riferimenti a cui un lettore può aggrapparsi fin da subito, facendo aleggiare svariati elementi misteriosi che catalizzano l’interesse. Poi costruisce una storia compatta. Parte da un cliché visto e rivisto, la vendetta per la morte di un famigliare. Lo sviluppo è però tutt’altro che banale, fatto con un trio fratello-sorella-padre in un’intreccio corposo, con ben tre modi di affrontare un lutto e una vendetta, ognuno ben ragionato e realistico.

Il fumetto è un’inebriante mix di originali e fomentosi combattimenti e toccanti momenti di raccoglimento. Johnson piazza una vera chicca, senza difetti in nessun campo, una narrazione semplice ed efficace evitando sbavature e banalizzazioni, testi mai prolissi eppure completi e una regia accattivante in ogni vignetta. Colori di Mike Spicer fanno spiccare i disegni di Johnson che a sua volta sembra modellare mondo e personaggi con l’argilla.

Il perfetto esempio di quando la visione di un autore unico con un’idea ben chiara fa la differenza.
L’unico difetto trovato è che finisce e non c’è subito un volume due da divorare.


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