#RWLion / The Flintstones – Benvenuti a Bedrock! di Russell e Pugh

Flintstones copertina
Fabrizio Nocerino

Reinventare, diciamocela tutta, é diventato un compito piuttosto facile.

Anche i concept piú bizzarri e sciocchi, in senso buono, hanno una presa forte sui nostalgici, che cercheranno in tutti i modi di aggrapparsi con le unghie e con i denti ad elementi del loro passato che provocano in loro calore, affetto, magari dimenticandosi che il prodotto finale, in fin dei conti, non era un granché.


Flintstones cover
All’annuncio della nuova linea editoriale DC Comics & Hanna-Barbera, l’aria di rinnovamento e di pura voglia di sperimentare si sentiva fresca e dolce come la primavera.
In tutto il mare di annunci, dalla versione Mad Max-esca delle Wacky Races all’horror survival in Scooby Apocalypse, spuntava fuori The Flintstones di Mark Russell e Steve Pugh.

Semplice, diretto, conciso: solo e soltanto I Flintstones.
La reinvenzione, come dicevo prima, sta nel ridare ai Flinstones il loro compito sociale, se cosí vogliamo intendere.
Fred e Wilma e la loro bambina, qui adolescente, Ciottolina.
I loro vicini di casa, Barney e Betty Rubble, il loro forzuto figlio teenager Bam-Bam.
Nessun twist particolare, nessuna distorsione dell’idea iniziale.

The Flintstones ha soltanto rimodernato un’idea forte giá da sé, che all’epoca valse il primato allo show animato come primo del suo genere ad essere portato in prime time sulle TV Statunitensi.
Questo proprio perché, guardando i Flintstones, l’America guardava un po’ anche se stessa.

Il primo volume della serie pubblicato da Lion Comics, Benvenuti a Bedrock!, contiene le prime sei storie di Russell e Pugh, che sin dalle prime battute d’apertura ci lasciano intendere il contenuto altamente umoristico dell’opera.
Proprio come nella serie animata, giochi di parole abbondano e decorano le caverne rocciose di Bedrock, dal gay bar Homo Erectus allo Stabricks Coffee; Bedrock pullula di eccentrici personaggi che faranno da felice contorno al nucleo principale della trama.

Giá, la trama.
Si puó davvero definire tale? Perché, come Jerry Seinfeld insegna, non c’é bisogno di una trama per costruire uno show.
The Flintstones salta, di episodio in episodio, a toccare diverse tematiche evidentemente molto a cuore a Mark Russell, mantenendo qualche filo conduttore tramite il quale ricollegarsi di volta in volta e mandare avanti i personaggi, vero motore di questi primi sei numeri.

Liberi dalla ricerca del plot, i protagonisti di The Flintstones reagiscono ad un mondo in costante cambiamento.
É questo il leit-motiv di Russell e Pugh.

Flintstones 2
Nel primo capitolo del volume, tocca a Fred e Barney a fare da cicerone a tre Neanderthaliani appena arrivati in cittá e subito adocchiati dal sig. Slate, uno dei personaggi piú divertenti dell’intera storia e avido, meschino ed egocentrico proprietario della Cava di Slate.
Slate vuole la forza-lavoro di questi bruti al suo servizio, non solo per comoditá di personale, ma soprattutto perché non hanno alcuna minima concezione di denaro e proprietá privata…dunque, facili da imbrogliare.

Ne derivano avvenimenti buffi, citazioni, completa libertá artistica a Steve Pugh, che disegna omaccioni muscolosi e donne fisicamente avvenenti per poi ricoprirli di tanga d’armadillo o eleganti pellicce d’alta moda.
Flintstones 2
Tra situazioni comiche davvero azzeccate, con scelte di tempo perfette, é giá da questo primo volume che cominciamo ad intravedere una malinconia sul fondo di The Flintstones; non é prepotente, non é demoralizzante.
Semplicemente, non tutto ció che vediamo é come i gay old times di cui si cantava nella sigla della serie animata.

Mark Russell non teme il confronto con elementi disturbanti, emotivamente toccanti: la perdita d’identitá, la tribalizzazione, i traumi di guerra, la solitudine e la depressione.

Il punto forte, davvero forte, di The Flintstones é saper mescolare sapientemente il lato umano, empatico di questi personaggi con il lato piú buffo, inconsueto, esagerato e divertente dell’idea iniziale.

É come se, durante lo show in TV, si fosse aperta una sequenza flashback a rivelarci che la Confraternita dei Bufali d’Acqua era davvero un club di veterani di guerra, che dietro l’arrivo dell’alieno Gazoo c’era un tentativo di dominio planetario, che tra Barney e Betty non é sempre stata una storia semplice e che i silenzi, le parole non dette e solo intese, abbiano pesato piú di quanto si pensi.

Russell non vuole distruggere bensí arricchire e lo fa a volte smontando i protagonisti, altre volte aggiungendo decorazioni, tocchi di classe, rifiniture impercettibili ma che arricchiscono quelli che sono diventati, praticamente, degli stereotipi della situation comedy mondiale, sostenuto da un reparto artistico, come giá detto, praticamente perfetto.
Flintstones Barney
Steve Pugh si é evoluto ancora, nonostante gli anni d’esperienza, nella levigazione di un tratto morbidissimo e definito; sfrutta dinosauri, mammuth, piccoli roditori, piovre ma anche TV, divani, poltrone, lampadari per ricreare fedelmente l’umorismo grafico dello show originale su carta, concedendosi a volte qualche battuta matura che i bambini non comprenderebbero oppure qualche semplice divertissément personale, abbruttendo denti, unghie, zanne, pellicce.
Ai colori, Chris Chuckry ci tiene nel rendere tutto variegato e coloratissimo, anche qui seguendo la scia di Hanna & Barbera, facendo di Bedrock una vera e propria cittá preistorica che si riconosce nelle sue zone ad un primo sguardo.

The Flintstones – Benvenuti a Bedrock! presenta solo il primo accenno ad una storia piú grande, che ha giá parlato di politica, di morte, di matrimonio etero & omosessuale.
Non mancano gli argomenti sul quale farsi una risata o riflettere approfonditamente, sicuramente non manca la voglia, a Mark Russell, di continuare a raccontare in maniera sagace e cinica di uno specchio riflesso della nostra societá, che ci trasforma tutti in cavernicoli con i nostri semplici, umani ragionamenti.

Vedremo come si concluderá tutta questa nostalgia rimodernata nel secondo volume.


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