#FeltrinelliComics / Il Timido Anticristo di Antonucci & Fabbri e Boscarol

Fabrizio Mancini

“Non si può concepire un’intelligenza superiore che pecchi di autoironia, secondo me Dio bestemmia.”
Non ricordo a chi apparitene questa frase, ma mi è rimasta impressa per anni, alimentando il mio  “credo ateo”. Non perché fosse direttamente legata al concetto di ateismo, ma era la libertà di una parola sdoganata dalla sua principale vittima. Tenete a mente questo concetto.

Il Timido Anticristo è il perfetto esempio reale e concreto di questo pensiero (sì, perché bisogna ricordare che Dio non esiste).

Daniele Fabbri racconta se stesso con l’aiuto del compare Stefano Antonucci, che si unisce a lui nella non facile stesura a fumetti del suo penultimo monologo di Stand Up Comedy, per un adattamento inusuale con l’aiuto di un ottimo Maurizio Boscarol ai disegni

Il Timido Anticristo è il racconto personalissimo e intimo di una persona sfuggita da un sistema che difficilmente lascia andare, tiene la porta aperta, ma facendovi credere che oltre essa c’è tutto ciò che di sbagliato esiste.
Chi ha già letto il libro, o ha visto lo spettacolo, lo sa. La ferocia e il risentimento si trasmettono saldi alla battuta. Qui non si tratta di una persona qualunque che fa una battuta sulla Chiesa, ma di una vittima che prende per il culo il suo carnefice. Paradossalmente è come se un ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio avesse fatto battute sui nazisti, anche se nei fatti reali troviamo corrispondenza in Primo Levi. 

Il monologo di per sé rappresentava la maturazione di Daniele Fabbri che raccontava di persona se stesso, un modo incredibile di fare una sorta di “auto-analisi”. Se il medium è il messaggio, cambiando mezzo, il messaggio cambia, ma non di molto. Il Daniele del fumetto potrebbe essere una persona qualunque, è più facile con i disegni capire che quelle cose possono essere successe a chiunque. E si passa da l’auto-analisi, a l’analisi di gruppo.

Disegni che sono merito di Boscarol. Il suo lavoro è talmente azzeccato che non fa rimpiangere il passaggio alla scrittura di Antonucci, che si lascia un posticino giusto per una copertina che da sola fa già presagire e gustare tutto. Maurizio dal canto suo, rende il disegno più buffo, con linee più morbide rispetto a quelle di Stefano. Un buffo che come e insieme alle battute scritte, snatura e prende in giro ogni cosa. Aiuta a mettere a nudo e a far capire una situazione reale, che non ha colpito solo Daniele, ma milioni di persone in Italia. 

Non tutti però riescono a fuggire da quella porta troppo difficile da attraversare e restano dentro. Non vivono, ma sopravvivono, come dice Il Timido Anticristo, alla maniera cristiana, di nascosto sentendosi in colpa. Difficile dirlo, ma se non siete una persona ancora dentro questa prigione e nemmeno uno che ne è fuggito, è probabile che conosciate o abbiate conosciuto qualcuna di queste persone. Pensateci e fategli un regalo, questo libro, per farlo ridere? Sì, anche. Più che altro per farlo sentire meno solo.

Uno dei punti focali è come uno spettacolo satirico di Stand up Comedy, qualcosa di “off”, passi ad essere un fumetto di una major appena lanciata nel mercato dei comics italiani. Facciamo presente che nel catalogo di produzioni Feltrinelli ci sono meno di 10 libri satirici e l’ultimo risale al 2010. Probabilmente un segnale importante, o perlomeno speriamo lo sia. Riuscire a portare un testo del genere con un editore del genere è sintomo importante della necessità della satira. Satira che non è solo divertimento, è la ragione dei popoli e come tale è un’arma potente, che aiuta a liberarsi da tutto quello che opprime un individuo e la società.

Questo si collega ad una nota degli autori alla fine del libro, nota di estrema importanza. Si parla della scelta di oscurare alcuni punti invece di modificarli. Punti ritenuti “rischiosi” per motivi editoriali e legali, punti strettamente legati alla blasfemia, che se da noi è vista come un nemico, in altri paesi significa troppo semplicemente morte.
Ancora una volta mi viene in aiuto Lenny Bruce: è la repressione della parola che le da forza, violenza, malvagità.
Quindi porco dio.


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